Libri da ombrellone: e voi, cosa portate in spiaggia?

5 Agosto 2010

libri_vacanze_blogger_topGiulia va in spiaggia con Pulce non c’è di Gaia Rayneri e Devozione di Antonella Lattanzi, due libri non proprio estivi ma molto coinvolgenti. Francesca si porta Alta fedeltà di Nick Hornby e Donna alla finestra, di Catherine Dunne. E voi? Con cosa andate in spiaggia? Raccontatecelo qui nei commenti oppure sulla nostra pagina Facebook!

Uno scrittore al mese: Melissa Panarello

23 Marzo 2010

melissa_topOK, questa è la tua occasione: dimmi qualcosa che ti inserisca di diritto nel Pantheon degli scrittori seri. Un tratto distintivo da intellettuale: fumi la pipa? Ascolti solo Santana mentre scrivi? Butti giù le idee quando sei nella vasca da bagno? Ce li avrai anche tu, dei tic da artista.
Mai senza le sigarette! E da quando ho l’iPhone è più facile annotare i pensieri e le illuminazioni con il software appropriato, piuttosto che portarmi dietro il blocchetto degli appunti che perdo continuamente, o che non entra nella pochette, o che dimentico di consultare al momento di scrivere. Ascolto fondamentalmente musica classica o sudamericana. Se poi non mi vengono idee è facile: consulto i tarocchi, da loro arrivano i migliori consigli.

Scrivere romanzi: fatica mostruosa o divertimento assurdo?
All’inizio mi diverto, perché è un po’ come i primi mesi di una storia d’amore: pensi sempre a lui (al romanzo), lo difendi, sei curiosa di sapere come andrà a finire, vuoi che cresca e ci metti più passione di quanto te ne ritenessi capace. Poi perdi interesse: sai ormai com’è fatto, sai dove vuole andare, diventa noiosissimo. Più che fatica, dopo un po’, mi annoio a morte.

Hai mai scritto o vorresti scrivere in una prima persona del sesso opposto al tuo? Se sì, com’è? Se no, perché?
Non ci ho mai pensato. La verità è che quando faccio parlare qualcuno in prima persona non lo identifico mai con un sesso, non nella mia testa: potrebbe essere uomo o donna, io non lo so.

Qual è stata la prima cosa che hai scritto per te stessa (quindi non valgono i temi delle elementari o le letterine a Babbo Natale)?
Poesie. Ricordo la prima, ricordo che c’era un ombrello nero che mi proteggeva dai colori che piovevano dal cielo. Avevo cinque anni, forse sei.

E la prima cosa che hai scritto per farti leggere?
Ho sempre scritto per farmi leggere. Quando mi lagnavo nelle mie poesie, andavo da tutti i miei parenti e gli sottoponevo i versi: volevo che si rendessero conto della mia sofferenza. Ma quelli non capivano.

Quanta gente ti scrive o ti contatta per farti leggere i suoi romanzi “Di sicuro impatto e grandi possibilità di vendita e ci si può sicuramente ricavare un film, anzi io a dirigerlo ci vedrei bene James Cameron”?
Ormai sempre meno. Ma non ho mai risposto. L’umiltà è un valore che vale per gli scrittori esordienti quanto per gli scrittori affermati, e l’arroganza mi infastidisce sempre. Se l’idea del successo supera la voglia di scrivere e di condividere ciò che hai scritto, il fallimento è quasi assicurato. Se si hanno smanie di successo è meglio applicare le proprie energie in Borsa o in Parlamento.

Un pensiero sugli e-book l’avrai fatto di sicuro.
Certo. Mi interessano. Non credo riusciranno mai a sorpassare il cartaceo, ma forse è un buon modo per far avvicinare i patiti della tecnologia alla lettura.

Se qualcuno ti arriva alle spalle mentre scrivi, cosa fai? Chiudi il file, cerchi di distrarlo, o accetti tranquillamente l’inevitabile sbirciata?
No, mi fa piacere che legga. Io sono un’esibizionista, non sono proprio capace di nascondere qualcosa. Anzi faccio il contrario: faccio di tutto perché qualcuno si fermi a guardare cosa sto scrivendo, e magari lo commentasse.

