In forma con… Stark

27 Ottobre 2009

stark_topAdesso non faccio per vantarmi ma volevo dirvi che io sono uno di quelli che vanno a correre da prima che si spargesse la voce che correre faceva bene, quando a correre eran solo dei fanatici o dei disperati, e tutto il business della roba fighetta per andare a correre doveva ancora nascere. Per cui toccava arrangiarsi: d’estate si usciva con dei pantaloncini tipo il bassista dei Queen a Wembley, d’inverno con dei tutoni di materiale così ruvido che dopo un po’ ti sembrava di avere uno zerbino cucito sulla schiena.

Ma questo mi sa che vi interessa poco. Mi si chiede, se ho ben capito, come si fa a tenersi in forma; ma io, sinceramente, non ne ho idea. Da quel che si sente in giro sembra che, per l’uomo moderno, tenersi in forma voglia dire per forza andare in palestra; mentre io, dalle palestre, ci son sempre stato alla larga, ché se devo pagare per far fatica, a questo punto tanto vale regalare la busta paga al capufficio. Io, quando mi gira, prendo e vado a correre; poi son fortunato, vivo vicino al mare, posso correre sul mare, ho i parchi vicino a casa, posso correre nei parchi, ho gli amici che si allenano nella pista di atletica, posso andare con loro e rinfrescar la mente su quanto siano lunghi quattrocento metri (la risposta è variabile. Certi giorni anche più di un chilometro). Ora non so bene dove andare a parare, ma adesso dirò una serie di cose che cominciano tutte con la lettera C così potremo intitolarlo “Le 5 C per restare in forma” come fanno quelli che scrivono sulle riviste vere che di queste cose ne capiscono.

Il primo punto si chiama camminare. Sarà pure banale come inizio, ma se siamo disabituati a camminare, cosa cavolo ci andiamo a fare, a correre? Non è che i videogiochi cominciano dal livello due. Che io non so com’è, ma ogni tanto vedi che c’è gente che ha tutta questa ansia di correre, andare in palestra, far chissà che cosa e poi se gli proponi di fare cento metri a piedi ti guardano male. Cominciamo col camminare. Tornando dal lavoro scendiamo una fermata di autobus prima, oppure parcheggiamo un po’ più lontano (come se potessimo scegliere). Mezz’ora di camminata al giorno è la miglior base di partenza.

Poi c’è la compagnia, che uno magari la sottovaluta, e invece avere almeno una persona al proprio fianco durante le sgambate è fondamentale. Ovviamente non dev’essere l’amico maratoneta, per il quale sareste solo un peso: meglio trovare un vostro simile, per grado di allenamento e condizione fisica. All’inizio si trotterellerà chiacchierando, poi il fiato comincerà a venir meno. Il livello di preparazione si misura anche da quanto si riesce ad andare avanti a parlare.

Adesso veniamo alle calzature. Ci sono delle scarpe che vanno bene per correre e altre no. Se la suola è più sottile del Fatto Quotidiano, non vanno bene. Se ce le aveva Uma Thurman in Kill Bill, non vanno bene. Se ve le mettereste addosso per far due passi in centro, non vanno bene (le scarpe per correre non sono mai belle. Ricordatevelo).

Due parole sul cemento, che è il peggior nemico del corridore. So che per necessità chi vive in città finisce spesso per slalomare tra asfalto e marciapiede, ma conviene sapere che correre sull’erba è la cosa migliore, se si ha un bel praticello di cui fidarsi. Certo che il rischio è di imbattersi in buche, pietre, radici affioranti o souvenir canini: state in occhio. Tendini e talloni vi diranno grazie.

E infine la costanza. Se prendete un ritmo regolare, l’allenamento diventerà un automatismo quasi circadiano. Ma se per qualsiasi motivo non riuscite a far nulla per una settimana, ricominciare diventerà un Everest. Tenetene conto, la prossima volta che direte “Ci vado domani”, o la vostra tuta rischierà di coprirsi di ragnatele. Siete avvisati!

Stark, aka Stefano Andreoli, è la metà con i capelli di Spinoza, che a dispetto del nome non è una raccolta di aforismi del celebre filosofo.

