Uno scrittore al mese: Rosella Postorino
InPausa inaugura una nuova rubrica: ogni mese, una breve intervista botta-e-risposta a uno scrittore. A metà strada fra il questionario proustiano e l’intervista curiosa a chi vive circondato dalle parole. Buona lettura (in tutti i sensi!)
Questa è la tua occasione: dimmi qualcosa che ti inserisca di diritto nel Pantheon degli scrittori seri. Un tratto distintivo da intellettuale: fumi la pipa? Ascolti solo Santana mentre scrivi? Butti giù le idee quando sei nella vasca da bagno? Ce li avrai anche tu, dei tic da artista.
Io ho diversi tic ma non credo siano da artista, quindi forse è meglio se li tengo per me.
Per scrivere, però, ho sempre bisogno di una finestra e di una porta chiusa.
Scrivere romanzi: fatica mostruosa o divertimento assurdo?
Quando hai già buttato le basi e vedi il romanzo crescere come una casa mattone dopo mattone è un piacere che non si può dire. Mentre scrivi il romanzo è come se fossi sempre altrove, dove si svolge la storia che stai scrivendo. Può durare diversi mesi o anni. Forse è per questo che, quando ne esci, ti senti smarrito, e un po’ vulnerabile, come con ogni forma di dissociazione. Una fatica mostruosa.
Hai mai scritto o vorresti scrivere in una prima persona del sesso opposto al tuo? Se sì, com’è? Se no, perché?
Sì, mi piacerebbe molto. per ora l’ho fatto in prima persona solo con la voce di un bambino, in un racconto.
In realtà, nella prima stesura, il mio secondo romanzo era polifonico, e tra le quattro voci narranti c’era anche il padre, il personaggio che amo di più. Anche se poi ho scelto di usare la terza persona per tutti, ho comunque esplorato a fondo la coscienza dei miei personaggi, e credo che l’uomo, il padre appunto, sia uno dei più riusciti. Mi chiedi com’è scrivere con la voce del sesso opposto: se il personaggio esiste davvero, è semplicemente necessario.
Qual è stata la prima cosa che hai scritto per te stessa (quindi non valgono i temi delle elementari o le letterine a Babbo Natale)?
Credo, a sei anni, una poesia sul cielo, che lessi entusiasta a mia madre, ma lei me la bocciò. Non era dunque per me stessa, cercavo un pubblico: neanche i diari, forse, sono scrittura per se stessi.
E la prima cosa che hai scritto per farti leggere?
Se intendi: per pubblicare, la prima cosa che ho scritto con questa intenzione è il mio primo racconto pubblicato, il mio esordio con Einaudi Stile Libero, scritto di nascosto sul computer di un’amica nel 2001 e uscito inaspettatamente nel 2004.
Quanta gente ti scrive o ti contatta per farti leggere i suoi romanzi “Di sicuro impatto e grandi possibilità di vendita e ci si può sicuramente ricavare un film, anzi io a dirigerlo ci vedrei bene James Cameron”? (Anche senza sapere che di giorno fai la editor per Stile Libero, eh.)
Ma io faccio la editor e la gente lo sa.
Quelli che lo ignorano, di solito mandano a me scrittrice le loro poesie come omaggio. Ma omaggio non è, visto che poi mi tartassano per avere un commento il più possibile dettagliato e preferibilmente di elogio.
Confessa, quanti manoscritti non vengono mai letti perché l’autore ti sembra un pazzo fino dalla lettera di presentazione?
Se uno mi sembra un pazzo io lo voglio leggere!
Un pensiero sugli e-book l’avrai fatto di sicuro.
Non sono mai stata una pioniera della tecnologia, coi libri ho un rapporto molto romantico e sensoriale, ho bisogno di vederli impilati nelle mie librerie, più o meno in ordine, e percepirne la presenza fisica, intesa come occupazione di uno spazio, per sapere che qualunque cosa accada loro ci saranno, che la salvezza è possibile.
Se qualcuno ti arriva alle spalle mentre scrivi, cosa fai? Chiudi il file, cerchi di distrarlo, o accetti tranquillamente l’inevitabile sbirciata?
Certo che chiudo. ma nessuno può arrivarmi alle spalle: ricordi? La porta è chiusa.
“Mai con…?” e “Mai senza…?”
Mai in giro senza un quaderno e una penna. Mica perché ti viene l’ispirazione per forza e la devi intrappolare, a me non è mai capitato. solo perché mi fa sentire più tranquilla. Più a mio agio. Più a casa, ecco, ovunque vada (mi sa che ho appena confessato un tic). Ma non scriverei mai un libro con carta e penna: mai senza il mio bianchissimo mac, e mai senza una finestra, proprio mai.
Rosella Postorino ha esordito nel 2004 con In una capsula, racconto incluso nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere di Einaudi Stile Libero. Ha pubblicato due romanzi, La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007) e L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009).