Una frase dall’ultima cosa che stai scrivendo ora.

“Indugiò per un’ora. Se avesse preso un brutto quaderno, era sicura, non sarebbe riuscita a scrivere. L’avrebbe tenuto fra le mani guardandolo più e più volte pensando all’orribile quaderno che si era scelta.”

Melissa Panarello, meglio nota come Melissa P., è l’autrice di Cento colpi di spazzola (prima di andare a dormire), tradotto in tutto il mondo e in tutte le lingue. Ha pubblicato anche L’odore del tuo respiro e In nome dell’amore. Sta lavorando a un nuovo libro. Vive a Roma con due gatti e un fidanzato, ma salta facilmente su un aereo per andare dall’altra parte del mondo. È una ragazza molto, molto affidabile.

Uno scrittore al mese: Rosella Postorino

23 Febbraio 2010

rosella_topInPausa inaugura una nuova rubrica: ogni mese, una breve intervista botta-e-risposta a uno scrittore. A metà strada fra il questionario proustiano e l’intervista curiosa a chi vive circondato dalle parole. Buona lettura (in tutti i sensi!)

Questa è la tua occasione: dimmi qualcosa che ti inserisca di diritto nel Pantheon degli scrittori seri. Un tratto distintivo da intellettuale: fumi la pipa? Ascolti solo Santana mentre scrivi? Butti giù le idee quando sei nella vasca da bagno? Ce li avrai anche tu, dei tic da artista.
Io ho diversi tic ma non credo siano da artista, quindi forse è meglio se li tengo per me.
Per scrivere, però, ho sempre bisogno di una finestra e di una porta chiusa.

Scrivere romanzi: fatica mostruosa o divertimento assurdo?
Quando hai già buttato le basi e vedi il romanzo crescere come una casa mattone dopo mattone è un piacere che non si può dire. Mentre scrivi il romanzo è come se fossi sempre altrove, dove si svolge la storia che stai scrivendo. Può durare diversi mesi o anni. Forse è per questo che, quando ne esci, ti senti smarrito, e un po’ vulnerabile, come con ogni forma di dissociazione. Una fatica mostruosa.

Hai mai scritto o vorresti scrivere in una prima persona del sesso opposto al tuo? Se sì, com’è? Se no, perché?
Sì, mi piacerebbe molto. per ora l’ho fatto in prima persona solo con la voce di un bambino, in un racconto.
In realtà, nella prima stesura, il mio secondo romanzo era polifonico, e tra le quattro voci narranti c’era anche il padre, il personaggio che amo di più. Anche se poi ho scelto di usare la terza persona per tutti, ho comunque esplorato a fondo la coscienza dei miei personaggi, e credo che l’uomo, il padre appunto, sia uno dei più riusciti. Mi chiedi com’è scrivere con la voce del sesso opposto: se il personaggio esiste davvero, è semplicemente necessario.

Qual è stata la prima cosa che hai scritto per te stessa (quindi non valgono i temi delle elementari o le letterine a Babbo Natale)?
Credo, a sei anni, una poesia sul cielo, che lessi entusiasta a mia madre, ma lei me la bocciò. Non era dunque per me stessa, cercavo un pubblico: neanche i diari, forse, sono scrittura per se stessi.

E la prima cosa che hai scritto per farti leggere?
Se intendi: per pubblicare, la prima cosa che ho scritto con questa intenzione è il mio primo racconto pubblicato, il mio esordio con Einaudi Stile Libero, scritto di nascosto sul computer di un’amica nel 2001 e uscito inaspettatamente nel 2004.

Quanta gente ti scrive o ti contatta per farti leggere i suoi romanzi “Di sicuro impatto e grandi possibilità di vendita e ci si può sicuramente ricavare un film, anzi io a dirigerlo ci vedrei bene James Cameron”? (Anche senza sapere che di giorno fai la editor per Stile Libero, eh.)
Ma io faccio la editor e la gente lo sa.
Quelli che lo ignorano, di solito mandano a me scrittrice le loro poesie come omaggio. Ma omaggio non è, visto che poi mi tartassano per avere un commento il più possibile dettagliato e preferibilmente di elogio.