In forma con… Federico Bolsoman

20 Ottobre 2009

Il Bolso ti guarda (male)Alla richiesta di scrivere qualcosa su “in forma” ad un vero Bolso™ viene spontaneo rispondere con la domanda “Quale forma? Sferiforme? Meliforme? Periforme?” Il nostro BMI non sarà ancora nella fascia di obesità grave ma i nostri avatar (mii) nel Wii fit hanno un fattore di forma inconfondibile e si intristiscono a veder salire l’indicatore di massa corporea fino alla fascia arancione.

Calo ponderale, disse più volte il medico di famiglia con un sorriso affettuoso. E sì che qui si discende da una famiglia di medici in cui si crebbe seguendo il sacro rituale di pranzi e cene costituiti dalla terna inscindibile carboidrati-proteine-vitamine. Fosse mancato anche uno solo dei tre una volta ogni mese e il bolsobimbo già vedeva avanzare lo spettro del rachitismo.
Cresciuto inappetente, battuti record di 1 ora e quaranta per affrontare una bistecchina dall’aspetto ormai cuoiaceo, adornata del suo saporitissimo olietto, il Nostro si è ripreso in età liceale, ma sempre rispettando le indicazioni di pochi grassi, verdura e frutta a tavola in grandi quantità.

Ma questi erano gli anni ‘70 dello scorso millennio. Ora il Bolso è adulto e coscienzioso nonché dotato di due iBabies divoratori di ogni cibo, quindi energici e richiedenti attenzioni, sforzi e rincorse. Eppure il profilo è sempre elegantemente curvilineo, un monoaddominale privo di solchi che sembra uscito dal designer di una supercar. Eppure tenta di stare attento al cibo. Eppure ha cominciato, convinto dalla sua Daria, a fare palestra. Hanno scelto Pilates, ginnastica di posizione con il preciso scopo di introflettere la pancia. Almeno si cerca di ottenere l’impossibile comodamente seduti su un materassino, in mezzo ad una maggioranza femminile.

Poi, come d’incanto, una mattina (questa mattina) avviene il miracolo. Alle 8 di un freddo mattino di ottobre (praticamente un anticipo di gennaio), l’inesorabile scuolabus sta avvicinandosi alla fermata vicino casa. Una manciata di minuti prima, il Bolso ha convinto un iBaby cinquenne recalcitrante a vestirsi e mettersi le scarpe. 200 metri li separano dal traguardo. Il percorso che normalmente è una passeggiata idilliaca per mano ad un bambino angelico diventa una corsa con traino di un esserino in protesta passiva. Passato il gomito della via principale, scorta la sagoma dell’autobussone nella bruma mattutina avviene lo scatto: preso il figlioletto in braccio, il Bolso attacca una corsa con 20 kg di koala umano avvinghiatogli che se la gode ridendo fra gli affanni paterni. A 5 metri il bus chiude le porte, il Bolso atterra il bimbo e si sbraccia, il bus le riapre: “ah, ci siete anche voi?”.
E’ fatta. Schioppettate di tosse fredda respingono il Bolso a casa. Anche queste 10 calorie le abbiamo bruciate. Forse è meglio tornare a introflettere l’ombelico.
P.S. Avrete notato che nella ricostruzione qui presentata è stato omesso l’intero filone sportivo giovanile. C’è una ragione che converge nel celebre episodio del Bolso cianotico ai Giochi della Gioventù. Ma questa è un’altra storia.

Federico Giacanelli, aka Bolsoman, è parte della tribù dei Bolsi insieme alla consorte Daria e ai figli Cesare e Ulisse.

Foto di Daria

In forma con… Chiara Calpini

13 Ottobre 2009

chiara_topChiara Calpini: direttrice di KissMe, ma anche blogger. Su Razor Sisters fa a fette la cultura pop, badando a prendere i tagli più teneri vicino all’osso. Anche a lei abbiamo chiesto di raccontarci qual è il suo modo di tenersi in forma.

