Cucina giapponese: che strumenti mi servono?

30 Agosto 2010

makisu_topSì, certo, è più comodo andare al ristorante: i giapponesi ormai sono un po’ dappertutto, e anche se sono un po’ cari sono comunque una delizia per gli occhi e il palato. Ma i veri appassionati difficilmente resistono alla tentazione di cucinare giapponese in casa, magari per gli amici o una persona su cui vogliono fare colpo. Ma quali sono gli strumenti di base della cucina giapponese?

La prima cosa da avere è un set di coltelli delle dimensioni giuste, fra cui quello grande che sembra una mannaia, noto come deba-bocho. Lo ricordiamo tutti nelle mani dell’irascibile signor Marrabbio, papà di Licia nella famosa serie animata andata in onda negli anni ‘80, Kiss me Licia.

Lo hangiri è un cestello di legno che serve per preparare il riso, mentre per arrotolare il sushi si usa la classica stuoina di bambù chiamata makisu. Da non dimenticare anche le classiche bacchette, sia quelle corte per mangiare (ohashi) che quelle lunghe per cucinare (saibashi). E ovviamente il wok, pentola cinese ormai presente in tutte le cucine, che si ricicla perfettamente anche per preparare un’italianissima pasta.

Itadakimasu!

Foto di Vibragiel

Conserve al sole: e da voi, come si fa?

25 Agosto 2010

pomodori_secchi_topIl sole è un ottimo metodo di conservazione dei cibi. In tutti i paesi caldi si fanno seccare frutta e verdura per farli durare più a lungo e creare una riserva di cibo per i mesi invernali, quando niente cresce e niente fiorisce. Pomodori, peperoni, mele, ananas, papaya: a seconda della latitudine, c’è sempre qualcosa che può essere seccato e poi conservato. Si può fare anche a casa: voi ci avete mai provato? E nel vostro paese, si usa? Ci sono dei prodotti tipici essiccati che vi piacciono in particolare? Raccontatecelo qui nei commenti o su Facebook!

Foto di Lenny Montana

Che tempo fa? Siti di meteorologia testati per voi!

23 Agosto 2010

siti_meteo_topSiccome ci teniamo a darvi sempre il servizio migliore possibile, abbiamo testato alcuni siti di meteorologia. Nel senso che li abbiamo visitati, studiati, e ve li descriviamo in modo che possiate decidere quale utilizzare per decidere dove puntare la macchina per il weekend, o anche solo cosa organizzare in quel lungo pomeriggio di pioggia in arrivo.

Accuweather
Il sito meteo di default per gli utenti Mac è un servizio statunitense dall’affidabilità relativa, un po’ macchinoso da navigare se uno è un po’ pivello. Per accedere alle previsioni in Italia bisogna cliccare su “World”, scritto in alto nella pagina, e poi cercare la località su cui si desiderano informazioni. Bonus: il sito indica anche la temperatura percepita.

Meteo.it
Articolato e facile da navigare, fornisce informazioni precise per ogni località della penisola e dell’Europa; registrandosi è possibile personalizzare la homepage in modo da avere immediatamente sott’occhio le previsioni per la propria città. Fra i dati disponibili, utilissimo l’indice UV per gli amanti della tintarella, che così sapranno difendersi adeguatamente. Occhio: un indice UV 7 non significa “Mettiti il filtro solare SPF 7″, significa che la penetrazione dei raggi UV è alta. Quindi bisogna usare protezioni alte.

IlMeteo.it
Previsioni su tutta la penisola visibili già in homepage; il sito dispone di webcam sparpagliate un po’ ovunque, che consentono una visibilità immediata sulla località di destinazione. C’è anche un archivio delle condizioni meteorologiche passate, grande passatempo per i pignoli che vogliono confrontare le previsioni con le precipitazioni effettive.

Eurometeo
Per chi va all’estero, subito una visione dell’Europa via satellite, da cui si possono vedere arrivare le perturbazioni. La homepage è densa di informazioni, bisogna spulciarla un pochino per vedere che cosa serve, ma una volta fatto l’occhio è molto utile.

MeteoGiornale
Un vero e proprio telegiornale del meteo, in cui le condizioni del tempo vengono strillate in apertura di pagina.  Perfetto per chi ama discutere di meteorologia in termini apocalittici, improvvisandosi un po’ ambientalista e tirando in ballo lo scioglimento dei ghiacciai, la natura impazzita e il riscaldamento globale.

E voi, che siti usate per verificare le previsioni del tempo?

‘O sole mio: in quanti modi il sole può renderci la vita migliore?