Confessa, quanti manoscritti non vengono mai letti perché l’autore ti sembra un pazzo fino dalla lettera di presentazione?
Se uno mi sembra un pazzo io lo voglio leggere!

Un pensiero sugli e-book l’avrai fatto di sicuro.
Non sono mai stata una pioniera della tecnologia, coi libri ho un rapporto molto romantico e sensoriale, ho bisogno di vederli impilati nelle mie librerie, più o meno in ordine, e percepirne la presenza fisica, intesa come occupazione di uno spazio, per sapere che qualunque cosa accada loro ci saranno, che la salvezza è possibile.

Se qualcuno ti arriva alle spalle mentre scrivi, cosa fai? Chiudi il file, cerchi di distrarlo, o accetti tranquillamente l’inevitabile sbirciata?
Certo che chiudo. ma nessuno può arrivarmi alle spalle: ricordi? La porta è chiusa.

“Mai con…?” e “Mai senza…?”
Mai in giro senza un quaderno e una penna. Mica perché ti viene l’ispirazione per forza e la devi intrappolare, a me non è mai capitato. solo perché mi fa sentire più tranquilla. Più a mio agio. Più a casa, ecco, ovunque vada (mi sa che ho appena confessato un tic). Ma non scriverei mai un libro con carta e penna: mai senza il mio bianchissimo mac, e mai senza una finestra, proprio mai.

Rosella Postorino ha esordito nel 2004 con In una capsula, racconto incluso nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere di Einaudi Stile Libero. Ha pubblicato due romanzi, La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007) e L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009).

Book swap: scambia i tuoi libri!

21 Gennaio 2010

bookswapLa settimana scorsa abbiamo parlato di bookcrossing, e si diceva che per i feticisti del libro è l’equivalente di lasciare un figlio sul sagrato della chiesa. Il book swap, invece, è meno traumatico: per mantenere il parallelo, è come l’adozione aperta. Ci si incontra, e si affidano i propri libri alle mani di altre persone, che a loro volta ci affidano i loro: non c’è da temere che i poveri libri rimangano esposti alle intemperie o abbandonati per sempre. E se quello che ti chiede il libro non ti piace, puoi sempre non darglielo (anche se è complicato inventarsi una scusa).

Il book swap si può fare a casa, come qualsiasi swap party: chiunque disponga di un numero sufficiente di amiche o amici col pallino della lettura può organizzarne uno. Chi invece non può mettere a disposizione uno spazio ma vuole comunque scambiare i suoi libri, può approfittare delle possibilità della rete: su aNobii, il social network per i patiti della lettura, è possibile marcare i libri che si vogliono scambiare con gli altri utenti (io ne ho segnati tre, che però ho recensito così negativamente che non mi meraviglio di non averli ancora dati via).

Nota a margine: mi si dice che, fra bookcrossing e book swap, un sacco di gente si fidanza. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse.

Foto di Orin Zebest

Bookcrossing: libri in viaggio

14 Gennaio 2010

bookcrossing_topPer me, che mi affeziono ai libri come alle persone, lasciarne uno su una panchina sarebbe come abbandonare un bambino. Una concezione non proprio zen dell’oggetto, ma i libri sono come porte su altri mondi: separarsene è come gettare via la chiave. I libri brutti, invece, non li vorresti far circolare: sono mondi che non meritano di essere visitati. E allora li tieni lì a prendere polvere, come segreti inconfessabili, testimonianza del tuo cattivo gusto.

C’è invece chi i libri li legge una volta e mai più, e dopo che li ha letti li vuole condividere. Li lascia su una panchina, in un bar, in un ristorante, in chiesa, in un negozio di abbigliamento, sull’autobus, in aeroporto, ovunque possano essere trovati e letti da nuove persone. Questa pratica si chiama “bookcrossing”, e in Italia è sostenuta e seguita da un sito apposito, che oltre a incoraggiare il bookcrossing con apposite iniziative permette anche a chi ha trovato un libro di inserire il codice BCID con cui lo ha contrassegnato chi lo ha “liberato”, e in questo modo contribuire a tracciare gli spostamenti del volume.