Io mi tengo in forma campando d’aria. Detta così sembra un po’ dura: adesso specifico. Dopo anni di sperimentazione di diete (tutte regolari, niente paura), chili persi e chili ripresi, ginnastiche più o meno forsennate e tutto il resto che qualunque donna prova nella sua vita, ho capito che l’unica cosa che funziona per me è mangiare poco. O meglio, mangiare meno di quello che ho sempre pensato mi servisse per tenersi su o meno di quello che alcune porzioni mi suggeriscono al supermercato e al ristorante. La mia non è assolutamente un’induzione all’anoressia, dio-ce-ne-scampi, anche perché adoro mangiare. Semplicemente, se si riesce a scindere la fame vera da quella indotta da stress, frustrazioni e insicurezze, ecco, ci si rende conto che non abbiamo bisogno di tutto quel cibo che spesso assumiamo in più; realizziamo che davvero non ci serve quella sovrattassa calorica che gli inglesi chiamano comfort food. Ma per arrivare alla scissione (complicata come quella nucleare) dei due tipi di fame bisogna fare un passo indietro.

Per decidere veramente di mangiare bene è molto utile l’analisi. Anzi, a tutte coloro che da anni combattono con sorti alterne i chili in più mi sentirei di dire di mollare le diete e di farsi una bella psicoterapia. Ce ne sono di tutti i tipi, più brevi di quelle freudiane e soprattutto più mirate. L’importante è trovare la persona giusta con cui confrontarsi. Non che una possa pensare di cavarsela in un battibaleno, ogni cosa che funziona veramente ha bisogno di tempo e di costanza. Però i benefici di una psicoterapia, ovvero i benefici di chiacchierare con uno professionista oggettivando e superando le proprie inibizioni, sono molteplici. Il fine ultimo è quello di stare meglio e di vivere una vita più piena: più in forma di così!

Ridimensionate le porzioni, l’altra mia priorità è mangiare bene. Personalmente, non mangio più carne ma non voglio convincere nessuno a fare lo stesso. Se me lo chiedete, però, ne parlo volentieri! Preferisco acquisti bio e rigorosamente di stagione. Se mi presentate una peperonata a gennaio potrei anche sputarvi in faccia. Nella mia dispensa trovano posto cibi bizzarri come le alghe e la quinoa ma anche assolutamente normali come le noci e i fagioli.  Adoro i dolci e le patatine e quando voglio me li concedo. L’importante è darsi un limite.

Ricapitolando: mangiare cercando di sentire la fame vera (anche cucinare e masticare lentamente aiutano parecchio!), mangiare bene e poi fare attività fisica, certo! OK, non l’ho detto subito perché sono pigra o, almeno, pigra a fasi alterne. Come per  le diete ho fatto un po’ di tutto: dall’atletica, alla danza del ventre, allo yoga fino al bodybuilding. Cambiare attività, tutto sommato, è divertente e fa parte del gioco. Ma ultimamente sono davvero pigra! Allora cerco di fare qualcosa che mi faccia sentire veramente bene, qualcosa che oltre a tonificare i miei muscoli abbia un valore aggiunto molto forte. Scelgo allora il trekking perché stare in mezzo alla natura mi riempie di gioia. O la pallavolo, perché anche se sono una schiappa il gioco di squadra mi esalta. O ancora le uscite di gruppo in bici perché si socializza che è un piacere. Già, il piacere. Cercatelo nel posto giusto e troverete anche la forma.

In forma con… Il Precario

6 Ottobre 2009

precario_topSul blog si firma “sonounprecario”, così, senza maiuscole o spazi. Nella vita si chiama Alessandro Sironi, è laureato in Scienze della Comunicazione ed è titolare di una memorabile frangetta supergiovane. Che tutto sommato gli spetta, essendo egli supergiovane. Gli abbiamo chiesto come fa a mantenere la forma fisica, e a quanto pare siamo caduti benissimo.

