Domenica… gnocchi!

3 Settembre 2010

gnocchi_topGià, da quando sono bambina il giorno degli gnocchi è la domenica, non il giovedì come dice il famoso detto.
Tutta la famiglia riunita e la nonna che girava attorno al tavolo per sistemare i tocchetti di pasta che sarebbero poi diventati gnocchi.

Il tavolo al centro della cucina, un collage di epoche dal 1940 in poi, era ricoperto completamente di farina, anche a terra e tutto intorno. Al centro, una tavola di legno su cui la nonna impastava la massa di farina e patate: la fòrmica del tavolo non va bene, non è porosa, il legno sì. Non era una tavola ben rifinita, ma piuttosto grezza, di un legno chiaro, assi attaccate tra di loro in maniera non proprio precisa, con la farina che si incastrava tra le fessure. Me la ricordo pesantissima e a doverle dare un nome specifico non saprei in quale enciclopedia andare a cercare.

Gli gnocchi di mia nonna erano quelli con le scanalature da una parte e la cavità dall’altra, per accogliere meglio il sugo denso, che doveva restare in cottura per almeno 4/5 ore. Io ero l’addetta all’ “arricciamento” degli gnocchi, con uno strumento nato con ben altra destinazione d’uso, ma perfetto per quella funzione: la forchetta. Impugnata con la mano sinistra, i rebbi appoggiati al tavolo verso di me e via di dito! Poi ho scoperto il riga gnocchi: una tavoletta di legno con scanalature e manico, più comoda e più sofisticata, ma arrivata in cucina molto dopo il mio tirocinio con la forchetta.

Pronti e cotti, invasi da litri di sugo, non venivano serviti nella semplice pentola, bensì nella “matrella”, un grosso contenitore rettangolare, sempre in legno, capace di contenere gnocchi per una quantità indefinibile di persone.
Questo avveniva più o meno ogni domenica, e meno male, altrimenti adesso non sarei così brava a fare gli gnocchi…

Foto di joyosity

Chef Christian: sotto questo sole…

4 Agosto 2010

chef_christian_topAd agosto inoltrato, l’aria condizionata qui in sede Bonduelle non può nulla contro i raggi del sole orobico che picchiano attraverso la finestra. Mangio con i colleghi un Agita&Gusta beta carotene per non appesantire troppo la pausa pranzo e, diciamola tutta, anche allo scopo di creare le premesse per una bella abbronzatura persistente; eh sì, calendario alla mano, mi accorgo che manca davvero poco al ricongiungimento annuale col mare.

Guardo il packaging ottagonale di cui ho appena divorato il contenuto e, benché la mia mente sia a rosolare sulla battigia e farsi bagnare dalle onde, penso a una possibile ricetta leggera e gustosa che, come l’Agita&Gusta beta carotene, possa favorire il benessere della pelle e un colorito bronzeo da poter sfoggiare al rientro dalle vacanze.

Generalmente gli ortaggi “rossi” sono preziosi allo scopo: le carote, i peperoni e i pomodori, e frutti quali albicocche, melone e angurie, ma anche alcune piante in foglia, come gli spinaci, prezzemolo e basilico, cicorie e tarassaco. Si tratta quindi di sceglierne alcuni e unirli in modo gustoso, magari per preparare in modo semplice un’ottima pasta.

Proviamo così:
Tagliare finemente una cipolla rossa o scalogno e versare in una padella con un filo d’olio a fuoco lento.
Aggiungere mezza carota tagliata a cubetti fini e mezzo peperone tagliato a quadretti più grossolani e far soffriggere il tutto.
Tagliare dei pomodori di San Marzano (non troppo maturi altrimenti si sfaldano) a quadratini dopo aver rimosso i semi e aggiungerli in padella sfumando con una goccia di vino bianco.
Aggiungere quindi il sale e un pizzico di pepe.
Separatamente cuocere la pasta, scolarla e versarla nella padella. Saltare e mescolare il tutto aggiungendo un abbondante trito di prezzemolo.

Ora non resta che gettarsi sotto il solleone d’agosto… a digestione completata!

Bambini e animali: un’overdose di tenerezza

20 Luglio 2010

lula_topBimbi e animali sono l’arma di fine di mondo di Internet. Nei pomeriggi d’estate in cui tutto il paese vuole lavorare meno, i telefoni suonano a vuoto e la calura rende difficile portare a termine anche i compiti più semplici, un video di bimbi traballanti sulle gambine cicciotte che giocano con cuccioli o altri animali è l’antidoto alla pesantezza e alla noia. Ne abbiamo scelti quattro che ci parevano particolarmente divertenti.