Un modo di vivere i libri che l’editoria digitale non potrà mai sostituire.

Foto di adriagarcia

Anima in forma: cinque libri per darsi la carica

15 Ottobre 2009

libri_topCorpo in forma va bene. Ma lo spirito? Come ci si rimette in sesto dopo la deboscia dell’estate e le malinconie del primo autunno? Soluzioni ce ne sono tante: fare attività fisica fa bene al corpo e all’umore, ma lo spirito e l’anima hanno bisogno di un tonico più potente. L’immaginario contenuto in un buon libro può elevarci e aprirci mondi sconosciuti: questa settimana vi consigliamo cinque libri per asciugare i cascami di pensieri meglio degli addominali bassi.

1. Guida galattica per gli autostoppisti - Douglas Adams
A voler barare, la trilogia di quattro libri ad opera di Douglas Adams avrebbe coperto i quattro quinti di questa classifica, ma non ha senso leggerne solo uno. Leggeteli tutti, in ordine: non vi capiterà mai più di trovare tutto insieme tanto umorismo, tanta saggezza, tanta inventiva e tanta abilità narrativa. Non a caso è un classico di culto da trent’anni, amatissimo anche da chi la fantascienza non la legge.

2. Le ciccione lo fanno meglio – Caterina Cavina
Caterina Cavina, autrice di questo romanzo comico e tragico insieme, prende il cliché della letteratura rosa con protagonista graziosa e banale, e lo rovescia come un calzino. Ci presenta Alice, obesa ragazza di provincia, e i suoi tentativi di felicità nella bassa padana, fra uomini disgustosi, cugini dalle mani lunghe e un bisogno d’amore che non ha l’esito banale delle convenzioni per signora.

3. Le donne non invecchiano mai – Iaia Caputo
L’invecchiamento è l’ultimo tabù: Iaia Caputo si avventura senza timore nel territorio culturale che ha prodotto l’obbligo dell’eterna giovinezza, la violenza della chirurgia estetica, il terrore di “dimostrare la propria età”. Per capire cosa ci rende così insicure, e da dove viene tutta questa paura di perdere le nostre attrattive.

4. Colui che gli dei vogliono distruggere - Gianluca Morozzi
Vi siete mai domandati perché la narrativa italiana non abbia mai partorito dei supereroi? Ecco, Morozzi se lo deve essere chiesto. Questo libro è la sua risposta. Divertentissimo, stralunato e fantasioso.

5. Il caso Jane Eyre – Jasper Fforde
Per una volta, un’eroina in cui ci possiamo veramente riconoscere: l’ultratrentenne, fisicamente banale, intellettualmente dotatissima, coraggiosa, complicata e vitale Thursday Next. Per una volta, un’eroina femmina in una saga fantasy di cui questo è solo il primo episodio. Per una volta, un libro divertente su una donna intelligente che gioca con uno dei più grandi amori del lettore stesso: la letteratura e i suoi eroi.

Foto di kainr

Libri per l’estate #1: Mafe, maestrina per caso

30 Giugno 2009

Abbiamo chiesto a Mafe di Maestrini per Caso un consiglio per le letture estive: sarà la prima di una serie di blogger, ma se vuoi mandare i tuoi consigli saremo bel lieti di pubblicarli.

“Ho una specie di rituale per cui inizio sempre le vacanze con un libro di quelli che definisco “autopsia”, cioè leggeri e intriganti come CSI. Il problema è che un buon libro “autopsia” non dev’essere un libro “lobotomia” e libri leggeri, ben scritti e intelligenti non sono facilissimi da trovare. Ho risolto iniziando sempre le vacanze con un libro di Elizabeth George, che è una specie di Agatha Christie logorroica. Anche quest’anno leggerò il suo ultimo libro, “La donna che vestiva di rosso“.

Per un’estate al fresco a leggere consiglio anche la saga di Hyperion, 4 libroni di fantascienza uno più avvincente dell’altro.

E buone vacanze a tutti :-)

Foto di justin