Domenica… gnocchi!

gnocchi_topGià, da quando sono bambina il giorno degli gnocchi è la domenica, non il giovedì come dice il famoso detto.
Tutta la famiglia riunita e la nonna che girava attorno al tavolo per sistemare i tocchetti di pasta che sarebbero poi diventati gnocchi.

Il tavolo al centro della cucina, un collage di epoche dal 1940 in poi, era ricoperto completamente di farina, anche a terra e tutto intorno. Al centro, una tavola di legno su cui la nonna impastava la massa di farina e patate: la fòrmica del tavolo non va bene, non è porosa, il legno sì. Non era una tavola ben rifinita, ma piuttosto grezza, di un legno chiaro, assi attaccate tra di loro in maniera non proprio precisa, con la farina che si incastrava tra le fessure. Me la ricordo pesantissima e a doverle dare un nome specifico non saprei in quale enciclopedia andare a cercare.

Gli gnocchi di mia nonna erano quelli con le scanalature da una parte e la cavità dall’altra, per accogliere meglio il sugo denso, che doveva restare in cottura per almeno 4/5 ore. Io ero l’addetta all’ “arricciamento” degli gnocchi, con uno strumento nato con ben altra destinazione d’uso, ma perfetto per quella funzione: la forchetta. Impugnata con la mano sinistra, i rebbi appoggiati al tavolo verso di me e via di dito! Poi ho scoperto il riga gnocchi: una tavoletta di legno con scanalature e manico, più comoda e più sofisticata, ma arrivata in cucina molto dopo il mio tirocinio con la forchetta.

Pronti e cotti, invasi da litri di sugo, non venivano serviti nella semplice pentola, bensì nella “matrella”, un grosso contenitore rettangolare, sempre in legno, capace di contenere gnocchi per una quantità indefinibile di persone.
Questo avveniva più o meno ogni domenica, e meno male, altrimenti adesso non sarei così brava a fare gli gnocchi…

Foto di joyosity

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