La bambina e i maiali gentili
Normalmente i maiali sono bestie piuttosto brutali, ma questi due sono placidi come vecchi cani: e la bimba del filmato si diverte un mondo a dar loro carote.

Un gatto a prova di bambino
Questo gatto è molto pigro o molto tollerante, ma in ogni caso si lascia stuzzicare senza grosse reazioni.

Lula e Leonard, migliori amici per sempre
Lula è una femmina umana molto piccola, Leonard una tartaruga di terra: insieme sono bellissimi. Anche grazie all’abilità di montaggio dei genitori di Lula, va detto.

Cane: il migliore amico del bambino
Un sacco di coccole fra Edvin e Gibson (non so chi sia l’umano e chi sia il canino).

Le controindicazioni della pigrizia

14 Luglio 2010

pigro_topVabbè, è facile, no? Tutti a dire “Lavorare con lentezza” di qua, “Qualità della vita” di là, ma Madonna non è diventata Madonna grattandosi i gomiti a Central Park tutto il giorno, e nemmeno le ereditiere, di questi tempi, possono permettersi di restare inattive. Non siamo programmati per restare fermi troppo a lungo: la vita che ci scorre intorno ci angoscia, vogliamo lasciare un segno, preferibilmente non solo la deformazione del nostro peso sui cuscini del sofà. La pigrizia è la nemica numero due del successo (la numero uno è la gnagnera a base di “Tutti ce l’hanno con me, il mondo è cattivo”), nonché la causa principale di una serie infinita di disturbi, dal sovrappeso ai problemi articolari. Stare sempre sdraiati o seduti a perdere tempo al computer distrugge la schiena, e mangiare distrattamente senza fare alcun genere di attività fisica dà il colpo di grazia. I pigri gravi hanno anche difficoltà con la vita sociale, perché il peso specifico del loro deretano impedisce la deambulazione fuori casa, e comunque sarebbero troppo pigri per rendersi presentabili. Di pigrizia in pigrizia, un giorno si muore senza aver vissuto per niente.

In tempi più difficili, la pigrizia era un peccato capitale: a essere accidiosi si finiva all’Inferno, dove poi si finiva per essere snobbati dai poeti pre-cristiani e dai loro accompagnatori onirici. Certo, al pigro cosa gliene frega: l’importante è non dover fare fatica. Il pigro, per essere veramente tale, deve sviluppare anche una certa indifferenza. Agli amici che non vede più, ai lavori che non fa o che non riesce a tenersi, ai soldi che non ha, all’indipendenza che non si decide a conquistare (il vero pigro italiano bivacca a casa dei genitori a oltranza, anche quando potrebbe benissimo andarsene). Il pigro è anche un po’ infantile, perché per essere pigri professionisti bisogna anche smettere di crescere; o forse è la scarsità di esperienze fatte a causa della pigrizia a rallentare lo sviluppo del cervello. E c’è tutta una filmografia sullo slacker, il perdigiorno, quasi sempre maschio, che può o meno essere redento da una donna iperattiva (vedi alla voce Molto incinta). Però tendenzialmente era più simpatico prima, perché il pigro, se non ci devi avere a che fare quotidianamente, è simpaticissimo. Se maschio.

La pigrizia è uno dei vizi capitali, sì, probabilmente il più insidioso: perché a differenza degli altri, non ti insegna niente. È un bel letargo in cui sprofondare, ma la sveglia non suona mai.

Foto di Maddie Nevzat

Elogio della pigrizia

7 Luglio 2010

pigro_topO pigrizia, fra i peccati capitali il più sottovalutato; ché la lussuria la praticano un po’ tutti con decrescente senso di colpa, l’ira è uno sport nazionale e l’avarizia, in tempi di crisi, superflua. Se esistessero più pigri consapevoli, determinati a peccare con costanza invece che a casaccio e standoci poi malissimo, il mondo sarebbe un posto più rilassato.

Sì, è vero, non è bello essere pigri se c’è gente che dipende da te. Per cui l’ideale sarebbe prendere meno impegni che non si possono mantenere, essere precisi solo su quelli, e poltrire il resto del tempo: ma sappiamo che la nostra società è orientata all’efficienza. Scavarsi spazi di pigrizia assoluta è difficile, eppure si può e si deve. Ovvio? Mica tanto. Soprattutto per le donne, che se non stanno lavorando hanno di sicuro mille cose arretrate da fare delle quali non si occuperà nessun altro. La sfida è proprio dire di no, impigrirsi, rammollirsi, farsi la pedicure per ore, leggere libracci rosa (perché tutto si deve impigrire, anche il cervello deve andare al minimo), allontanare ogni preoccupazione. Dormire, soprattutto, a ore assurde. Fare tardi. Non uscire. Dire di no.