19 Agosto 2010

feng_shui_topQuaggiù nel sud dell’Europa tendiamo a darlo per scontato: ce l’abbiamo, ce lo godiamo, lo vediamo per una quantità sufficiente di tempo, a volte scalda pure troppo. Eppure il sole andrebbe sfruttato di più e meglio, perché è in grado di renderci la vita molto migliore con pochissime furbizie.

Il sole ha effetti immediati sull’umore: sembra una sciocchezza, ma nei paesi del nord Europa, in cui la luce del sole scompare per mesi interi, si registra un tasso di suicidi altissimo. Far entrare la luce in casa è fondamentale per riequilibrarsi e darsi tono. Soprattutto al mattino, quando la luce del giorno blocca la produzione di melatonina nel cervello e ci aiuta a svegliarci. Spalanchiamo le finestre, dunque, per andare incontro alla giornata.

Il sole gioca un ruolo fondamentale anche nel Feng Shui, la disciplina orientale secondo cui la casa è in grado di incanalare i flussi di energia positivi e negativi, e di conseguenza indirizzare non solo l’umore, ma tutto l’andamento della vita: soldi, salute, amore e via dicendo.

Il sole può ovviamente essere anche un investimento: l’installazione di pannelli solari in casa permette non solo di risparmiare sulla bolletta, ma addirittura di guadagnare rivendendo l’energia prodotta. Questo modello di produzione dell’energia – piccole centrali distribuite su una rete – è alla base della teoria di Jeremy Rifkin, l’economista che sostiene la necessità di un modello di civiltà “empatico”, fondato sulla solidarietà e la condivisione delle risorse.

Insomma, almeno finché le tempeste solari non faranno piazza pulita di tutto quello che ci tiene collegati con il resto del mondo, questo sole vale la pena di tenercelo caro.

Foto di woodley wonderworks

Ci pensa Lavinia: tutta cromata

18 Agosto 2010

lavinia_topFinalmente, dopo anni di attesa, ho una moto!
Tutte le mattine andando al lavoro, ascoltando la radio, sentivo la pubblicità della Yamaha che dava fino a 1.500 euro di incentivi sull’acquisto di una moto nuova, ma solo per alcuni modelli. No, non sono mica vittima della pubblicità, solo fortunata: l’incentivo era proprio sul mio modello preferito, MT-03. Un segno del destino! E davanti al destino, mica mi ci metto. Così mi sono informata sul concessionario più vicino casa e sono andata a comprarla.
Lei, bianca proprio come piace a me, era lì che mi aspettava. È stato amore a prima vista! E non è sempre così, né l’amore né la prima vista intendo, ma questa volta sì.

L’ho portata a casa, parcheggiata in garage e battezzata Lolita. Perché lei è giovane. E pure io.

Come ogni vero biker sa, e io lo seppi.. la moto va personalizzata.

Quindi mi sono collegata al sito www.barracudamoto.it e mi sono ordinata kit portatarga, faro dello stop, luce targa e frecce a led.
Ho cercato anche dei ricambi per le leve del freno e frizione, perché avendo le mani abbastanza piccole, belle e seducenti (ok, questo non c’entra ma concedetemi un attimo di vanità), faccio un po’ fatica ad afferrare le leve, ma purtroppo per l’MT-03 non ci sono leve piegate compatibili. L’alternativa è stata di avvicinare le leve avvitando sul 5 la vite. Fatto.

Inoltre ho cambiato gli specchietti, ho messo i notolini color argento perfettamente in linea con la mia naked, e adesso è pronta per viaggiare.

Il mio fidanzato è stato ben contento. Ora però gli devo dire che questo fine settimana faccio un giro sul lago con altri e altre, perché la personalità della moto si deve formare in modo autonomo…

Six items or less: possiamo vivere con meno vestiti?

12 Agosto 2010

sixitemsorless_topQuanti vestiti vi servono? Quanti vestiti pensate che vi servano? I nostri armadi traboccano di abiti, spesso a basso prezzo e di bassissima qualità, comprati per avere varietà o solo per capriccio, che poi non ci decidiamo a buttare e restano lì a intasare casa, ma da quando comprare cose è diventata una forma rapida di gratificazione (più o meno da quando è stata inventata la produzione industriale di massa), non possiamo farne a meno. Ci siamo mai domandate davvero il perché?

Possiamo vivere un mese con solo sei capi di abbigliamento? È quello che si domandano gli inventori di Six items or less, un esperimento collaborativo a cui chiunque può partecipare. Si scelgono sei capi d’abbigliamento (intimo e accessori esclusi) e si prova a indossare solo quelli per un mese. Si può fare? Che cosa succede? In quanti modi diversi la creatività viene stimolata? Provare per credere.

Foto di gemb

Libri da ombrellone: e voi, cosa portate in spiaggia?

