Marina in cucina: peperoni
2 Settembre 2010
Lui: “Mmmm, ma che buon profumo! Cosa stai preparando di buono?”
Lei (tutta soddisfatta): “Un sughetto ai peperoni. Non lo avevo mai fatto prima, ma mi sembra veramente buono. E poi è anche facile da fare.”
Lui (indietreggiando): “Ma questo sughetto a cosa serve, di preciso?”
Lei: “Be’, a cosa deve servire un sughetto, scusa? Per condire la pasta, no?”
Lui: “Sì, appunto, quale pasta? Io sono a dieta. Non eri a dieta anche tu?”
Lei: “Amore, tanto mi piaci lo stesso, cosa ce ne importa della dieta? In fondo, sono anni che siamo a dieta. Ti sembra sia mai servito a qualcosa? No! Quindi facciamoci questo piattone di pennette rigate.”
Lui (dubbioso): “Ma dimmi, questo sugo, di cosa è fatto?”
Lei: “Be’, peperoni rossi e gialli abbrustoliti, spellati, tagliati a fettine e poi frullati nel mixer con un pochino di aglio – poco, proprio come vuoi tu – prezzemolo, sale e pepe. Aggiungi un cucchiaino di olio e poi lasci cadere a filo un po’ di panna vegetale, finché il sugo diventa della consistenza giusta.”
Lui: “Sì, ma noi come facciamo a sapere quando la consistenza è giusta? Insomma, non abbiamo mica fatto dei corsi di cucina specifici, non è una cosa semplice: lasciamo stare, davvero.”
Lei: “Luc, ma il sugo è già pronto e la consistenza è perfetta. Devo solo lessare la pasta.”
Lui: “Perché devi sempre sbatterti così? Che bisogno c’è di lessare la pasta? Non possiamo uscire semplicemente a cena, come fanno tutti? Guarda, scegli il posto e io ti ci porto. Cosa ne dici di un giapponese?”
Lei: “Ma cosa ti prende? Tu odi la cucina giapponese, dici sempre che è come mangiare dei pezzi di silicone molli e gelati… devi per caso farti perdonare qualcosa? Io ti conosco, per essere disposto a mangiare giapponese devi avere fatto qualcosa di grave.”
Lui: “Volevo solo essere gentile. Non ho fatto niente, Mari, niente di niente. Devi sempre reagire così male, tu? Spiegami perché!”
Lei: “Veramente, una volta tanto, quello strano sei tu! Ho il sugo pronto, basta preparare la pasta, spolverarla di parmigiano e prezzemolo tritato e la cena è servita. Cosa diavolo ti prende? Mi dici cosa c’è?”
Lui (guardando per terra): “Niente. Solo i peperoni non mi piacciono proprio, lo sai.”
La relatività della “ricetta facile”
31 Agosto 2010
A volte è un’amica, più spesso è la mamma o una zia; più di rado una sorella o un amico con il pallino della cucina. Gente dalle cui mani escono piatti di una bontà devastante, contemporaneamente leggeri e gustosi, presentati in maniera divina e preparati in modi che sfuggono a tutti tranne che ai veri esperti. E noi, ingenue, domandiamo:
“Ottimo! Come l’hai fatto?”
“Ah, è una ricetta facilissima” si schermisce la novella Artusi. E procede con la spiegazione.
La ricetta da lei descritta è un intrico di “un pizzico”, “un mestolo”, “un pochino”, “a occhio”, quando non genericamente “farina, burro, uova” e arrangiati a capire le dosi e come si mescola. A quel punto, stordita, le chiedi di trascrivertela: lei, paziente, lo fa.
La ricetta non ha niente a che vedere con quella che ti ha esposto cinque minuti prima, ma contiene il doppio degli ingredienti alla rinfusa, indicazioni ancora più vaghe e verbi in dialetti oscuri. Ringrazi, metti via e dimentichi.
Oppure ringrazi, metti via e provi a replicare la ricetta, con risultati disgustosi.
La “ricetta facile” non esiste. Nemmeno le uova al tegamino sono facili (alzi la mano chi ha capito come fare a cuocere correttamente l’albume per evitare che ne rimanga una patina vischiosa sopra il tuorlo). La cucina è un’arte ma anche una scienza, e chi non ha i rudimenti della scienza difficilmente può imitare l’arte, oppure produrne di propria. La prossima volta che mangiate qualcosa di davvero squisito che la cuoca non vi sa spiegare, lasciate perdere: tanto, è probabile che lo faccia apposta.
