Nostalgia vuvuzela

vuvuzela_topAll’inizio ci erano insopportabili, con il loro ronzio costante tipo alveare. Ma piano piano ci siamo abituati, tanto che il vero suono di questo Mondiale di Calcio sono proprio loro. Le vuvuzela, tradizionali strumenti del tifo sudafricano dal nome onomatopeico. I giocatori le odiano ancora, ma gli spettatori da casa ci si sono talmente affezionati da non concepire più le partite del Mondiale senza di loro. Sono il suono della festa, di un pubblico che per la prima volta partecipa alla celebrazione intercontinentale dello sport più democratico di tutti, quello che basta avere una palla (anche scarsa, tipo lo Jabulani) e due sassi o due magliette per segnare le porte.

La vuvuzela vuol dire estate, vacanza, allegria, sport, goal, tempi supplementari, fuorigioco che non c’erano, calci piazzati, tutte queste cose che associamo al Mondiale e alla lentezza che lo accompagna. Durante le partite tutto si ferma. Quando cesseranno le vuvuzela, cesseranno anche le partite e un pochino della nostra estate finirà. Lo capiscono anche quelli di YouTube, che nel player hanno inserito un minuscolo pulsante a forma di pallone: premendolo, si genera il suono della vuvuzela. Sotto qualunque cosa, mica solo le partite.

Non è strano che qualcuno abbia avuto l’idea di creare un sistema per portare quel suono celestiale fuori dalle telecronache: Vuvuzela Time permette di navigare in rete tenendo le vuvuzela di sottofondo. Per sentirci un po’ tutti Messi sul campo.

Foto di Axel Bührmann

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