Essendo un tipo sportivo (in tutti i sensi), fermo non lo sono mai stato: ho fatto nuoto e ho giocato a calcio, ma dopo ripetuti infortuni alle caviglie (mia mamma me le ha fatte in cristallo di Boemia), ho dovuto dire basta. Sarebbe ovviamente stata una brillante carriera, invece ho preferito cominciare ad andare in palestra.
Sono nato in forma. È ormai da 5 anni che mi alleno, costantemente, 3-4 volte la settimana in sala pesi. Già, la costanza, quell’elemento fondamentale se si vuole sperare di ottenere risultati decenti e non solo donare centinaia di euro in abbonamenti a palestre mai frequentate. Sì, perché, se ci pensate bene, quando vi sfiora l’idea di cominciare a fare qualcosa di salutare per il vostro corpo, a cosa pensate? Al risultato, esatto. Proiettate nella vostra mente immagini di voi stessi in una tanto strana quanto misteriosa versione “figa”.

Nonostante poi la potentissima lobby delle palestre non voglia comunicarlo in via ufficiale, vi svelo un segreto: ebbene no, non vi serve a niente iscrivervi a corsi o cominciare attività fisiche un mese prima di andare al mare; peggio ancora se vi mettete a stilare una fantomatica e parallela dieta “fai da te”, in cui praticamente vi limitate a non mangiare o a mangiare solo determinati cibi. Con ragionamenti del tipo “mangio solo frutta e yogurt e sono a posto”. Per il trapianto di fegato, forse.
Inoltre, quando vedete in tv persone sotto il sole che vibrano, letteralmente, attaccate a un elettrostimolatore mentre bevono una bibita e discutono di come sia bella la vita quando hai un fisico così scolpito, cambiate canale. Sono frottole. Pericolose, peraltro. Il ragionamento è semplice: chiunque cerca di vendere il massimo risultato col minimo sforzo, la minima spesa e il minor tempo possibile.

A meno di essere ricchi e comprarsi un personal trainer che muove gli arti al posto vostro, vi tocca faticare. Dopo poco tempo infatti vi accorgerete di stare meglio, sia fisicamente che con voi stessi. Ma soprattutto potrete continuare a mangiare normalmente: l’importante è muoversi e praticare lo sport che preferite. Diciamo che una delle regole che cerco di rispettare è non esagerare, mai. Specialmente con dolci e alcolici, che rallentano metabolismo e combustione dei grassi. Lo so, ogni tanto parlo strano, ma dopo aver frequentato la palestra per qualche anno, vi verrà voglia di chiedere e informarvi, perché lo vedete e lo sentite (con le vostre mani), che il corpo è soddisfatto.
Non vi sto dicendo di dire basta alle sagre della porchetta, ai ciccioli, alle cene con gli amici o a una simpatica alzata di gomito. L’importante è che non diventino frequenti. Il vero atto di forza, il vero slancio verso un sedere migliore, è tirarlo su dalla sedia e convincersi che ticchettando su una tastiera altro non svilupperete che una schiena ricurva e delle dita velocissime. Che possono anche tornare utili, ma non rendono magri.

Certo, dopo una giornata di lavoro è mentalmente difficile avere voglia di allenarsi, ma non è questa l’ottica giusta. Per me infatti la palestra è una valvola di sfogo e ormai la percepisco come un importante tassello personale. È anche per questo motivo che, se sono costretto a saltare un giorno, mi girano le scatole: quando sei sotto la doccia dopo aver faticato, sembrerà strano, ma ti senti bene.
Insomma, non fatevi fregare dalle riviste, dalle diete “delle star” o da consigli di sedicenti esperti. Evitate torture fisiche e psicologiche su voi stessi, con infuenze negative e pesanti su molti aspetti di vita quotidiana.

E non state fermi, ché vi fate male.

I buoni propositi per le vacanze: Akille

30 Luglio 2009

Akille, o Achille, a seconda di quanto lo vedi da vicino o sei supergiovane, è un decano della blogosfera. Lo dico senza timore di smentite, visto che il Nostro si è sempre fatto orgoglioso portavoce della nostra generazione rétro, nostalgica e pronta alla battuta. Potevamo non chiedergli quali sono i suoi buoni propositi per l’estate?

