Uno scrittore al mese: Sandrone Dazieri

sandrone_topDimmi qualcosa che ti inserisca di diritto nel Pantheon degli scrittori seri. Un tratto distintivo da intellettuale: fumi la pipa? Ascolti solo Santana mentre scrivi? Butti giù le idee quando sei nella vasca da bagno? Ce li avrai anche tu, dei tic da artista.
No, non ce l’ho. Ho sempre trattato il mio lavoro come un lavoro: piazzo la sveglia alle otto, faccio colazione e scrivo fino alle otto di sera, se non ho riunioni o presentazioni. Scrivo dove capita, purché abbia un computer davanti a me e silenzio attorno a me. L’unico tic che ho è che lavoro sempre, domenica compresa.

Scrivere romanzi: fatica mostruosa o divertimento assurdo?
Fatica mostruosa, che si trascina anche lontano dal computer. Quando sono dentro una storia penso sempre al pezzo di trama che deve venire dopo. Se non riesco a trovarla rimango concentrato e teso sino a quando mi addormento, se la trovo sono capace di alzarmi nel cuore della notte per scriverla. Mi capita spesso, intorno alle due-tre del mattino quando mi sblocco dopo magari un giorno o due di ponzamento.

Tu sei il papà/alter ego di un personaggio ricorrente. Ci racconti il momento preciso in cui ti è venuta l’idea di farne narrativa?
È nato dopo l’inizio del mio primo romanzo. Lo stavo già scrivendo, con un altro protagonista, che non mi quadrava tanto. Ero in treno tra Milano e Cremona e stavo leggendo un articolo di critica letteraria, non so più di chi, nel quale il tizio lamentava che tutti i nuovi narratori in realtà producevano solo autobiografie mascherate. Ho pensato che forse potevo andare controcorrente e farne una esplicita, che nascondesse in realtà una finzione totale. Così è nato il Gorilla, che ha il mio nome e la mia faccia.

Qual è stata la prima cosa che hai scritto per te stesso (quindi non valgono i temi delle elementari o le letterine a Babbo Natale)?
Un racconto con Topolino quando avevo otto anni, che si interrompeva alla terza riga dopo che Topolino veniva rapito da Macchia Nera. In generale, comunque, non scrivo mai per me stesso. Scrivo per essere letto: non ho niente nel cassetto, neanche un diario. Anche quello di Topolino volevo farlo leggere a mia madre, se l’avessi finito.

Qual è stata la reazione delle persone che conoscevi e della famiglia, quando hai annunciato che avresti pubblicato il tuo primo libro?
Varie, la più diffusa fu “Ma ti pagano? E quanto ti pagano?”. Poi l’area antagonista dalla quale provenivo mi processò per aver pubblicato per una major invece che nell’autoproduzione. Per anni mi diedero dell’infame prima ancora delle polemiche “pubblicare per Berlusconi” che vanno di moda ora…

Qual è la prima cosa che hai fatto dopo aver visto la copia cartacea del tuo esordio?
L’ho comprata. Era un Giallo Mondadori, in un edicola aperta di notte, a Porta Genova. L’ho praticamente vista arrivare con il camion della consegna mattutina. Poi l’ho regalata a un mio amico che faceva anche lui le ore piccole.

L’associazione stretta fra il tuo personaggio e te ti ha mai causato problemi (tipo: gente che non voleva dormire con te perché pensava che si sarebbe svegliata cinque secondi dopo con il Socio)?
No, al contrario. I miei lettori sono affezionati al Gorilla, e mi trattano un po’ meglio proprio perché pensano che io gli somigli. A volte li deludo, quando si accorgono che sono meno affabile di lui: in realtà nella vita sono più simile al mio Socio.

Perché il giallo, di tutti i generi?
Perché racconta il lato oscuro. Perché svela le nostre paure. Le mie sicuramente.

Se qualcuno ti arriva alle spalle mentre scrivi, cosa fai? Chiudi il file, cerchi di distrarlo, o accetti tranquillamente l’inevitabile sbirciata?
Lo caccio. Ma normalmente non capita: mentre scrivo emano un’aura da “non rompetemi le palle” che si può percepire da lontano, come un campo di forza tipo quello di Star Trek.

Ultima domanda: “Mai con…?” e “Mai senza…?”
Mai perdere tempo con gli scocciatori. Non sempre si possono proprio evitare, ma cerco di tagliare corto: la vita è breve. Mai senza: computer. Banale, ma vero. Ho sempre con me il portatile, anche quando faccio solo una breve gita fuori porta.

Sandrone Dazieri è scrittore (di gialli!), sceneggiatore e editor per Mondadori Libri. Il suo ultimo romanzo, La bellezza è un malinteso, è anche l’ultimo nella serie dei gialli che hanno come protagonista il suo alter ego, Sandrone detto “Gorilla”, e l’alter ego del suo alter ego, il Socio.

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