Cinque canzoni per… vedere rosso
25 Febbraio 2010
Il rosso è stato il tema di tutto questo mese, e come di consueto chiudiamo con una playlist appropriata. Fra le tante canzoni che citano il colore rosso, ne abbiamo scelte cinque che magari non ascoltate tutti i giorni, e qualcuna che forse non avrete mai sentito.
Rosso - Niccolò Fabi
Letteralmente. Un vecchio successo di Niccolò Fabi che ci calza proprio a pennello. Come il vestito rosso che lei indossa al funerale di lui.
Pesciolino rosso – Henri Salvador
Ci sono canzoni che sono piccole oasi di gentilezza. Questa è una di quelle.
Red Red Wine (Edit) – UB40
Un classico della malinconia eighties.
Red Dress (Radio Edit) – Sugababes
Si può dire molto delle Sugababes (incluso che non ce n’è più neanche una originale in formazione), ma i loro singoli sono sempre di una precisione assassina.
Rosso relativo (Sigmatibet Remix) – Tiziano Ferro
Un bel remix del successone di Tizianone.
Foto di oldcockatoo
Agita & Gusta alla settimana della moda di Milano
24 Febbraio 2010
Attenzione, attenzione! A tutti i giornalisti e gli operatori del settore fashion presenti a Milano in occasione della Settimana della Moda: sono stati segnalati avvistamenti di Uomini Bonduelle. Se non li avete ancora visti, guardate meglio: tra una sfilata e l’altra, potreste incontrarne uno, pronto a servirvi una insalata Agita & Gusta fresca e gustosa, pronta da mangiare per darsi la carica.
Anche InPausa seguirà l’iniziativa tramite la sua pagina Facebook, raccontando in tempo reale gli spostamenti degli Uomini Bonduelle fra una passerella e l’altra, e i commenti delle persone che incontreranno e a cui faranno dono di una confezione di Agita & Gusta.
Se siete a Milano per la Settimana della Moda, tenete gli occhi aperti: gli Uomini Bonduelle sono tra voi. Li riconoscerete dalle borse frigo personalizzate e dai grandi sorrisi.
Foto di Art Institute of Portland
Uno scrittore al mese: Rosella Postorino
23 Febbraio 2010
InPausa inaugura una nuova rubrica: ogni mese, una breve intervista botta-e-risposta a uno scrittore. A metà strada fra il questionario proustiano e l’intervista curiosa a chi vive circondato dalle parole. Buona lettura (in tutti i sensi!)
Questa è la tua occasione: dimmi qualcosa che ti inserisca di diritto nel Pantheon degli scrittori seri. Un tratto distintivo da intellettuale: fumi la pipa? Ascolti solo Santana mentre scrivi? Butti giù le idee quando sei nella vasca da bagno? Ce li avrai anche tu, dei tic da artista.
Io ho diversi tic ma non credo siano da artista, quindi forse è meglio se li tengo per me.
Per scrivere, però, ho sempre bisogno di una finestra e di una porta chiusa.
Scrivere romanzi: fatica mostruosa o divertimento assurdo?
Quando hai già buttato le basi e vedi il romanzo crescere come una casa mattone dopo mattone è un piacere che non si può dire. Mentre scrivi il romanzo è come se fossi sempre altrove, dove si svolge la storia che stai scrivendo. Può durare diversi mesi o anni. Forse è per questo che, quando ne esci, ti senti smarrito, e un po’ vulnerabile, come con ogni forma di dissociazione. Una fatica mostruosa.
Hai mai scritto o vorresti scrivere in una prima persona del sesso opposto al tuo? Se sì, com’è? Se no, perché?
Sì, mi piacerebbe molto. per ora l’ho fatto in prima persona solo con la voce di un bambino, in un racconto.