Io in estate vado in vacanza  anche come blogger. Soprattutto come blogger. Perché io in estate stacco tutto e me ne torno in meridione,  in certi posti dove l’Adsl non arriva e una wi-fi non la trovi manco a pagarla, figuriamoci gratis e senza password.

Quindi io in estate, di solito, vivo per  un bel po’ di giorni senza i blip delle mail, senza cambiare gli status su Facebook, senza aggiornare il blog, senza dire  “Fammi vedere solo un attimo che si dice in giro” per poi ritrovarmi due ore dopo a leggere delle lunghissime discussioni in cui i blogger si insultano sulla credibilità del web 2.0, in un post in cui un altro si chiedeva “Ma nell’amatriciana ci va la cipolla?”

Ma se ho detto “di solito”, è perché quest’estate ho deciso di cambiare: mi comprerò uno di quei cellulari che si connettono ad internet e che puoi impostare per avere un avviso se ti arriva una mail, o se uno ti cerca su Gtalk, o se qualcuno commenta una tua foto o una tua arguta frase.

Così finalmente anche io potrò postare in tempo reale i miei movimenti, e farvi invidiare i miei pomeriggi al sole e le mie grigliate in montagna, e scrivervi che sto andando qua e là e caricare la foto del tramonto sul mare e della tizia bona che balla in un locale e di tutti i cocktail che ci stiamo scolando e del fatto che “Ehi, sono le tre di notte e stiamo andando a fare il bagno, viene nessuno?”

Sarà un’estate iperconnessa, da raccontare in tempo reale. Vado lì? Lo posto. Non so dove cenare? Chiedo consigli. In quel posto consigliato dal tal blogger mi hanno fatto mangiare da paura? Lo liko. Faccio 300 foto dello stesso pezzo di costa ma con delle angolazioni diverse? Le sharo.

E così tutti sapranno sempre tutto. E  quando, tornato dalle vacanze, proverò a dire: “Ehi, non sapete cosa ho fatto quest’estate”, i miei amici e conoscenti mi diranno: “Ma sì che lo sappiamo, l’abbiamo già letto, l’abbiamo già visto, e ti abbiamo pure già commentato”. E lì. non potendone parlare, l’estate finirà subito. Prima del solito.

A pensarci bene, io mi sa che mi stacco da Internet anche quest’estate.

I buoni propositi per le vacanze: Colas

23 Luglio 2009

Dietro il diminutivo da personaggio di Andrea Pazienza si nasconde Emiliano Colasanti, giornalista musicale, blogger e discografico (è co-fondatore dell’etichetta indipendente 42 Records). Anche a lui abbiamo chiesto di rivelarci i suoi buoni propositi per le vacanze.

Non sono abituato a fare propositi.
 Soprattutto buoni. E soprattutto per le vacanze.
Di solito aspetto questo periodo dell’anno proprio per vivere come capita. O forse per “Vivere come capita ancora di più”.
Mi accontento di poco: evitare di accendere il computer (o farlo meno del solito), leggere qualche libro in più, non avere obblighi e neanche chissà quale tipo di aspettativa.
 Alla fine, della vacanza preferisco l’aspetto più riposante. Per viaggiare c’è sempre tempo. No?

Chiaramente non è stato sempre così. Da ragazzino avrei risposto in tutt’altro modo e probabilmente sarebbe stato più interessante. Fortunatamente il prodigioso staff di InPausa mi ha messo a disposizione un’incredibile macchina del tempo. Macchina… oddio… una BMX, per cui tenetevi forte. Si torna indietro. Nel 1995. Alla lista dei miei (buoni?) propositi per l’estate del mio sedicesimo compleanno.

  • Limonare con una ragazza a caso
  • Limonare duro.
  • Sposare Uma Thurman.
  • In caso di nozze, ma anche in caso di no, limonare duro pure con lei.
  • Trovare un esercito di volontari disposti a fare i compiti delle vacanze al posto mio.
  • Riuscire a convincere mio padre che il mio tre in matematica sta per “numero perfetto”, e non per una bocciatura.
  • Nutrirmi di sole bombe alla crema.
  • Trasferirmi a Londra e diventare una rockstar giusto in tempo per il ritorno in classe.
  • Essere posseduto dallo spirito di Jimi Hendrix, in modo da dominare la scena dei falò suonando la chitarra con i denti.
  • Ho già detto limonare duro?