La pigrizia non è un vizio, è un dono che ci facciamo quando siamo a rischio sovraccarico. La scoperta incredibile, quando un iperattivo impara la pigrizia, è che il mondo continua a girare, quello che deve essere fatto può essere delegato oppure trascurato, e non muore nessuno. Se sopravvive all’ansia, il neoconvertito alla pigrizia è una persona molto più felice di prima. Evviva la pigrizia, evviva la lentezza, evviva il caldo che ci rallenta tutti. “Tornerà un altro inverno”, cantava Bruno Martino: eh, purtroppo.

Foto di kirainet

Chef Christian: a domanda risponde

6 Luglio 2010

chefchristian_2_topUno chef come si deve è sempre pronto a rispondere alle domande dei… lettori? Clienti? Golosi? Non importa. Ci scrive Andrea nei commenti:

Gentile Chef Chris,
Sono un consumatore abituale dei prodotti Bonduelle e vorrei chiederle un consiglio su una ricetta.
Durante il fine settimana ho la brutta abitudine di rientrare a casa verso le 5:00 del mattino dopo una lunga nottata nei vari locali milanesi. Mi potrebbe indicare un piatto veloce e leggero da preparare che concili il sonno ma nello stesso tempo sazi? Possibilmente semplice e rapido da preparare.

Caro Andrea,
Innanzi tutto mi complimento per la tua passione verso la qualità che dimostri ogni giorno attraverso la scelta dei prodotti Bonduelle e, indubbiamente, anche nella scelta dei locali “giusti” della movida milanese.
Comprendo bene la tua causa e ho ben 2 risposte per te. La mia preferita è una ricetta “autoctona”, rapida e gustosa, ideale per appagare l’appetito e favorire il sonno.

Crostoni di zola e pancetta con polenta vuncia ai formaggi
È sufficiente tagliare alcune fette di pane (tipo pugliese è l’ideale) , ricoprirle di dadini di zola e passarle in forno per 5 minuti, affinché il formaggio si fonda e il pane si abbrustolisca. Quindi togliere dal forno i crostoni ancora caldi e adagiare delle fette di pancetta sul formaggio.
Nel frattempo, scaldare dell’acqua in una pentola e versare una busta di polenta istantanea, mischiando frequentemente per 5-10 minuti. Separatamente, in un pentolino, soffriggere in olio d’oliva e a fuoco lento uno spicchio d’aglio tagliato a listarelle. Aggiungere olio e aglio alla polenta, insieme a cubetti di zola e formaggio fontina precedentemente tagliati, amalgamando il tutto.

In 15 minuti il tuo piatto sarà pronto per essere degustato. Dopodiché, sazio e appagato, sarai pronto per dormire come un sasso e risvegliarti giusto in tempo per il weekend seguente.

Di seguito un’altra proposta in linea con le tue richieste, suggerita dalla mia collega Barbara, che è leggera come un fuscello.

Caro Andrea,
Ci tengo anche io a risponderti, perché ho il tuo stesso problema.
La mia ricetta:
prendi delle gallette di riso, spalma un po’ di miele, importante per l’energia ma anche per il sonno, metti sopra due foglione di insalata, (la linea M’ama non M’ama è perfetta allo scopo), poi metti 1-2 fette di prosciutto crudo. Ecco di questi panetti io ne mangio 2-3, e poi dormo come un angelo.
Barbara

Marina in cucina: la misteriosa scomparsa dell’anello di diamanti

8 Giugno 2010

marina_topÈ la volta di Marina Chiesa, PM della categoria conserve, appassionata di cucina. Le torte salate le porta in ufficio il lunedì per il piacere… e la fame dei colleghi! Gli stessi colleghi che poi, con la torta, seduce per convincerli ad ascoltare le storie dei suoi weekend: un tasso di scambio più che equo. Con lei parleremo di cucina, ricette, rovesci di fortuna e vita in generale. Ma soprattutto cucina.


