Che tempo fa? Siti di meteorologia testati per voi!
23 Agosto 2010
Siccome ci teniamo a darvi sempre il servizio migliore possibile, abbiamo testato alcuni siti di meteorologia. Nel senso che li abbiamo visitati, studiati, e ve li descriviamo in modo che possiate decidere quale utilizzare per decidere dove puntare la macchina per il weekend, o anche solo cosa organizzare in quel lungo pomeriggio di pioggia in arrivo.
Accuweather
Il sito meteo di default per gli utenti Mac è un servizio statunitense dall’affidabilità relativa, un po’ macchinoso da navigare se uno è un po’ pivello. Per accedere alle previsioni in Italia bisogna cliccare su “World”, scritto in alto nella pagina, e poi cercare la località su cui si desiderano informazioni. Bonus: il sito indica anche la temperatura percepita.
Meteo.it
Articolato e facile da navigare, fornisce informazioni precise per ogni località della penisola e dell’Europa; registrandosi è possibile personalizzare la homepage in modo da avere immediatamente sott’occhio le previsioni per la propria città. Fra i dati disponibili, utilissimo l’indice UV per gli amanti della tintarella, che così sapranno difendersi adeguatamente. Occhio: un indice UV 7 non significa “Mettiti il filtro solare SPF 7″, significa che la penetrazione dei raggi UV è alta. Quindi bisogna usare protezioni alte.
IlMeteo.it
Previsioni su tutta la penisola visibili già in homepage; il sito dispone di webcam sparpagliate un po’ ovunque, che consentono una visibilità immediata sulla località di destinazione. C’è anche un archivio delle condizioni meteorologiche passate, grande passatempo per i pignoli che vogliono confrontare le previsioni con le precipitazioni effettive.
Eurometeo
Per chi va all’estero, subito una visione dell’Europa via satellite, da cui si possono vedere arrivare le perturbazioni. La homepage è densa di informazioni, bisogna spulciarla un pochino per vedere che cosa serve, ma una volta fatto l’occhio è molto utile.
MeteoGiornale
Un vero e proprio telegiornale del meteo, in cui le condizioni del tempo vengono strillate in apertura di pagina. Perfetto per chi ama discutere di meteorologia in termini apocalittici, improvvisandosi un po’ ambientalista e tirando in ballo lo scioglimento dei ghiacciai, la natura impazzita e il riscaldamento globale.
E voi, che siti usate per verificare le previsioni del tempo?
Six items or less: possiamo vivere con meno vestiti?
12 Agosto 2010
Quanti vestiti vi servono? Quanti vestiti pensate che vi servano? I nostri armadi traboccano di abiti, spesso a basso prezzo e di bassissima qualità, comprati per avere varietà o solo per capriccio, che poi non ci decidiamo a buttare e restano lì a intasare casa, ma da quando comprare cose è diventata una forma rapida di gratificazione (più o meno da quando è stata inventata la produzione industriale di massa), non possiamo farne a meno. Ci siamo mai domandate davvero il perché?
Possiamo vivere un mese con solo sei capi di abbigliamento? È quello che si domandano gli inventori di Six items or less, un esperimento collaborativo a cui chiunque può partecipare. Si scelgono sei capi d’abbigliamento (intimo e accessori esclusi) e si prova a indossare solo quelli per un mese. Si può fare? Che cosa succede? In quanti modi diversi la creatività viene stimolata? Provare per credere.
Foto di gemb
White Whine: problemi da primo mondo
29 Luglio 2010
Il Problema da Primo Mondo è un genere molto diffuso. Chiunque sia nato a nord dell’equatore, in particolare nei paesi anglofoni, ne è stato affetto in qualche modo; ma il Problema da Primo mondo tocca tutti, anglofoni e non. L’importante è vivere in un paese industrializzato, avere un tetto sulla testa come minimo garantito, cibo a sufficienza e quel tanto di superfluo che basta a scatenare la sensazione di avere bisogni imprescindibili e diritti inalienabili. Chi è affetto da Sindrome del Primo Mondo si lamenterà per le cose più inani: molto gettonati sono i piccoli disservizi negli alberghi, ma anche trascurabili lentezze burocratiche, il non trovare la propria taglia di un vestito molto desiderato, un ritardo nella consegna di un gadget costoso, un cappuccino troppo arioso e via dicendo.
