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	<title>InPausa - Notizie, giochi, video, trucchi e ricette per i tuoi momenti di pausa! &#187; donne</title>
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	<description>Bonduelle InPausa</description>
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		<title>Elizabeth Barrett Browning, la poetessa che amava l’Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 08:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è stato un tempo, nella storia della Penisola, in cui gli insorti eravamo noi. Il popolo in lotta, unito per riprendersi la sovranità e diventare finalmente un solo paese, dalle Alpi alla Sicilia: e gli intellettuali di tutto il mondo, specialmente quello anglosassone, trepidavano per le nostre sorti. Pittori, scrittori, poeti e mecenati sostenevano i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inpausa.it/upload/2011/06/elizabeth_barrett_browning.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7861" title="elizabeth_barrett_browning" src="http://www.inpausa.it/upload/2011/06/elizabeth_barrett_browning.jpg" alt="" width="260" height="260" /></a>C&#8217;è stato un tempo, nella storia della Penisola, in cui gli insorti eravamo noi. Il popolo in lotta, unito per riprendersi la sovranità e diventare finalmente un solo paese, dalle Alpi alla Sicilia: e gli intellettuali di tutto il mondo, specialmente quello anglosassone, trepidavano per le nostre sorti. Pittori, scrittori, poeti e mecenati sostenevano i rivoluzionari e i teorici dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, cantando il nostro paese come un&#8217;oasi di bellezza, felicità e creatività.</p>
<p><span id="more-7860"></span></p>
<p>Fra loro c&#8217;era anche <a href="http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=2226&amp;biografia=Elizabeth+Barrett+Browning" target="_blank"><strong>Elizabeth Barrett Browning</strong></a>, figlia di agiatissima famiglia inglese e celebre poetessa. Nata all&#8217;inizio del diciannovesimo secolo nella contea di Durham, Elizabeth era la prima di dodici figli e un&#8217;intellettuale precocissima. A dispetto delle convenzioni del tempo, secondo le quali le donne non avevano bisogno di ricevere un&#8217;istruzione ma solo di imparare a stare in società, fino da bambina studiò i grandi poeti. Il suo primo componimento risale al 1812, quando aveva sei anni; in seguito, Elizabeth Barrett diventò una delle più note e amate autrici di versi in tutta l&#8217;Inghilterra.</p>
<p>Il cognome Browning, e l&#8217;amore per l&#8217;Italia, sono un capitolo successivo della sua vita. Afflitta fino dai vent&#8217;anni da una malattia mai diagnosticata che le causava dolori lancinanti e la costrinse presto all&#8217;invalidità permanente (portandola anche, con il tempo, a sviluppare una dipendenza dalla morfina, farmaco che usava come antidolorifico). Aveva già trentanove anni, quando <strong>Robert Browning</strong> &#8211; più giovane di lei di sei anni e molto meno conosciuto &#8211; volle conoscerla dopo essersi innamorato delle sue poesie. Finì per innamorarsi anche di lei, e la portò via dall&#8217;Inghilterra in Italia, ignorando le proteste del signor Barrett, che diseredò al figlia all&#8217;istante. A 43 anni, Elizabeth diede alla luce Robert Wiedemann Barrett Browning, soprannominato &#8220;Pen&#8221;.</p>
<p>Elizabeth e Robert vissero molti anni felici in Italia, dove erano amati e rispettati. Lei, debilitata dalla lunga malattia, morì proprio nell&#8217;anno in cui l&#8217;Italia diventò un paese solo. Era il 29 giugno del 1861, esattamente 150 anni fa.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/UWv_f4DjBS4?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/UWv_f4DjBS4?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><em>Immagine: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:410px-Elizabeth-Barrett-Browning,_Poetical_Works_engraving_flipped.png" target="_blank">Wikimedia Commons</a></em></p>