In realtà, nella prima stesura, il mio secondo romanzo era polifonico, e tra le quattro voci narranti c’era anche il padre, il personaggio che amo di più. Anche se poi ho scelto di usare la terza persona per tutti, ho comunque esplorato a fondo la coscienza dei miei personaggi, e credo che l’uomo, il padre appunto, sia uno dei più riusciti. Mi chiedi com’è scrivere con la voce del sesso opposto: se il personaggio esiste davvero, è semplicemente necessario.
Qual è stata la prima cosa che hai scritto per te stessa (quindi non valgono i temi delle elementari o le letterine a Babbo Natale)?
Credo, a sei anni, una poesia sul cielo, che lessi entusiasta a mia madre, ma lei me la bocciò. Non era dunque per me stessa, cercavo un pubblico: neanche i diari, forse, sono scrittura per se stessi.
E la prima cosa che hai scritto per farti leggere?
Se intendi: per pubblicare, la prima cosa che ho scritto con questa intenzione è il mio primo racconto pubblicato, il mio esordio con Einaudi Stile Libero, scritto di nascosto sul computer di un’amica nel 2001 e uscito inaspettatamente nel 2004.
Quanta gente ti scrive o ti contatta per farti leggere i suoi romanzi “Di sicuro impatto e grandi possibilità di vendita e ci si può sicuramente ricavare un film, anzi io a dirigerlo ci vedrei bene James Cameron”? (Anche senza sapere che di giorno fai la editor per Stile Libero, eh.)
Ma io faccio la editor e la gente lo sa.
Quelli che lo ignorano, di solito mandano a me scrittrice le loro poesie come omaggio. Ma omaggio non è, visto che poi mi tartassano per avere un commento il più possibile dettagliato e preferibilmente di elogio.
Confessa, quanti manoscritti non vengono mai letti perché l’autore ti sembra un pazzo fino dalla lettera di presentazione?
Se uno mi sembra un pazzo io lo voglio leggere!
Un pensiero sugli e-book l’avrai fatto di sicuro.
Non sono mai stata una pioniera della tecnologia, coi libri ho un rapporto molto romantico e sensoriale, ho bisogno di vederli impilati nelle mie librerie, più o meno in ordine, e percepirne la presenza fisica, intesa come occupazione di uno spazio, per sapere che qualunque cosa accada loro ci saranno, che la salvezza è possibile.
Se qualcuno ti arriva alle spalle mentre scrivi, cosa fai? Chiudi il file, cerchi di distrarlo, o accetti tranquillamente l’inevitabile sbirciata?
Certo che chiudo. ma nessuno può arrivarmi alle spalle: ricordi? La porta è chiusa.
“Mai con…?” e “Mai senza…?”
Mai in giro senza un quaderno e una penna. Mica perché ti viene l’ispirazione per forza e la devi intrappolare, a me non è mai capitato. solo perché mi fa sentire più tranquilla. Più a mio agio. Più a casa, ecco, ovunque vada (mi sa che ho appena confessato un tic). Ma non scriverei mai un libro con carta e penna: mai senza il mio bianchissimo mac, e mai senza una finestra, proprio mai.
Rosella Postorino ha esordito nel 2004 con In una capsula, racconto incluso nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere di Einaudi Stile Libero. Ha pubblicato due romanzi, La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007) e L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009).
Ajvar: rosso balcanico
22 Febbraio 2010
Chi è stato in vacanza dalla Croazia in poi (ma anche a Trieste) non può che essersi innamorato di questa salsa eccezionale. L’ajvar, un frullatone a base di peperoni dal caratteristico colore rosso vivo, si trova facilmente al supermercato dalla Venezia Giulia in giù verso i Balcani, ed è compagna naturale dei ćevapčići (o più semplicemente “cevapcici”), salsiccette di carne speziata da cucinare alla griglia. Si accorda però molto bene con ogni carne, e può essere usata anche come base per le bruschette.