Lamentele che nel loro contesto sembrano avere perfino senso, ma se isolate si rivelano per quello che sono, ovvero frigne inutili di gente che non ha mai avuto un problema vero: a questo è dedicato White Whine (il gioco di parole è fra white wine, “vino bianco” e white whine, “lagna da bianchi”), che pubblica ogni giorno una nuova lamentela da ricchi. Ridiamoci su, perché prima o poi tocca a tutti.
Foto di The Gifted Photographer
Shopping online: la grande droga dei pigri
23 Luglio 2010
Un pigro munito di carta di credito è un disastro economico in fieri. Non è sempre stato così: quando ancora per fare acquisti bisognava uscire di casa (o quantomeno sfogliare i cataloghi di vendita per corrispondenza, fare l’ordine, pagare in contrassegno), lo shopping compulsivo era limitato a pochi maniaci. Ora chiunque può farsi recapitare a casa qualunque cosa con pochi clic, e non pochi siti conservano i dati della carta di credito per facilitare le operazioni di acquisto.
È la fine.
Gli shopper pigri si dividono in tre grandi categorie. I prudenti sono quelli che acquistano solo libri, CD e film: tutta roba che non c’è rischio che sia della taglia o del colore sbagliato, e necessiti quindi di complicate operazioni di restituzione merce. Comprano quantitativi ragionevoli, anche se con buona frequenza, approfittando dei prezzi mediamente più bassi dell’e-commerce. Di contro, finiscono spesso per acquistare roba che poi non hanno il tempo di leggere/ascoltare/vedere. Non comprano mai niente di fragile, e niente che non abbiano visto e toccato con mano almeno una volta, come apparecchiature elettroniche e computer.
Gli indecisi mettono nel carrello una grande quantità di roba di ogni genere, dicendo “Poi ci penso”. Abiti, borse, scarpe, ma anche mobili, attrezzi, cibo: tutto quello che li stuzzica viene raccolto, per poi essere eliminato prima del pagamento. Il processo di scelta è spesso un’agonia lunghissima, in cui vengono coinvolte anche terze parti, e può richiedere ore. A conclusione, non è raro che l’indeciso lasci tutto lì senza comprare niente.
Infine, ci sono gli impulsivi, quelli che comprano-comprano-comprano, non sempre in proporzione alle loro disponibilità economiche, confidando nel diritto di recesso: se non entra, se è grande, se è del colore sbagliato o se sembrava meglio sul manichino si può sempre restituire, e infatti così fanno. Non resistono mai a un saldo, anche se il risparmio percepito è comunque uno sconto minimo su un prezzo già ampiamente gonfiato. Hanno comunque la carta di credito sempre carica e sempre fumante, e un rapporto di odio-amore con il postino, ormai rassegnato a consegnar loro plichi a cadenza pressoché quotidiana.
Foto di garethjmsaunders
Bambini e animali: un’overdose di tenerezza
20 Luglio 2010
Bimbi e animali sono l’arma di fine di mondo di Internet. Nei pomeriggi d’estate in cui tutto il paese vuole lavorare meno, i telefoni suonano a vuoto e la calura rende difficile portare a termine anche i compiti più semplici, un video di bimbi traballanti sulle gambine cicciotte che giocano con cuccioli o altri animali è l’antidoto alla pesantezza e alla noia. Ne abbiamo scelti quattro che ci parevano particolarmente divertenti.
La bambina e i maiali gentili
Normalmente i maiali sono bestie piuttosto brutali, ma questi due sono placidi come vecchi cani: e la bimba del filmato si diverte un mondo a dar loro carote.
Un gatto a prova di bambino
Questo gatto è molto pigro o molto tollerante, ma in ogni caso si lascia stuzzicare senza grosse reazioni.
Lula e Leonard, migliori amici per sempre
Lula è una femmina umana molto piccola, Leonard una tartaruga di terra: insieme sono bellissimi. Anche grazie all’abilità di montaggio dei genitori di Lula, va detto.