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		<title>GGD Milano e InPausa: sempre più in alto</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 09:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>InPausa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Girl Geek Dinner sono ormai un appuntamento irrinunciabile per le techie di tutta Italia. La prossima, quella di Milano dell&#8217;11 dicembre, è la decima fra gli appuntamenti milanesi, e i posti sono andati esauriti nel giro di pochissimi minuti. Come già altre volte, Bonduelle e InPausa parteciperanno come sponsor all&#8217;evento: forse non tutti sanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inpausa.it/upload/2008/12/ggd_milano_top.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-328" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="ggd_milano_top" src="http://www.inpausa.it/upload/2008/12/ggd_milano_top.jpg" alt="ggd_milano_top" width="260" height="218" /></a>Le Girl Geek Dinner sono ormai un appuntamento irrinunciabile per le <em>techie </em>di tutta Italia. La prossima, quella di Milano dell&#8217;11 dicembre, è la decima fra gli appuntamenti milanesi, e i posti sono andati esauriti nel giro di pochissimi minuti. Come già altre volte, <a href="http://www.bonduelle.it" target="_blank">Bonduelle </a>e InPausa parteciperanno come sponsor all&#8217;evento: forse non tutti sanno che dietro a questo sito c&#8217;è un nutrito gruppo di signore, fra le quali molte geek. Insomma, qui per le GGD abbiamo proprio un occhio di favore.</p>
<p>Abbiamo chiesto a Morena Menegatti, organizzatrice delle GGD Milano, di fare un piccolo bilancio dell&#8217;esperienza fino qui.</p>
<p><strong>Le Girl Geek Dinner proseguono con grande entusiasmo e si stanno espandendo in tutta Italia. Anche a Roma ne esiste una branca vivacissima. Ma l&#8217;intenzione delle GGD è molto più che fare comunella e raccontarsela: vi eravate date degli obiettivi concreti? Se sì, li avete raggiunti?</strong></p>
<p>Gli obiettivi delle GGD sono molteplici e di livelli diversi. Il primissimo era quello di iniziare a conoscere e far conoscere le donne che in Italia si occupano di tecnologia. Ci siamo riuscite: ai nostri eventi prendono parte donne per le quali la tecnologia è passione e spesso anche lavoro. Non solo. Abbiamo una rubrica <a href="http://www.girlgeekdinnersitalia.com/">sul nostro sito</a> dedicata alle interviste a donne &#8220;che contano&#8221;, attraverso cui vogliamo dare la più ampia visibilità possibile alle donne che si occupano di tecnologia o che nella loro attività imprenditoriale possono essere da esempio per altre donne.<br />
Una volta verificato che queste donne avevano piacere a seguirci, abbiamo scelto di proporre loro serate a tema, parlando di Open Source, di privacy online e protezione della propria famiglia, di contenuti digitali affrontando le problematiche del SEO e del SEM, solo per fare alcuni esempi. E questi eventi ci hanno dato grandissima soddisfazione, perché le persone intervenute erano estremamente interessate e ci hanno rivolto sinceri apprezzamenti. Consensi non solo da parte del pubblico, ma anche da parte dei relatori che hanno presenziato alle nostre serate: da docenti universitarie a donne che nelle loro agenzie o nelle società in cui lavorano giocano ruoli di primissimo piano.</p>
<p><strong>Ogni Girl Geek può portare un&#8217;altra Girl Geek o un &#8220;cavaliere&#8221;, e di fatto le cene e gli incontri tendono ad essere abbastanza equilibrati per genere. Questo secondo voi aiuta o rallenta la costruzione di reti &#8220;femminili&#8221;?</strong></p>
<p>Le Girl Geek non sono &#8220;contro gli uomini&#8221;, ma anzi amano il confronto.<br />
Quello cui noi puntiamo è la possibilità di costruire reti femminili a prescindere dalle reti maschili. Mi spiego: fino a oggi il mondo della tecnologia è stato naturalmente associato all&#8217;universo maschile. Le donne-ingegnere, le donne-webmaster, le donne-IT Manager erano mosche bianche.<br />
Noi abbiamo scoperto che lo erano non tanto perché fossero meno, quanto perché non si facevano vedere. Per questo abbiamo fatto di tutto per portare a galla queste realtà, che non sono né migliori né peggiori di quelle maschili. Hanno solo bisogno di essere visibili. E il fatto che alle nostre cene presenzino degli uomini, spesso ci aiuta nel confronto, soprattutto se si tratta di uomini che si occupano di tecnologia.</p>
<p><strong>Cosa vi aspettate, come organizzazione, dal prossimo futuro?</strong></p>
<p>I progetti per il futuro sono tantissimi.<br />