5 Agosto 2010

libri_vacanze_blogger_topGiulia va in spiaggia con Pulce non c’è di Gaia Rayneri e Devozione di Antonella Lattanzi, due libri non proprio estivi ma molto coinvolgenti. Francesca si porta Alta fedeltà di Nick Hornby e Donna alla finestra, di Catherine Dunne. E voi? Con cosa andate in spiaggia? Raccontatecelo qui nei commenti oppure sulla nostra pagina Facebook!

Quando non hai voglia di fare niente… cosa fai?

30 Luglio 2010

procrastinare_topCaldo, scadenze, caldo, lavoro, caldo, voglia di fare che se ne va dalla finestra ma le incombenze rimangono: finché siamo qui (in senso figurato: qui al lavoro, qui in città, qui dove qualcuno può raggiungerci e chiederci di fare qualcosa, qualsiasi cosa) dobbiamo fare appello a tutte le nostre forze per non appisolarci. La procrastinazione è un’arte che va praticata con scienza: abbiamo chiesto a un po’ di amici di dirci come fanno quando devono fare qualcosa e non hanno voglia, e al limite, quali sono i loro metodi per procrastinare in modo creativo.

Al netto di quelli che quando non hanno voglia di fare niente non fanno niente (beati), la casistica è abbastanza ampia. Ci sono i colpevoli, quelli che rimandano ma ci soffrono, come Manuela: “Procrastino e mi sento in colpa. Dicendomi che se lo facessi ora, comunque lo farei male.” O Laura C.: “Sto su FriendFeed convincendomi che è per lavoro.” Ci sono i disciplinati, come Marco che usa la Pomodoro Technique, Anzeledda che aggredisce il lavoro da fare con metodo prussiano (”Se proprio non posso rimandare parcellizzo i compiti e li metto in ordine di urgenza in una lista, poi cancello dalla lista man mano che faccio. Sembra ossessivo compulsivo… e forse lo è, ma con me funziona!”), Selene che unisce procrastinazione e disciplina (”Fisso la scadenza delle cose da fare, la quantità delle cose da fare, la media dei giorni che servono per fare le cose da fare, infine rimando tutto all’ultimo giorno utile”) e Laura O., che ha molta fiducia in se stessa: “Mi assecondo fino all’ultimo, tanto so che poi la voglia mi torna e sono bella carica.” Simona e Bruno ci dormono su (anche se, per ammissione di Bruno, il sonno “non sempre porta consiglio”) e poi c’è Daniela M., astutissima: “Mi metto a piangere sino ad assomigliare ad una lumaca senza guscio, viscida e bavosa, ma anche indifesa e tenera. Poi… qualcuno mi aiuta!”

I professionisti dell’indisciplina, invece, danno dei punti a tutti. Lawrence: “Comincio a guardare puntate di serie tv a ruota quando sono in modalità ozio, però non aiuta a convincersi a fare le cose, ecco.” Chiara: “Metto musica a palla e cazzeggio almeno un’ora. Passata l’ora mi sento in colpa per aver cazzeggiato troppo ed è solo allora che inizio a lavorare. Ma non prima di aver cazzeggiato ancora un’altra mezzoretta sui socialcosi.” Achille: “Faccio delle liste, impiegando il tempo che ci metterei a fare le cose contenute nella lista.” Dario: “Mi organizzo il tempo nei minimi particolari, in modo da poter rinviare tutto a domani. Poi, quando arriva domani, organizzo di nuovo il tempo per poter rinviare ancora. Alla fine il tempo finisce sempre…” E Cate: “Io sono particolarmente sfacciata. Quando non ho voglia di fare niente mi stendo a testa in giù con le gambe appoggiate al muro. E guardo il soffitto. Poi leggo. Poi guardo il soffitto. Non faccio niente per dissimulare la mia voglia di far niente. Per la voglia di far niente lieve, quella che ti fa sentire in colpa, hanno inventato Facebook.”

Chiudiamo con il filosofico Sciltian: “Mai fare oggi ciò che puoi fare domani. E oggi puoi sempre scrivere cose piacevoli, vederti con amici, giocare a bowling, andare al cinema (e non aggiungo altri consigli a luci rosse).”

Effettivamente.

Foto di Rennett Stowe

I trucchi del pigro: come lavorare meno e raggiungere comunque il risultato

9 Luglio 2010

bradipo_topLavorare stanca. Soprattutto quando fa caldo, ma comunque, in generale, stanca. C’è chi deve lavorare per forza se no diventa matto e perde la sua ragion d’essere, e poi c’è chi lavora quando deve, e ozia quando può. A volte ozia un pochino troppo, e poi si trova con l’acqua alla gola a dover consegnare il progetto in tempo. La pigrizia mal si concilia con il lavoro stipendiato, specialmente quello del freelance o del collaboratore: ma ci sono modi per lavorare meno e meglio senza impazzire.