Cane: il migliore amico del bambino
Un sacco di coccole fra Edvin e Gibson (non so chi sia l’umano e chi sia il canino).
Nostalgia vuvuzela
8 Luglio 2010
All’inizio ci erano insopportabili, con il loro ronzio costante tipo alveare. Ma piano piano ci siamo abituati, tanto che il vero suono di questo Mondiale di Calcio sono proprio loro. Le vuvuzela, tradizionali strumenti del tifo sudafricano dal nome onomatopeico. I giocatori le odiano ancora, ma gli spettatori da casa ci si sono talmente affezionati da non concepire più le partite del Mondiale senza di loro. Sono il suono della festa, di un pubblico che per la prima volta partecipa alla celebrazione intercontinentale dello sport più democratico di tutti, quello che basta avere una palla (anche scarsa, tipo lo Jabulani) e due sassi o due magliette per segnare le porte.
La vuvuzela vuol dire estate, vacanza, allegria, sport, goal, tempi supplementari, fuorigioco che non c’erano, calci piazzati, tutte queste cose che associamo al Mondiale e alla lentezza che lo accompagna. Durante le partite tutto si ferma. Quando cesseranno le vuvuzela, cesseranno anche le partite e un pochino della nostra estate finirà. Lo capiscono anche quelli di YouTube, che nel player hanno inserito un minuscolo pulsante a forma di pallone: premendolo, si genera il suono della vuvuzela. Sotto qualunque cosa, mica solo le partite.
Non è strano che qualcuno abbia avuto l’idea di creare un sistema per portare quel suono celestiale fuori dalle telecronache: Vuvuzela Time permette di navigare in rete tenendo le vuvuzela di sottofondo. Per sentirci un po’ tutti Messi sul campo.
Foto di Axel Bührmann
Dada e InPausa: non sono solo canzonette
30 Giugno 2010
InPausa e Dada continuano a regalarvi canzoni da ascoltare in qualsiasi momento della giornata. Perché a volte si ha bisogno proprio di quella canzone lì, per svoltare la giornata.
Grazie a Dada, procurarsela è molto semplice: è sufficiente registrarsi su InPausa per ottenere il codice promozionale che dà accesso all’universo musicale di Dada.it. Il codice permette di scaricare gratuitamente 7 canzoni dal database di Dada, tutta musica legale al 100%, senza DRM e in formato mp3. Una promozione che continua, perché dopo le canzoni d’amore vengono tutte le altre canzoni della nostra vita. Incluse quelle di disamore, hai visto mai.
Magic moments (e relativa colonna sonora)
29 Giugno 2010
Ci sono momenti nella vita in cui le parole non sono sufficienti. Momenti in cui serve un commento sonoro all’altezza: gaffe, cadute, silenzi imbarazzanti che solo nei film comici trovano la loro collocazione. Per chi almeno una volta nella sua esistenza ha desiderato poter produrre il suono giusto al momento giusto, ne abbiamo una selezione tutta per voi dal mirabolante Instants! Collection.
Trionfo
Avete appena vinto una gara partendo dall’ultima posizione? Sconfitto la suocera in un dibattito? Baciato la donna dei vostri sogni? Questo è il suono che fa per voi.
Delusione
Ecco qua. Non servono altre parole.
Sbagliato
Perché a volte le risposte giuste sono altre.
Me lo mangio tutto
Bambini carinissimi, animalini ancora di più, squisitezze assortite: un suono per tutti.
E per quei momenti drammatici…
Suspense! Cosa succederà? Lo scopriremo nella prossima puntata!
E quanto ci mancava Benny Hill?
Non tanto, ma la musichetta basta ancora a farci ridere.
Foto di evoo73
Uno scrittore al mese: Francesco Gungui
16 Giugno 2010
OK, questa è la tua occasione: dimmi qualcosa che ti inserisca di diritto nel Pantheon degli scrittori seri. Un tratto distintivo da intellettuale: fumi la pipa? Ascolti solo Santana mentre scrivi? Butti giù le idee quando sei nella vasca da bagno? Ce li avrai anche tu, dei tic da artista.
