Uno scrittore al mese: Melissa Panarello
OK, questa è la tua occasione: dimmi qualcosa che ti inserisca di diritto nel Pantheon degli scrittori seri. Un tratto distintivo da intellettuale: fumi la pipa? Ascolti solo Santana mentre scrivi? Butti giù le idee quando sei nella vasca da bagno? Ce li avrai anche tu, dei tic da artista.
Mai senza le sigarette! E da quando ho l’iPhone è più facile annotare i pensieri e le illuminazioni con il software appropriato, piuttosto che portarmi dietro il blocchetto degli appunti che perdo continuamente, o che non entra nella pochette, o che dimentico di consultare al momento di scrivere. Ascolto fondamentalmente musica classica o sudamericana. Se poi non mi vengono idee è facile: consulto i tarocchi, da loro arrivano i migliori consigli.
Scrivere romanzi: fatica mostruosa o divertimento assurdo?
All’inizio mi diverto, perché è un po’ come i primi mesi di una storia d’amore: pensi sempre a lui (al romanzo), lo difendi, sei curiosa di sapere come andrà a finire, vuoi che cresca e ci metti più passione di quanto te ne ritenessi capace. Poi perdi interesse: sai ormai com’è fatto, sai dove vuole andare, diventa noiosissimo. Più che fatica, dopo un po’, mi annoio a morte.
Hai mai scritto o vorresti scrivere in una prima persona del sesso opposto al tuo? Se sì, com’è? Se no, perché?
Non ci ho mai pensato. La verità è che quando faccio parlare qualcuno in prima persona non lo identifico mai con un sesso, non nella mia testa: potrebbe essere uomo o donna, io non lo so.
Qual è stata la prima cosa che hai scritto per te stessa (quindi non valgono i temi delle elementari o le letterine a Babbo Natale)?
Poesie. Ricordo la prima, ricordo che c’era un ombrello nero che mi proteggeva dai colori che piovevano dal cielo. Avevo cinque anni, forse sei.
E la prima cosa che hai scritto per farti leggere?
Ho sempre scritto per farmi leggere. Quando mi lagnavo nelle mie poesie, andavo da tutti i miei parenti e gli sottoponevo i versi: volevo che si rendessero conto della mia sofferenza. Ma quelli non capivano.
Quanta gente ti scrive o ti contatta per farti leggere i suoi romanzi “Di sicuro impatto e grandi possibilità di vendita e ci si può sicuramente ricavare un film, anzi io a dirigerlo ci vedrei bene James Cameron”?
Ormai sempre meno. Ma non ho mai risposto. L’umiltà è un valore che vale per gli scrittori esordienti quanto per gli scrittori affermati, e l’arroganza mi infastidisce sempre. Se l’idea del successo supera la voglia di scrivere e di condividere ciò che hai scritto, il fallimento è quasi assicurato. Se si hanno smanie di successo è meglio applicare le proprie energie in Borsa o in Parlamento.
Un pensiero sugli e-book l’avrai fatto di sicuro.
Certo. Mi interessano. Non credo riusciranno mai a sorpassare il cartaceo, ma forse è un buon modo per far avvicinare i patiti della tecnologia alla lettura.
Se qualcuno ti arriva alle spalle mentre scrivi, cosa fai? Chiudi il file, cerchi di distrarlo, o accetti tranquillamente l’inevitabile sbirciata?
No, mi fa piacere che legga. Io sono un’esibizionista, non sono proprio capace di nascondere qualcosa. Anzi faccio il contrario: faccio di tutto perché qualcuno si fermi a guardare cosa sto scrivendo, e magari lo commentasse.
Una frase dall’ultima cosa che stai scrivendo ora.
“Indugiò per un’ora. Se avesse preso un brutto quaderno, era sicura, non sarebbe riuscita a scrivere. L’avrebbe tenuto fra le mani guardandolo più e più volte pensando all’orribile quaderno che si era scelta.”
Melissa Panarello, meglio nota come Melissa P., è l’autrice di Cento colpi di spazzola (prima di andare a dormire), tradotto in tutto il mondo e in tutte le lingue. Ha pubblicato anche L’odore del tuo respiro e In nome dell’amore. Sta lavorando a un nuovo libro. Vive a Roma con due gatti e un fidanzato, ma salta facilmente su un aereo per andare dall’altra parte del mondo. È una ragazza molto, molto affidabile.