1. Pianificare. Non in maniera stakanovista, faccio-cento-cosa-anzi-novantanove-anzi-novantotto: fare delle liste plausibili di compiti da svolgere, dandosi il massimo spazio possibile per terminare ogni singolo compito. Esempio pratico: se per fare venti telefonate impiego come minimo mezz’ora al netto di pause, telefoni occupati, gente che non si fa trovare e gente che parla troppo, calcolare un’ora e mezza. Se finisci prima, ti puoi prendere tutto il tempo rimanente per rilassarti, e arrivare al compito successivo in stato di totale lucidità.

2. No, veramente, pianificare. Darsi delle scadenze, rispettarle. Questa è la parte peggiore per ogni pigro, ma è anche, una volta presa l’abitudine, la più difficile da abbandonare. Usare le scadenze per sentirsi sotto pressione (quindi anticiparle rispetto alla vera scadenza) è un altro ottimo metodo per ingannare l’accidia. Si può poltrire dopo. Chi lavora meglio sotto pressione può benissimo arrivare a ridosso della data di consegna di un progetto e fare le nottate, ma per chi ha bisogno di pause, stacchi e riposo è consigliabile iniziare con calma e anticipo.

3. Fare pause fra un’attività e l’altra. Non in mezzo: fra una e l’altra. Eliminare, se possibile, le distrazioni (Internet, telefono, musica, quello con cui vi straviate più facilmente ) durante lo svolgimento del compito. Svaccare serenamente fra un compito e l’altro aggiornando Facebook.

4. Eliminare il superfluo. Di sicuro nella lista c’era qualcosa che poteva essere delegato o non fatto, giusto? Eliminatelo. Tutto quello che non è strettamente necessario per la riuscita del lavoro può essere tranquillamente cestinato. Funziona benissimo anche per quei progetti velleitari che fanno perdere un mucchio di tempo e per i quali si perde interesse quasi subito: chi vi scrive ha perso due preziose settimane della sua vita a cercare di imparare i rudimenti del giapponese. Passati i primi entusiasmi: non era proprio necessario. E quel tempo è stato meglio impiegato a fare altre cose.

5. Ricompensatevi ampiamente per il lavoro svolto. Dopo avere sofferto, lavorato, finito quello che dovevate fare, datevi uno zuccherino come quando si addestrano gli animali. Può essere qualsiasi cosa, cibo, un regalino, un libro, scarpe, una passeggiata, quello che vi pare. Se siete onesti sulla qualità di quello che avete fatto, potete anche misurare la ricompensa in proporzione alla bontà del risultato. Sempre che riusciate a scollare quel sederone dal divano dove l’avete affondato, stremati.

Foto di andrew_j_w

Le spigolature di Barbara /2

22 Giugno 2010

baccanelli_topCosa ha scelto per noi Barbara Baccanelli, Group Product Manager di Bonduelle, questo mese? Scopriamolo insieme.

La futura classe dirigente. Bravo bravo Peppe Fiore
Bello, questo è un bel libro.
Lasciamo stare che Peppe Fiore è anche un bel ragazzo.
La storia di La futura classe dirigente (Minimum Fax) è quella di Michele, 30 anni circa, che potrebbe essere tanti di noi e si capisce fin dalle prime pagine. Deve girare un documentario nel quale racconta di un presunto pornografo degli anni 70, il che tra tanti lavori è interessante.
Dotato della classica laurea e certificazioni varie di virtù, vive l’eterna gavetta, i progetti vani.. e altre cose che scoprirete leggendo il libro.
La cosa che vi dico in più è che la discesa agli inferi mai mi è sembrata così affascinante… Michele lo vorrei sposare, è chiaro. La delusione e il fallimento, l’inutilità, l’ingegno abbandonato e disperato… e fa pure ridere. La fine del successo come punto di arrivo.

Peppe Fiore ha scritto anche un altro libro, che non ho ancora letto, gratuitamente scaricabile qui… certo, comprarlo è più bello!
Una collanina facile facile
In estate magari fa un po’ caldo, ma l’idea è proprio bella. Brava Aurora!

E in vacanza, dove vado?
Vacanze estive di quest’anno: un giretto in pullman o altri mezzi pubblici in direzione Lubiana, Zagabria, Zara, Mostar, Sarajevo, Belgrado e altri posti “estivi”, come ha detto la mia amica Sabrina che andrà nel Salento. Un’occasione anche per andare alla ricerca di cose nuove e belle.

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