Il mio fidanzato ha sempre tutte le colpe, infatti oggi è una pessima giornata ed è colpa sua.
Ieri sera ho scoperto che il vile è andato a cena da una sua antipaticissima amica senza dirmi nulla. Me lo ha detto una mia amica, che sta molto antipatica a lui. Se avessi saputo dell’invito prima che lo accettasse, avrei di certo fatto una scenata meno lunga, rispetto a quella telefonica di ieri notte. Io sono liberale, avrei fatto il muso, ma non gli avrei mai impedito di andare. Che poi, non sono gelosa di lei, mi sta antipatica perché le sto antipatica e per questa ragione lei dovrebbe stare antipatica a lui, giusto?

Stamattina ero già nervosa, e mentre guidavo verso la mia comodissima sede di lavoro mi sono guardata la mano sinistra per vedere quanto fossero bianche le mie unghie smaltate di bianco. Ho scoperto solo allora di non avere più l’unico regalo che il Vile mi abbia fatto in dieci anni. Dieci lunghi anni di attesa e questo Natale mi regala finalmente un anello di fidanzamento. Un anello molto carino, di quelli che si impigliano ovunque e ti strappano l’ultimo paio di collant puliti la mattina alle 8.00, quando sei davvero in ritardo, ma che ti danno comunque un grosso senso di leggerezza al dito, perché non li senti nemmeno. Non è mai stato della misura giusta, quell’anellino, essendo un buco molto grande con niente intorno, infatti lo ho perso ed è colpa sua, del Vile.

Siccome stasera dovrei vederlo, ieri pomeriggio ho preparato una torta. Una torta riuscita benissimo, composta da una base di pasta frolla (impastare 300 gr di farina 00, 150 gr di zucchero, 30 gr di cacao amaro, 150 gr di burro, 2 rossi d’uovo e 1 bustina di Vanillina, stendere in una teglia tonda e cuocere per 20 minuti nel forno caldo a 180 gradi), farcita con una mousse al cioccolato (ho comprato la polverina al supermercato e ho aggiunto il latte, come da istruzioni) nella quale ho tuffato dei bellissimi lamponi freschi a cerchi regolari dal centro verso l’esterno. Bella e profumata, di grande effetto.

Secondo i miei calcoli l’anello è attualmente nella pasta frolla. La pasta frolla è sotto la mousse e i lamponi e tutta la torta bella e profumata (sul ‘grande effetto’ a questo punto non saprei dire) è nella pattumiera condominiale. Scusate, quando ho saputo della cena dall’antipatica e dell’omissione narrativa del vile, non ho più capito nulla e ho buttato tutto. Non avreste fatto la stessa cosa?
Stamattina ho anche salutato il netturbino che portava via alcuni sacchi neri dell’immondizia.

Sono bloccata in ufficio a Bergamo, mentre il mio unico regalo in dieci anni potrebbe essere nella torta che si trova nella pattumiera all’interno del mio palazzo oppure nella stessa posizione, ma su un camion dell’Amsa che sta girando per Milano. Era un anello piccolo, piccolo, ma ci tenevo tanto e non posso correre a cercarlo fino a questa sera. Lo mettevo sempre, anche per cucinare e fare la doccia. E la cosa peggiore è che è tutta colpa del Vile, ma mi toccherà fingere che sia colpa del mio gatto, Sushi.

Che brutta giornata.
P.S. Ogni riferimento a fatti, tipologie di gioiello o persone è puramente casuale.

La mia mamma è differente

20 Aprile 2010

mamma_topAutobiografismo e autoreferenzialità: anche io ho una mamma. E da molti anni – cioè, più o meno da quando sono grande abbastanza da capire un altro adulto – mi sono resa conto che ho una mamma straordinaria. Ci vorrebbero molte parole per spiegare perché, ma diciamo che mia madre, a sessantatré anni, ha un’energia che io non avevo neanche a venti, e sa fare cose che io non saprò fare mai. Cucina, aggiusta, cuce, lavora a maglia, aiuta ad allevare un nipotino che la venera come una divinità. Ho pensato, la mia mamma è differente. E le vostre?  Ho lanciato la domanda in rete, e le risposte sono piovute. Ve le riporto come stanno: se avete voglia di aggiungere le vostre nei commenti, sentitevi liberi di farlo. Non mi sembra ci sia modo migliore per celebrare le donne che ci hanno messi al mondo.