I buoni propositi per le vacanze: L’avvocatessa

16 Luglio 2009

La misteriosa delle misteriose (di lei si conosce solo il blog) ha condiviso con noi i suoi piani per le vacanze. Vaghi e poetici, come la sua presenza in rete.

Quale esperta in tattica dilatorie, “L’anno prossimo [ lo ] faccio” è per me un file sempre aperto, il cui campo variabile finisce per catturare tutte quelle attività che, pur interessandomi, non mi entusiamano abbastanza da convincermi a mollare tutto per dedicarmici.

Del resto, chi rinvia ogni cosa – perfino la più importante! – all’ultimo momento sa che il punto non sono le vacanze.
E nemmeno la fermezza della volontà.
La questione è individuare propositi con cui qualificare – in senso non solo etico o colto, ma anche puramente emotivo o edonistico – il proprio tempo da vivere (e non quello da perdere…)

Per queste ragioni, i miei vorrebbero essere non tanto buoni propositi per l’estate, ma propositi buoni per l’estate.
Esaurita la gamma degli obiettivi di repertorio (viaggiare, darmi ad una scatenatissima vita notturna, acchiappare, rosolarmi fino alla trasfigurazione, dimagrire, dare fondo alla mia biblioteca ammiccante ed ubriacarmi di cinema e concerti all’aperto), la sfida è intercettare – complici il sole, la seduzione del mare, il colore di certi cieli troppo schietti – qualche pensiero.
Anche uno solo.
Ma che sappia farmi volare.

I buoni propositi per le vacanze: Andrea Beggi

8 Luglio 2009

Nella blogosfera italiana sei qualcuno solo se lui ti ha “migrato” il blog da un server all’altro; Andrea Beggi, amministratore di sistema di giorno, angelo custode dei tecnolesi sempre, ha condiviso con noi i suoi buoni propositi per le vacanze. La foto, del resto, dice più di mille parole.

Le vacanze le ho già in parte fatte. I propositi relativi erano:
- relax
- ozio
- mare
- grigliate.
Bilancio: “Mission Accomplished” grazie alle spiagge della Corsica, dove da qualche anno trascorriamo le nostre vacanze.
Ci sarà una coda per il RomagnaCamp a settembre, dove i propositi saranno:
- mare (per le femmine bipedi della famiglia)
- social cazzeggio (per il maschio)
- probabile puntata in Dalmazia nei giorni successivi.
La femmina quadrupede a questo giro rimarrà a casa.

I buoni propositi per le vacanze: Catriona Potts

2 Luglio 2009

Inauguriamo questo spazio con Catriona Potts, misteriosa editor di misteriosa casa editrice e blogger. Quali saranno i suoi buoni propositi per l’estate?

Premessa (lunga ma necessaria).
Affacciatevi alla finestra. Vedete una donna – una sola – che non abbia la borsetta e un’altra borsa? È la silenziosa, strisciante Sindrome di Borsabis, che colpisce tutte noi. C’è chi ha la borsa plasticata di Harrods coi cagnolini (ne hanno tirate più copie del catalogo Ikea, fidatevi); c’è chi ha il ciancicato, tristissimo sacchetto del Marchio Prestigioso; c’è chi ha la tote bag del convegno (”Animalopatie nel lattante – Sottosummano 12-18 marzo 2009″ ovviamente scritto in Comic Sans); c’è chi ha l’ecologica con sopra l’albero umanizzato e contratto in un rictus… A differenza delle altre, però, la mia Borsabis porta scritto nel suo destino una sola missione: trasportare manoscritti, cioè carta. Molta. Sempre. C’è il cosiddetto Trasporto Salmanazar dei giorni feriali (3 chili ca.), il Balthazar dei fine settimana (5 chili ca.) e il Nabuchodonosor di qualsiasi periodo di assenza superiore ai 2 giorni (dai 6 chili in su). Tutti i giorni. Per tutto l’anno. Casa-ufficio, ufficio-casa, casa-ufficio…
Fine della premessa (lunga ma necessaria).