Ingredienti
- 10-12 peperoni rossi grandi
- 4 melanzane medie
- 1-2 cipolle medie
- 4 spicchi d’aglio
- 1 dl olio extravergine
- sale
- aceto (o limone)
- pepe (o peperoncino piccante)
Preparazione
Mettere
i peperoni in forno e quando sono cotti spellarli; poi ripetere la stessa operazione con le melanzane, spellandole intere quando sono ben cotte.
Macinare poi il tutto e immergere il composto in un soffritto di cipolla e aglio tritati finissimi con un po’ d’olio, mescolando continuamente in modo che non si attacchi al fondo. Cuocere per 20-25 minuti a fuoco
lento, finché il composto non si sia amalgamato.
Lasciar raffreddare e aggiungere sale, pepe (o peperoncino, in quantità variabile a seconda del gusto) e il resto dell’olio. Aggiungere infine l’aceto o il limone per condire.
Chiudere in un vaso di vetro e lasciar riposare per almeno un giorno. Per conservarla a lungo, è consigliabile sterilizzare il vaso.
Foto di lepiaf.geo
Red red lava
22 Febbraio 2010
Rosso come la lava, rosso come la paura nei confronti dei misteri della Terra: un filmato spettacolare che mostra una colata lavica nell’Oceano Pacifico.
“E se ti dico ‘rosso’…?”: nessuno
18 Febbraio 2010
Il rosso. Il mio colore preferito. Sì, mi piace proprio: così vivo e così caldo. Mi piace così tanto che vedere tutto questo rosso in giro in questi giorni pre S.Valentino mi disturba: come se arrivassero orde di barbari a profanare ciò che è mio. Io odio S.Valentino, anzi di più, ignoro volontariamente questa festa. Sì certo per via del suo lato consumistico ma anche perché tutto ciò che è sentimentalistico mi provoca reazioni allergiche brutte a vedersi; l’uso smodato di melensi piciù piciù, pissi pissi e il codazzo di diminutivi che abbonda in questi giorni mi rimesta le trippe con spasmi che nemmeno la magnesia; le vocine infantili provenienti da corpi che hanno passato abbondantemente i cinque anni di vita mi regalano nausee che mi varrebbero almeno la medaglia d’argento in una competizione tra donne al secondo mese (va be’, facciamo di bronzo).
Poi succede che mia figlia di otto anni mi telefona per raccontarmi i risultati della sua pagella e dopo mi annuncia festosa:
Figlia: “Oggi mi sono fidanzata!”
Io: “Che?”
Figlia: “Oggi mi sono fidaanzaataa!”
Io: “Che?”
Figlia: “Oggi mi sono fidaaanzaaataaa!”
Io: “Che?”
Immediatamente capisco che non sono capace di giocare, trovo qualcosa di convenzionale in un siffatto annuncio e la piglio seriamente in modo evidentemente fuori luogo trattandosi di una bambina di otto anni.
Io so di essere pronto a trattare tutti quegli argomenti che lei non affronterà con me, come il sesso e i suoi collaterali e complicanze; ma sui sentimenti mi sento impreparato e non posso fare a cambio. Ma giuro che sul resto la so e sarei fantastico; o almeno sopra la media. Non avrei preconcetti, sarei aperto, onesto, privo di morali antiquate. Saprei essere scientifico, filosofico, financo romantico e riuscirei anche a non essere (troppo) geloso. Ma sono il padre e nei quattro anni che vanno da qui a quando non mi darà più ascolto, questi argomenti sono troppo abbozzati. Dopo sarò un trombone e amen.
Ma adesso… lei gioca a fare la grande e giocando apre una di quelle scatole dalle quali salta fuori un pupazzo a molla. Quel pupazzo, ci giurerei, ha la faccia della mia diseducazione sentimentale, mi fa bu! e l’istante che passa tra il mio spavento e il ridere di me stesso mi sembra troppo lungo. Altro che quattro anni.