La mia mamma e’ differente perché mi ha fatto da PR e ha spiegato a tutti i parenti che ha un figlio omosessuale. Non conosco altre mamme che lo abbiano fatto. – WizMorgan – Antonello

La mia mamma non mi chiede mai se ho ancora fame, si sa installare gli aggiornamenti dei programmi fiscali da sola, prenderà la laurea specialistica dopo essere stata operata per due tumori diversi. – pm10

La mia mamma è differente perché continua a dare del Lei alla mia compagna (e tra un po’ inizierà anche con me) – giovanni arata

La mia mamma è differente perché ha la stampella, è un medico ed è di un cinismo mostruoso e tutto questo la fa assomigliare in maniera pericolosa al dottor House. – Deianira

La mia mamma è differente perché è uguale a tante altre mamme, ché si è rimboccata le maniche e ha tirato su due figli quasi da sola, con un marito emigrato. E l’ha fatto bene. – Gatto Nero

La mia mamma è differente perché cascasse il mondo, ovunque mi trovi, qualunque cosa io stia facendo, nonostante nell’epoca dei telefonini si possa chiamare in qualunque momento, alle 20.30 esatte di ogni santissimo giorno mi telefona. In australia tenevo il telefonino con l’ora italiana per risponderle, dato che ci rimase male quando le spiegai che forse era meglio chiamarmi di mattina, mentre stavo là… – catepol

La mia mamma è differente perché una volta mi parlava di “Quella gente che ha il cervello metà umano e metà animale” e io ci ho messo un’ora per capire che voleva dire “truzzo”. – Lia

La mia mamma era differente perché mi ha insegnato a essere differente, a non seguire le mode imposte, a non fare le cose solo perché le fanno tutti e, soprattutto, a pensare con la mia testa e a osservare, conoscere molto, prima di giudicare. – Mitì Vigliero

La mia mamma era differente perché mi ha lasciato libera di vivere, di vivermi, di farmi sbagliare, ma anche di accettare la sua mano per aiutarmi a rialzarmi se volevo, ma anche no. – Mery

La mia mamma è differente perché, rimasta vedova con un figlio di tre e una figlia di un anno, si è messa a lavorare, ha aperto un mutuo per comprare casa, ci ha fatto laureare, non ci ha mai fatto mancare e nemmeno imposto nulla. Ma soprattutto adesso mi sta facendo le tende per la casa nuova. – antag

La mia mamma è differente perché è in apparenza priva di qualsiasi senso ironico, ma quando sono andata via di casa mi ha regalato una vignetta che ancora mi fa ridere; perché la notte sogna che mi è accaduto qualcosa di orribile però aspetta le otto e mezzo per telefonarmi, perché non mi vuole svegliare; perché nonostante non riesca quasi più a muovere le mani prende in braccio, coccola, cambia e veste i nipotini come una trottola. – Maura – sindromedisnoopy

La mia mamma è differente perché ovunque io sia non telefona per non disturbare: in caserma al militare “Sai che non ti telefono perché non voglio disturbare”, in ufficio “Sai che non ti telefono perché non voglio disturbare”, a ora di pranzo “Sai che non ti telefono perché non voglio disturbare”. Possibile che non pensi MAI, dico MAI che (qualche volta, eh) io stia cazzeggiando? (comunque di solito quando chiama disturba!) – gallizio

La mia mamma è differente perché capisce e condivide il mio amore per la sua carta di credito. – mafe

La mia mamma è differente perché mi ha appena regalato una sua borsa Gucci degli anni ‘60 con manico in bambù. – Roberta Greenfield

La mia mamma è differente perché non fa mai cadere nulla dall’alto: aiuta tutti, si smazza duecento cose alla volta e quando le dici: “Ce la fai?” risponde invariabilmente: “E cosa vuoi che sia?” – blimunda

Fiori fra i capelli

6 Aprile 2010

fiori_capelli_topLe prime non dico che siano state le nostre progenitrici nelle caverne, per le quali la vanità era forse un concetto sconosciuto: ma i fiori nei capelli sono un ornamento così facile da reperire e così semplice da utilizzare che viene spontaneo pensarli come risorsa a portata di mano delle antenate. Specialmente le donne più povere, quelle che non potevano permettersi gli splendidi diademi d’oro delle matrone ritratte nelle statue, si intrecciavano margherite, rose, violette, peonie e gelsomini nelle chiome. Un costume diffuso a tutte le latitudini, basti pensare alle donne polinesiane dipinte da Gauguin, o alle donne cinesi e giapponesi, che per decorare le crocchie di capelli usavano pettinini, spilloni e fiori di seta.

La Primavera di Botticelli e le donne dei quadri preraffaelliti sciolgono le trecce morbide e adorne di fiori, ma è l’era della fotografia a restituirci l’immagine di Billie Holiday, l’immortale Lady Day, dalla vita personale devastata e difficile e dalla voce languida, con una peonia bianca appuntata su una tempia.

