Sud Africa
L’africa immensa, vasta, estesa, cambia anima da regione a regione. Si passa al Sud Africa progredito, tecnologico, avanzato, dove il lusso è palesato dalle tante Mercedes, orologi d’oro, complessi architettonici futuristici, ristoranti dai prezzi proibitivi, di realtà come Sandton City, per arrivare alle baraccopoli, veri immensi villaggi di “latta” giusto qualche chilometro fuori città, dove gli abitanti vivono di quel che la giornata porta loro. Non hanno mezzi per spostarsi, qualcuno di loro forse non ha mai visto neanche la città, Johannesburg.
Ma dopo solo 3 ore di macchina, invece, ti trovi immerso nella natura più assoluta, vera, selvaggia, inalterata, violenta a volte. Eccoci arrivati a Kruger Park. Pensavo di trovarmi nel classico parco per turisti, e invece… E’ molto organizzato: ci sono villaggi comodi e puliti, con lodge da favola, ma a parte queste comodità e qualche area di sosta, tutto è come natura ha voluto. Puro. In auto, abbiamo tenuto il finestrino abbassato, binocolo alla mano, e in brevissimo tempo ci siamo imbattuti in leoni, leopardi ed elefanti che ci hanno tagliano la strada a pochi metri, anche meno di uno, vicinissimi, per niente intimoriti. Sono abituati all’uomo, ma non sono comandati dall’uomo. Si cacciano, si mangiano, muoiono seguendo ritmi naturali rimasti immutati da migliaia di anni.
I colori del cielo, delle piante, degli stessi animali, delle tante specie gli uccelli presenti, sono come una palette pop di colori pantone: accesissimi, incredibili, quasi innaturali.
Durante le escursioni notturne o all’alba, in gruppo con torce e coperte, quando il silenzio è sovrumano, puoi imbatterti in un ippopotamo che riposa sul ciglio della strada. Tu sei lì accanto a lui, fai parte della stessa natura, della stessa terra, per un attimo sei quasi in simbiosi e percepisci una perfezione primordiale.
Ma è l’umanità delle persone, probabilmente, la sensazione più forte che ho portato via con me: non è la semplice cordialità fra esseri umani, ma vero, reale, sincero e puro senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia.
Rossella Carrara
Foto di Renè Clausen Nielsen