Foto di WordRidden
Anche gli occhiali vogliono la loro parte
27 Agosto 2010
Che occhiale da sole sei? Le tendenze dell’estate si trascineranno fino a ottobre inoltrato, e ci accompagneranno a tempo debito sulle piste da sci. Per chi vuole osare un look colorato e sopra le righe, stupire o semplicemente non vederci un tubo ma conservando un aspetto fa-vo-lo-so, cinque paia di occhiali da sole giusti giusti, uno per ogni personalità.

Like a Virgin
Quest’anno il pizzo è tornato in auge, le passerelle hanno dettato trasparenze e merletti per la gioia delle nonne. Questi occhiali sono talmente eleganti da poter essere abbinati anche ad un vestito da sera. Non saranno il massimo della comodità e dell’utilità, ma pazienza, del resto nemmeno con un tacco 12 ci si cammina poi così comode, no?
(visti qui)
Om shanti om
Anche il terzo occhio vuole la sua parte e quindi perché non trattarlo come gli altri e proteggerlo dai raggi UV? Detto fatto! Con questi occhiali tutti e tre gli occhi verranno protetti a dovere e in egual modo, anche perché il terzo occhio, per alcuni, è quasi più importante degli altri due.
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Lego my ego
Non si esce vivi dagli anni ‘70 ma soprattutto da un’infanzia votata ai mattoncini colorati. I revival funzionano sempre, e da certi miti non ci si può staccare. Se all’occhiale da bluesman in versione technicolor si associa la parte ludica che inevitabilmente riaffiora, potrete fare contento qualsiasi nostalgico dei tempi che furono.
(visti qui)
Goto: shades, run: shades
Quasi lo stesso discorso vale per quelli che hanno visto muoversi i primi pixel su uno schermo, magari cominciando da un Vic 20 o un Commodore64 per poi arrivare al pixellato Super Mario che viene ormai riproposto su qualsiasi supporto, dalle magliette ai palloncini nelle feste di paese. Ecco, avesse avuto bisogno degli occhiali da sole di certo questi sarebbero stati i suoi.
(visti qui)
X-Men
Un parabrezza personale, montato sulle orecchie è un vezzo per pochi. Questi occhiali, dalla portabilità tutta loro, sono anche appannaggio di chi ha un naso della dimensione consona o di chi si sente un po’ ciclope dal gusto vintage.
(visti qui)
Il mese più freddo dell’anno
26 Agosto 2010
Questa settimana è l’ultima prima del rientro, la più malinconica di tutto il periodo estivo. Si ricomincia a pensare al lavoro che ci aspetta, alle cose da fare, e siamo un pochino meno allegri, ancora non energizzati dai nuovi progetti. Chi è rimasto in città si sente un po’ solo e deve fare i conti con il rimpianto strisciante, ah ma giuro che l’anno prossimo vado in vacanza, costi quello che costi. Le temperature sono ancora alte, ma già si pensa all’autunno.
Avremmo potuto mettere insieme una compilation di canzoni malinconiche di fine estate, ma in fondo nessuna riassume il senso di smarrimento di questo periodo meglio di Agosto dei Perturbazione, la canzone più citata quando si parla di questo mese (nonché una hit sotterranea da tanti anni per un gruppo che meriterebbe una fama ben maggiore di quella che ha).
Diamo fondo alle malinconie, ché fra poco si riparte, splendenti e scattanti: e non manchiamo di guardarci il video della canzone, che nel suo piccolo ci fornisce una ricetta efficacissima per combattere lo spleen tardoestivo.
Druidi sul Carso?
24 Agosto 2010
No, non lo sapevo nemmeno io che nella zona ho vissuto per tredici anni: nascosto nel folto del bosco carsico, a Fernetti, si erge un bellissimo tempio druidico. La zona si chiama, giustamente, Dolina dei Druidi: ma ci sono mai stati dei druidi sul Carso?