Con ciò, non dico che non andrò in ferie perché restia a riempire altre borse o valigie (per quanto…) e di trascinarmele appresso. Dico piuttosto che, quest’anno, voglio liberarmi della Sindrome di Borsabis almeno per il periodo delle vacanze. Fosse solo per non angosciarmi all’idea di non averci messo dentro gli unici 7-8 etti di carta davvero necessaria. Fosse solo per evitare di rovesciarne il contenuto sulla scrivania la sera e ri-rovesciarne dentro il contenuto la mattina. Fosse solo per avere un po’ di spazio in macchina, così da allungare le gambe. Fosse solo per essere l’unica donna che se ne va in giro con Borsauno e basta.
Si vede che ho avuto un anno impegnativo, eh?
Ma, soprattutto, non potevo semplicemente scrivere che, durante le vacanze, mi concederò anima e corpo alla pigrizia più estrema?

Ogni anno prevedo di essere seduta sotto un ombrellone, in una spiaggia affollata, con in grembo il super-mega-bestseller dell’estate. E, intorno a me, un sacco di gente lo sta leggendo, perché quello è il libro che tutti devono leggere.
Tutti tranne me, perché sono stata io ad averlo scoperto e pubblicato.
Eppure, giacché non faccio vacanze stanziali da quando avevo diciotto anni e ho sempre considerato gli ombrelloni piuttosto volgari (per tacer delle spiagge affollate), credo che pure quest’anno tutto ciò rimarrà sulla carta (sic).

Super-mega-bestseller dell’estate pubblicato da me incluso.

Miti estivi da sfatare

24 Giugno 2009

Quando ero piccola – non piccola-piccola, diciamo piccola in grado di nuotare – la mamma non mi lasciava mai entrare in acqua prima che fossero trascorse almeno due ore dall’ultima volta che avevo mangiato. Si sonnecchiava sulla sdraietta, o ci si abbrustoliva sulla spiaggia facendo castelli di sabbia. A partire dall’ora e mezza circa, si cominciava a chiedere alla mamma “Posso andare?” con cadenza ogni cinque minuti. A meno dieci dall’ora X, la mamma si spazientiva e finalmente liberava le mandrie.

A distanza di trent’anni posso dirlo: era tutta una bufala. Certo, buttarsi nell’acqua fredda dopo un pranzo completo con tanto di dolce può non essere la migliore delle idee, ma un tuffetto nell’acqua brodosa della riviera adriatica dopo un panino al prosciutto non presenta criticità di sorta. Ma grazie a quell’esercizio quotidiano, abbiamo imparato il valore della pazienza.

Crescendo, un altro mito diffuso era che non si potesse andare in acqua durante il ciclo mestruale. Altra clamorosa bufala, ma del resto c’è ancora chi crede che “in quei giorni lì” una donna faccia cagliare il latte, appassire le piante, ammuffire la frutta messa a seccare al sole, sgonfiare il pane e altre e varie. Tale è il terrore nei confronti della fertilità femminile. Andare in acqua non ferma il ciclo, anzi, non influisce minimamente sulla sua durata e intensità, e sicuramente non genera malori.

Altra leggenda che abbiamo sperimentato direttamente sulla nostra pelle: che le scottature irrobustiscano e rendano migliore la cute. Adesso sappiamo che la cute soffre tremendamente per lo shock dell’esposizione prolungata ai raggi solari, ma io ricordo fin troppe estati in cui – pallida come sono – affrontavo il sole protetta solo da uno strato di Nivea. La sera piangevo per il dolore delle scottature, mi spellavo, ritornavo bianca e mi scottavo di nuovo, in un ciclo infinito. Solo ben oltre i vent’anni e svariate ustioni dopo ho capito che il filtro solare 8 non bastava, e nemmeno il 15 o il 20.

Ultimo, ma non meno ridicolo, il concetto che con le ciliegie non si possa bere l’acqua (ma litri di vino? Quelli sì).

Vi vengono in mente altri miti estivi da sfatare?

Foto di nyki_m

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