La ricetta delle feste di… Smeerch
Non è mica una costrizione, eh. Il 24 mi fanno mangiare i gamberoni al brandy. A me piacciono i gamberoni. Poi, fatti così, sono una vera delizia. Ma adesso vi spiego.
Con 24 intendo 24 dicembre, Natale, anzi Vigilia di. Sapete come funzionano queste cose, no? L’eterno giovane immigrato torna a casa, ci sono i parenti, ci si riunisce, si mangia, ecc. Il piatto ricorrente del pranzo principe natalizio sono i gamberoni al brandy. Anzi non pranzo, cena. Da noi funziona così: la cena del 24 è persino più importante del formale pasto del giorno successivo.
Tra l’altro, a dirla tutta, non so se si tratti di questioni geografiche o di una mera tradizione familiare che si tramanda da una quarantina d’anni – forse più. Ci si riunisce in famiglia. Famiglia molto larga – ma non allargata. Quattro o cinque nuclei. Mai più di 30, mai meno di 20 coperti. Una tavolata di quest’ordine di grandezza. Cibo per 60 laddove dovrebbero nutrirsi 20 stomaci circa.
Comunque sia, uno dei piatti ricorrenti, se non obbligatori, è il gamberone. Non sgusciato, chino sul fianco e irrorato di olio e brandy. Non badate a spese, non prendete una sottomarca dal discount. Ma soprattutto: non provate a cambiare superalcolico. Non rispondo di eventuali varianti al whisky, al gin, al maraschino, ecc. Per la cottura in forno si usa solitamente una teglia in acciaio a bordo alto. Potete anche cuocere il crostaceo nelle teglie usa e getta: vi posso garantire che non cambia assolutamente nulla.
Se siete dei raffinati gourmand e vi trovate a due passi da una buona pescheria, potete provare ad acquistare materia prima fresca. Di giornata. Credo che i gamberoni si trovino anche lungo le coste italiane. Ma non vorrei dire eresie. Ad ogni modo, sono quasi sicuro che il crostaceo del Mare del Nord sia anche meglio: sottili piaceri per palati ancora più sofisticati. Mi perdonino gli autarchici fan del pescato nostrano. Se siete sull’orlo della povertà, o dei semplici taccagni, potete sempre fare shopping nel reparto surgelati del vostro ipermercato di fiducia. Anche quello è crostaceo nordico. Ciò che lo distingue dal suo parente settentrionale è la data di prelevamento dalle acque e la bassa temperatura corporea. Leggi: congelato. Ma poco importa.
Torniamo alla preparazione. Niente di più semplice. Come già detto, il brandy (magari invecchiato) e l’olio – rigororosamente extra vergine d’oliva pugliese, meglio se produzione propria – oltre che essere sparsi sulla teglia, vanno anche diffusi a pioggia sul gamberone. Per ultimare la ricetta basta aggiungere solo alcuni spicchi d’aglio scamiciato, sale, pepe e del prezzemolo - ma solo se vi aggrada. Per la cottura dovrebbero essere sufficienti tra i 20 e i 30 minuti.
Evitate di servire in tavola il piatto ancora fumante perché i vostri commensali potrebbero rimetterci l’uso dei polpastrelli. In questo caso la forchetta e il coltello vanno tenuti rigorosamente lontani dall’animale. Per carità. Mangiate con le mani, godetevi la gioia di scuoiare da soli il piccolo abitante dei mari, addentate la sua carne e suggete quel succulento brodetto, che prima si sarà formato nell’esoscheletro durante la cottura e che poi non mancherà di colare nelle vostre maniche.
Per le porzioni regolatevi in questo modo. Due pezzi per ogni creatura seduta a tavola che non supera i 10 anni. Per tutti gli altri adulti a tavola tenetevi sotto i 4 gamberoni. Gli stomaci più esigenti avranno comunque modo di placare la propria fame con le altre portate. Ad esempio, potrebbero saziarsi abbondantemente con le immancabili tripoline alle cime di rape. Ma di questo vi racconto il prossimo anno.
Nicola Bruno, detto Smeerch, è direttore responsabile di ITNews, blogger e DJ. Ringrazia la sua mamma che l’ha fatto così funky.
Foto di Giovanni Bianco