Sicuramente le serate a tema saranno tra le attività da privilegiare, cogliendo anche spunti dalle persone che intervengono alle nostre cene. Il networking è attività essenziale, che di fatto sottende a ogni nostro evento. Ci piacerebbe inoltre seguire percorsi specifici in ambiente didattico e intraprendere attività di mentoring, ma si tratta di progetti che stiamo mettendo a fuoco proprio in questi giorni.</p>
<p>Donne tecnologiche, tenete d&#8217;occhio il calendario: una GGD sta per arrivare anche vicino a voi&#8230;</p>
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		<title>Autodifesa: a cosa serve?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 07:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;idea (sbagliata) è che l&#8217;autodifesa sia quella cosa che ti fa affrontare i cattivi a mani nude come Laurie e Dan nel vicolo in Watchmen. Sbagliato! L&#8217;autodifesa è prima di tutto la capacità di evitare il conflitto, e richiede una preparazione innanzitutto psicologica. Al di là dell&#8217;allarmismo mediatico sulla sicurezza (statisticamente, i crimini violenti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 2px 3px; float: left;" src="http://www.inpausa.it/upload/2009/03/autodifesa_top.jpg" alt="" width="260" height="260" />L&#8217;idea (sbagliata) è che l&#8217;autodifesa sia quella cosa che ti fa affrontare i cattivi a mani nude come Laurie e Dan nel vicolo in <em>Watchmen</em>. Sbagliato! L&#8217;autodifesa è prima di tutto la capacità di evitare il conflitto, e richiede una preparazione innanzitutto psicologica. Al di là dell&#8217;allarmismo mediatico sulla sicurezza (statisticamente, i crimini violenti sono sempre lo stesso numero: insomma, non siamo più o meno sicure di prima), essere preparate a reagire appropriatamente in situazioni di pericolo è molto importante.</p>
<p>L&#8217;autodifesa non si improvvisa. Per impararla bisogna rivolgersi a un bravo istruttore, preferibilmente non un fanatico dello scontro fisico e delle arti marziali, di quelli per i quali ogni &#8220;Hai detto a me?&#8221; è un&#8217;occasione per infrangere nasi e sconchicchiare ginocchia. Alcune palestre insegnano il Krav Maga, una tecnica di lotta nata negli ambienti dell&#8217;esercito israeliano: ma si tratta comunque di una tecnica di offesa.</p>
<p>Il buon istruttore di autodifesa insegna innanzitutto a non avere bisogno della forza, a minimizzare il pericolo o prendere tempo per scappare. In secondo luogo, l&#8217;istruttore insegna a neutralizzare l&#8217;aggressore, sempre per il tempo necessario a sfuggirgli. Non si tratta di tecniche di offesa: per capirci, un buon corso di autodifesa insegna a cavarsela senza un graffio, non a cavare un occhio all&#8217;aggressore urlando &#8220;Kyaiiiiiiiiiiiiiiii!&#8221; Insomma, meno <em>Kill Bill </em>che <em>Cocco Bill</em>.</p>
<p>Riassumendo: un corso di autodifesa può essere una buona idea per tutte. L&#8217;importante è non credere di essere improvvisamente diventate Wonder Woman.</p>
<p><em>Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/adamjackson/3321089904/">adamjackson1984</a></em></p>
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		<title>Esther Williams alla scrivania</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 10:47:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se n’è andata da poco, Esther Williams: l’unica grande diva del nuoto sincronizzato, ineguagliabile e ineguagliata. Grazie a lei, le acrobazie in acqua si sono conquistate un posto nell’immaginario collettivo paragonabile solo a quello della danza classica: parodiabili, e ammiratissime. Lo devono pensare anche le impiegate russe che hanno girato il video qui sotto, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se n’è andata da poco, Esther Williams: l’unica grande diva del nuoto sincronizzato, ineguagliabile e ineguagliata. Grazie a lei, le acrobazie in acqua si sono conquistate un posto nell’immaginario collettivo paragonabile solo a quello della danza classica: parodiabili, e ammiratissime.<br />
Lo devono pensare anche le impiegate russe che hanno girato il video qui sotto, in cui si esibiscono in una piscina di scrivanie vincendo anche ogni premio per il miglior uso creativo di una sedia ergonomica.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/1tCssbIhqsI&amp;hl=en" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/1tCssbIhqsI&amp;hl=en"></embed></object></p>
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