GGD Milano e InPausa: sempre più in alto
10 Dicembre 2009
Le Girl Geek Dinner sono ormai un appuntamento irrinunciabile per le techie di tutta Italia. La prossima, quella di Milano dell’11 dicembre, è la decima fra gli appuntamenti milanesi, e i posti sono andati esauriti nel giro di pochissimi minuti. Come già altre volte, Bonduelle e InPausa parteciperanno come sponsor all’evento: forse non tutti sanno che dietro a questo sito c’è un nutrito gruppo di signore, fra le quali molte geek. Insomma, qui per le GGD abbiamo proprio un occhio di favore.
Abbiamo chiesto a Morena Menegatti, organizzatrice delle GGD Milano, di fare un piccolo bilancio dell’esperienza fino qui.
Le Girl Geek Dinner proseguono con grande entusiasmo e si stanno espandendo in tutta Italia. Anche a Roma ne esiste una branca vivacissima. Ma l’intenzione delle GGD è molto più che fare comunella e raccontarsela: vi eravate date degli obiettivi concreti? Se sì, li avete raggiunti?
Gli obiettivi delle GGD sono molteplici e di livelli diversi. Il primissimo era quello di iniziare a conoscere e far conoscere le donne che in Italia si occupano di tecnologia. Ci siamo riuscite: ai nostri eventi prendono parte donne per le quali la tecnologia è passione e spesso anche lavoro. Non solo. Abbiamo una rubrica sul nostro sito dedicata alle interviste a donne “che contano”, attraverso cui vogliamo dare la più ampia visibilità possibile alle donne che si occupano di tecnologia o che nella loro attività imprenditoriale possono essere da esempio per altre donne.
Una volta verificato che queste donne avevano piacere a seguirci, abbiamo scelto di proporre loro serate a tema, parlando di Open Source, di privacy online e protezione della propria famiglia, di contenuti digitali affrontando le problematiche del SEO e del SEM, solo per fare alcuni esempi. E questi eventi ci hanno dato grandissima soddisfazione, perché le persone intervenute erano estremamente interessate e ci hanno rivolto sinceri apprezzamenti. Consensi non solo da parte del pubblico, ma anche da parte dei relatori che hanno presenziato alle nostre serate: da docenti universitarie a donne che nelle loro agenzie o nelle società in cui lavorano giocano ruoli di primissimo piano.
Ogni Girl Geek può portare un’altra Girl Geek o un “cavaliere”, e di fatto le cene e gli incontri tendono ad essere abbastanza equilibrati per genere. Questo secondo voi aiuta o rallenta la costruzione di reti “femminili”?
Le Girl Geek non sono “contro gli uomini”, ma anzi amano il confronto.
Quello cui noi puntiamo è la possibilità di costruire reti femminili a prescindere dalle reti maschili. Mi spiego: fino a oggi il mondo della tecnologia è stato naturalmente associato all’universo maschile. Le donne-ingegnere, le donne-webmaster, le donne-IT Manager erano mosche bianche.
Noi abbiamo scoperto che lo erano non tanto perché fossero meno, quanto perché non si facevano vedere. Per questo abbiamo fatto di tutto per portare a galla queste realtà, che non sono né migliori né peggiori di quelle maschili. Hanno solo bisogno di essere visibili. E il fatto che alle nostre cene presenzino degli uomini, spesso ci aiuta nel confronto, soprattutto se si tratta di uomini che si occupano di tecnologia.
Cosa vi aspettate, come organizzazione, dal prossimo futuro?
I progetti per il futuro sono tantissimi.
Sicuramente le serate a tema saranno tra le attività da privilegiare, cogliendo anche spunti dalle persone che intervengono alle nostre cene. Il networking è attività essenziale, che di fatto sottende a ogni nostro evento. Ci piacerebbe inoltre seguire percorsi specifici in ambiente didattico e intraprendere attività di mentoring, ma si tratta di progetti che stiamo mettendo a fuoco proprio in questi giorni.
Donne tecnologiche, tenete d’occhio il calendario: una GGD sta per arrivare anche vicino a voi…
Autodifesa: a cosa serve?
31 Marzo 2009
L’idea (sbagliata) è che l’autodifesa sia quella cosa che ti fa affrontare i cattivi a mani nude come Laurie e Dan nel vicolo in Watchmen. Sbagliato! L’autodifesa è prima di tutto la capacità di evitare il conflitto, e richiede una preparazione innanzitutto psicologica. Al di là dell’allarmismo mediatico sulla sicurezza (statisticamente, i crimini violenti sono sempre lo stesso numero: insomma, non siamo più o meno sicure di prima), essere preparate a reagire appropriatamente in situazioni di pericolo è molto importante.
L’autodifesa non si improvvisa. Per impararla bisogna rivolgersi a un bravo istruttore, preferibilmente non un fanatico dello scontro fisico e delle arti marziali, di quelli per i quali ogni “Hai detto a me?” è un’occasione per infrangere nasi e sconchicchiare ginocchia. Alcune palestre insegnano il Krav Maga, una tecnica di lotta nata negli ambienti dell’esercito israeliano: ma si tratta comunque di una tecnica di offesa.
Il buon istruttore di autodifesa insegna innanzitutto a non avere bisogno della forza, a minimizzare il pericolo o prendere tempo per scappare. In secondo luogo, l’istruttore insegna a neutralizzare l’aggressore, sempre per il tempo necessario a sfuggirgli. Non si tratta di tecniche di offesa: per capirci, un buon corso di autodifesa insegna a cavarsela senza un graffio, non a cavare un occhio all’aggressore urlando “Kyaiiiiiiiiiiiiiiii!” Insomma, meno Kill Bill che Cocco Bill.
Riassumendo: un corso di autodifesa può essere una buona idea per tutte. L’importante è non credere di essere improvvisamente diventate Wonder Woman.
Foto di adamjackson1984
Esther Williams alla scrivania
9 Luglio 2008
Se n’è andata da poco, Esther Williams: l’unica grande diva del nuoto sincronizzato, ineguagliabile e ineguagliata. Grazie a lei, le acrobazie in acqua si sono conquistate un posto nell’immaginario collettivo paragonabile solo a quello della danza classica: parodiabili, e ammiratissime.
Lo devono pensare anche le impiegate russe che hanno girato il video qui sotto, in cui si esibiscono in una piscina di scrivanie vincendo anche ogni premio per il miglior uso creativo di una sedia ergonomica.