Quando devo rileggere la prima stesura del romanzo prendo sempre un treno particolare a un’ora particolare e lo rileggo in viaggio.
Scrivere romanzi: fatica mostruosa o divertimento assurdo?
È come scalare una montagna (sempre che ti piaccia camminare). A metà ti dici “Ma chi me l’ha fatto fare?!” Poi arrivi in cima e sei contento come un bambino.
Hai mai scritto o vorresti scrivere in una prima persona del sesso opposto al tuo? Com’è stato?
Mi piaci così l’ho scritto proprio dal punto di vista di una ragazza di sedici anni. Per sei mesi ho pensato che i ragazzi fossero degli idioti. Poi sono tornato in me (ma non del tutto).
Qual è stata la prima cosa che hai scritto per te stesso (quindi non valgono i temi delle elementari o le letterine a Babbo Natale)?
A nove anni ho provato a scrivere il mio primo romanzo: la storia di un ragazzo orfano che gira il mondo con il suo cane. Le insegnanti hanno convocato i miei genitori.
E la prima cosa che hai scritto per farti leggere?
Un libro di cucina: Io ho fame adesso! – Come sopravvivere a un frigorifero deserto.
Quanta gente ti scrive o ti contatta per farti leggere i suoi romanzi “Di sicuro impatto e grandi possibilità di vendita e ci si può sicuramente ricavare un film, anzi io a dirigerlo ci vedrei bene James Cameron”? (Perché questa è la vera piaga di chi oltre allo scrittore fa l’editor…)
Mi scrivono in tanti. Io faccio sempre la stessa domanda “Hai già raccontato la tua idea ad amici sinceri?” Primo requisito per scrivere un buon romanzo è avere amici sinceri che se hai scritto una boiata te lo dicono.
Confessa, quanti manoscritti non vengono mai letti perché l’autore ti sembra un pazzo fino dalla lettera di presentazione?
Confesso che prima o poi pubblicherò le lettere di presentazione.
Un pensiero sugli e-book l’avrai fatto di sicuro.
A settembre i miei libri usciranno in versione e-book, quindi un pensiero me lo sono fatto sì. Suona più o meno così: quanti minuti ci impiegheranno i miei lettori diciottenni a craccarlo e inviarlo ai propri amici?
Se qualcuno ti arriva alle spalle mentre scrivi, cosa fai? Chiudi il file, cerchi di distrarlo, o accetti tranquillamente l’inevitabile sbirciata?
Non sono uno da fuoco sacro della scrittura, però insomma, non sto scrivendo la lista della spesa.
“Mai con…?” e “Mai senza…?”
Non dico mai mai (che è una frase impossibile, giusto?)
Francesco Gungui è l’autore (fra gli altri) di Mi piaci così, L’importante è adesso e il recentissimo Mi piaci ancora così. Come ragazzina di sedici anni è molto, molto credibile.
Animal Review: il recensore di animali
27 Maggio 2010
Eravamo abituati a Superquark, ai documentari serissimi commentati con voce suadente dai doppiatori di alta scuola italiana (ah, quante dormite con la voce del compianto Claudio Capone!), a Piero Angela, al massimo agli articoli di Focus e Airone (prima della svolta nazionalpopolare). Non esiste da nessuna parte un sito che recensisca gli animali con la stessa efficacia di Animal Review, che riesce a combinare l’informazione con il divertimento.
Si prende dunque un animale qualsiasi (medusa, pesce martello, serpente a sonagli) e lo si recensisce dal punto di vista evolutivo: perché è sopravvissuto? Che cosa gli dà quella marcia in più? (Nel caso della medusa: non avere un cervello è un punto a favore.) Perché ha quel nome bizzarro? Come si muove, come mangia, che rapporto ha con gli umani?
Un blog così divertente che non è strano sia diventato un libro e sia sbarcato con grande successo su Facebook. Dove è possibile interagire direttamente con i suoi autori, Jake Lentz e Steve Nash. Non perdetevelo per nulla al mondo.