I fiori ritornano negli anni ‘60, in piena epoca hippy, quando i boccioli erano dappertutto: nei cannoni degli eserciti, idealmente, ma anche fra le ciocche disordinate delle giovani flower child, che invocavano il ritorno alla natura e alla spiritualità della Terra. Poi sappiamo com’è andata, ma almeno loro ci hanno provato.

Negli anni ‘70 della disco, il fiore sulla tempia ha una breve rinascita, abbinato a molto glitter. E anche il breve periodo di flirt fra gli anni ‘80 e l’esotico riporta in auge il fiore di stoffa,  a volte anche appuntato a chignon strettissimi oppure attaccato a fermagli usati per chiudere le mezze code così tipiche dell’epoca.

E infine rieccoci ai giorni nostri, con il recupero del look rétro di Dita Von Teese, maestra nell’arte di adornarsi con gusto, usando anche boccioli di rosa e altri fiori per mettere in risalto la tinta nero-blu dei suoi capelli (originariamente biondo cenere). Il fiore fa il giro e ritorna, e in fondo non se ne va mai: rimane sempre nei capelli delle spose e fra le ciocche fini delle bambine, come augurio di rinascita a primavera.

Foto di mckaysavage

“Una volta ho sognato…”: la gentildonna

11 Marzo 2010

gentildonna_topMi si chiede di parlare di sogni, e dei miei posso sicuramente dire che sono di solito piuttosto articolati e amano lasciare impronte: la maggior parte delle volte appena sveglia riesco a ripescare almeno le sensazioni e ogni tanto anche qualche immagine. Per un periodo relativamente breve della mia vita questa consuetudine si è interrotta e l’impressione era quella di non aver sognato affatto: il risveglio era semplicemente come riaccendere la luce in una stanza buia, nessun senso di smarrimento e sospensione tra sonno e realtà. Poi i sogni sono tornati a farsi ricordare e soprattutto i primi, forse per una sorta di reazione al nulla che li precedeva, la mattina sono rimasti impressi in maniera così vivida e precisa da sembrare spezzoni di un film. Uno dei primi è questo che all’epoca ho voluto appuntare e cercato di riassumere con una fotografia.

Sto andando in qualche posto, forse cercando qualcuno. Attraverso un gruppo di case basse e bianche notando che tutto è molto silenzioso, tanto da non riuscire a capire se ci sia qualcun altro nelle vicinanze. È una bella giornata, c’è una luce molto intensa e quando alzo lo sguardo sopra di me il cielo è limpido e di un blu perfetto. Più in là, verso destra, vedo una coperta di nuvole uniforme, bianca, soffice, innocua che si allontana con moto costante e sostenuto. Riabbasso lo sguardo, intorno ancora nessuno. Mi volto, ricomincio a camminare e all’improvviso qualcosa mi dice di voltarmi e riguardare il cielo: le nuvole stanno continuando il loro viaggio in direzione opposta alla mia, sembra tutto ok. Poi, all’improvviso, stop: le nuvole si fermano, come bloccate. È troppo strano, penso sia solo un’illusione e guardo meglio: ora stanno addirittura tornando indietro verso di me, con lo stesso andamento costante con il quale si allontanavano prima. Mi accorgo però di qualcosa che inizia a formarsi uscendo da sotto la coltre: uno, due, tre…conto quattro imbuti che crescono a vista d’occhio. Non c’è dubbio, si tratta di trombe d’aria: mi occorre un riparo. Giro a sinistra e entro in una delle case; la mia non era solo un’impressione, non c’è proprio nessuno. Cosa si fa in questi casi? Non so, intanto chiudo le finestre. Ma quante ce ne sono? Mi affaccio in tutte le stanze e sono tutte uguali, tutte vuote; nessun mobile, nessun essere umano. C’è solo una vecchia finestra, è molto rovinata e non sembra proprio qualcosa che possa resistere a un tornado. Comunque io chiudo, pensando che sia meglio di niente. Mi guardo intorno, davanti a me c’è l’ultimo spiraglio di luce. La mia mano sinistra è già sull’anta, il braccio prima spinge e poi si piega, accompagna la spalla e l’orecchio per il gesto successivo: appoggiarsi, ascoltare. Buio.

La gentildonna è persona di buon gusto e di solito molto pacata; però quando vede qualcosa che le piace veramente sgrana gli occhi e si trasforma in una bimba raggiante pronta a scattare.

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