La risposta è, pare proprio di no: il tempio non è antico, ma fu fatto erigere negli anni ‘50 da un commerciante triestino, convinto che nella zona fosse vissuto un popolo di druidi. Il commerciante fece erigere il tempio da un contadino del posto, e le sue alte guglie rappresentano i guerrieri del popolo druidico tramutati in pietra. Una delle tante stranezze della storia, ma non per questo un’opera meno affascinante.
Foto di Franco
La meridiana più grande del mondo
20 Agosto 2010
Al tempo in cui non c’erano gli orologi al quarzo e nemmeno quelli a cucù, le meridiane erano il metodo utilizzato per misurare il tempo. L’ombra proiettata dal sole diceva, se non proprio l’ora precisa come siamo abituati a concepirla, almeno in quale momento della giornata ci si trovasse. Alcune meridiane, però, sono così precise da poter dire l’ora al secondo: è il caso della meridiana più grande del mondo, che si trova nel cuore della Città Rosa di Jaipur, in India. Una delle tante meraviglie del nostro mondo, ancora così poco conosciuto.
Foto tratta da Google Sightseeing
Old computer mags: per nostalgici della tecnologia che fu
17 Agosto 2010
Vi ricordate di quando Internet si installava con un CD-rom? Di quando c’erano i floppy disk, i modem 56k, il Commodore 64? Di quando per giocare con un videogame bisognava conoscere gli elementi della programmazione in Basic? Il mondo pre-Windows 95 vi è familiare? Alcuni ricordano tutto questo per averlo vissuto; altri cercano nell’obsolescenza della tecnologia una forma di piccola nostalgia per tempi mai vissuti, come quelli che si vestono da hippy pur essendo nati nel 1980. Per gli uni e per gli altri c’è Old Computer Mags, una raccolta di scansioni di vecchi giornali dedicati all’informatica. In tutte le lingue, incluso l’italiano.
Se volete contribuire, contattate il team di archivisti. Coraggio! Avrete pure qualche numero antico di Il mio Computer da qualche parte…
Baciati (e disegnati) dal sole
13 Agosto 2010
Questa stagione non è proprio l’ideale per chi volesse intraprendere l’avventura del tatuaggio indelebile, quello fatto da un esperto con l’inchiostro sotto pelle, quello “vero” insomma.
Il sole non fa poi tanto bene alla pelle appena stressata dall’aghetto e dall’inchiostro, ma anche dopo è necessario stare attenti a proteggere il disegno per evitare schiarimenti del colore. Quindi è necessario tenere la zona appena tatuata ben protetta dai raggi solari e ben idratata.
Eppure per alcuni disegni sul corpo stare al sole è necessario. Per chi volesse osare un’abbronzatura creativa (o magari riparare alle chiazze di un errato uso dell’autoabbronzante) c’è la possibilità di sperimentare i tatuaggi solari. Si ottengono tramite l’applicazione di stencil o di sostanze fotoimpermeabili in modo che, dopo l’abbronzatura, rimanga il disegnino più chiaro sulla pelle dorata. È ovviamente temporaneo, e nel caso l’esperimento non sia riesca bene o ci si stanchi è possibile correre ai ripari tramite creme autoabbronzanti.
Ecco, se vogliamo anche il segno del costume è un tatuaggio solare, quindi perché non utilizzare il metodo per qualcosa di più creativo?
Certo, è necessaria costanza e precisione e, ovviamente, la giusta dose di crema protettiva per tutto il resto del corpo. Magari cercare di avere un buon risultato già alla prima esposizione non è una buonissima idea, il rischio “pelle color aragosta” è sempre in agguato.
Un artista di Helsinki, Janine Rewell, ha pensato bene di fare di questa idea un’opera d’arte, ben studiata ed eseguita riportando, tramite l’abbronzatura, il suo stile e i suoi disegni sul corpo di un giovane temerario. Il risultato è effettivamente un po’ inquietante ma tutto sommato simpatico.
Cinque video al tramontar del sole
11 Agosto 2010
Le proprietà scenografiche del tramonto sono note a qualsiasi regista. Colori, atmosfera, metafora visiva del destino e del finale, tutto bello pronto e servito. In questa mini-compilation estiva, cinque video che presentano tramonti degni di nota.
Vampire Weekend – Holiday
E mentre il sole tramonta sulla spiaggia, i nostri cinque nobiluomini del Settecento se ne vanno incontro al loro dest… che adorabili scemi.
David Lee Roth – California Girls
L’obbligatorio tramonto sulla spiaggia passa in secondo piano rispetto all’informazione fondamentale veicolata da questo video: e cioè che le donne americane degli anni ‘80, a prescindere dalla temperatura, dal ceto sociale, dall’occupazione e dalla situazione in cui si trovano (i.e. sedute su una balla di fieno) indossavano sempre e comunque un pratico bikini. Punti aggiuntivi per l’uso gratuito di impianti al silicone.
Daedalus – Sundown
Tramonti elettronici e ballerecci per chi non ne può più delle spiagge e dei cocktail degli anni ‘80.
S Club 8 – Sundown
Un po’ di pop per minorenni; mi raccomando il balletto, non si può fare senza.
Arctic Monkeys – When the Sun Goes Down
Cosa succede dopo che il sole è calato? Un sacco di brutte cosette, se vivi nel nord dell’Inghilterra. Lo dicono gli Arctic Monkeys, mica io.
Foto di marfis75
V per Venditore: giorni di ordinaria follia
10 Agosto 2010
L’estate è il periodo più tragico per il venditore. Caldo a parte, nessuno ha più voglia di starti a sentire. I clienti stanno con i piedi sotto la scrivania e la testa sul ponte di uno yacht, le strade sono intasate, e perfino le verdure ti guardano con aria di rimprovero. Sono giorni difficili…
Lei non sa chi sono io
Se le mie certezze vacillano, sarà il mio lavoro?
Ormai non lo dico nemmeno più, ma mi faccio i miei bei 400 km direzione centro Italia, cliente ben inserito nel territori, punti vendita di prossimità con assortimento non ampissimo, quindi possibilità di usare leve classiche per aumentare il fatturato.
Mi riceve Santa Receptionist, immacolata nelle sue camicette e beatificata dall’air conditioning.
Mi presento all’interlocutore, che non mi conosce. Segue una presentazione breve e semplice sulla storia dell’azienda, chi siamo/chi non siamo, il catalogo prodotti. Tutta la liturgia del commerciale al primo approccio.
Penso che bello, il mio lavoro.
A metà della riunione, il mio interlocutore riceve una telefonata per andare a pranzo. Risponde, confabula, si apparta a metà. Parla a voce bassa, ma purtroppo per lui lo sento lo stesso: “C’è qui uno della Bonduelle che non ho capito cosa vuole.”
Vabbe’. Dirvi che in un attimo ho visto passarmi davanti il mio colloquio di assunzione, la mia formazione, i bei rapporti di lavoro e non con tanti clienti… è dire poco.
Dopo 400 km e la mia voglia di fare cose nuove, io sono uno della Bonduelle e non ha capito cosa voglio. Le mie certezze vacillano.
Prima o poi smetto
Fino a dove può arrivare la pazienza di un venditore? Fino a dove, dico io, fino a dove.
Lasciamo stare la Milano-Venezia in coda, perché le persone vanno in vacanza e fanno bene; i folder prodotto che dovevano essere pronti, ma chissà perché proprio al mio indirizzo, solo al mio chiaro, non si sono visti; e i campioni anche loro ritornati alla produzione… Perché mai, cari campioni, non vi sto simpatico? Non sono forse io quello che vi darà la possibilità prima o poi di arrivare su uno scaffale?
Ok, lasciamo stare tutto.
Ma andare in agosto a chiedere ai clienti se possiamo fare nei loro punti vendita un test di mercato su un prodotto segreto, questo no. Io non ci sto.
Tutto inizia con la riunione con il marketing: brief segretissimo, mi dicono. Tranquilli, non ho capito nulla. Più segreto di così, cosa volete?
Dopo una presentazione di obiettivi, strategia, tempi ecc, il team del marketing viene al dunque: “Quindi Lorenzo, pensi che potresti attivare questo test? Vorremmo i risultati per fine agosto.”
“Ma di cosa?” faccio io.
“Del test.”
È difficile, siamo già ad agosto e poi di base con il cliente dovrei condividere che prodotto è, che target ha, non possiamo mettere in test sullo scaffale un prodotto per gli gnu, da mangiare di notte al chiaro di luna, sia in solitudine che in compagnia, per 20 €/kg.
“Ce la puoi fare?”
Certo.
E che altro.