Luigi Serra, nessuno (come Ulisse) sulla rete, è l’autore di No-Luogo, nonché il papà della palindroma e bellissima AnnA.
Foto di amy_b
San Valentino che?
16 Febbraio 2010
Ci sono un sacco di motivi per tirare il fiato ogni volta che San Valentino è dietro le spalle. Anche gli accoppiati, se dotati di un minimo senso estetico, non possono che trovare tutto il tourbillon di celebrazioni inutile e fastidioso. Sarà che non abbiamo più quindici anni, quando farsi un regalo e uscire insieme quella sera lì era un modo in più di dirsi “Sono tuo per sempre”, anche se “per sempre” significava “fino alla prossima settimana, quando mi mollerai per un altro”.
San Valentino reca con sé un battage pubblicitario che riduce i sentimenti a cartolina: la compilation strappacore (una, due, tre, quattro, ogni casa discografica fa la sua ricicciando i classici di propria spettanza e infilandoci dentro artisti in promozione), gli sconti su qualsiasi cosa (come se una potesse essere felice di farsi regalare un aspirapolvere), i menu dai prezzi gonfiati al ristorante, tutto è fatto per aggredire il consumatore e mettergli addosso la pressione di dimostrare il suo amore nel modo più spettacolare possibile.
Nessun giorno come San Valentino riesce a far sembrare l’amore un obbligo sociale, un triste rituale da espletare per poi tornare a volersi bene davvero. I single sono costretti a ironizzare (”Io festeggio San Faustino, ha ha ha”), gli accoppiati a prendere posizione con il rischio di sembrare aridi se non festeggiano, e melensi se festeggiano. E poi c’è l’immortale “Io festeggio tutto l’anno”, che invariabilmente manda in bestia le donne – come al solito, poste dalla parte del ricevente – e viene usato come comoda scappatoia da uomini che non festeggiano mai.
Insomma, è più o meno finita, e sapete cosa, adesso forse le canzoni d’amore torneranno a piacerci un sacco.
The Red Shoes: il cinema, tanto tempo fa
15 Febbraio 2010
The Red Shoes è un grandissimo classico dimenticato del cinema, visto ormai solo dagli studenti del DAMS. Questa settimana vi riproponiamo il trailer, interessante anche per vedere come venivano presentati i film all’epoca in cui il colore era una novità assoluta.
Il matrimonio delle cipolle e dei fagioli rossi
15 Febbraio 2010
Le insalate più peccaminose non sempre sono le meno leggere. Per esempio, questa insalata di cipolla e fagioli rossi è nutriente ma non pesante: il peccato sta tutto nella cipolla, che rende difficili i rapporti umani dopo la consumazione. Se decidete di prepararvela, fatelo di sera, quando non dovrete vedere nessuno. La ricetta originale è qui.
Ingredienti
- 1 cipolla
- 1 scatola di fagioli rossi Bonduelle
- olio
- sale
- succo di limone (o aceto)
- una macinata di pepe.
Preparazione
Cuocere la cipolla intera in forno cospargendola con un filo d’olio, finché non è morbida e si può tagliare facilmente a fette. Mescolare con i fagioli scolati dal liquido di conservazione e condire con sale, pepe, limone (o aceto) e olio.
Foto di Tomatoskin
“E se ti dico ‘rosso’?”: Mitì Vigliero
11 Febbraio 2010
Ti rispondo che mi viene in mente, in un arruffato fil rouge di pensieri, la vita umana in tutte le sue contraddizioni.
Partiamo dall’origine della parola, il latino rŭssu(m), letteralmente “il color rosso della carne”: non per nulla il rosso è simbolo d’amore e sesso in ogni sua sfumatura. È rosso come il sangue il colore della passione, a luci rosse sono i discorsi “arditi”, si regalano rose rosse alla donna amata e rossi sono i cuoricini che imperversano sulle cartoline di San Valentino.
Però il rosso è anche simbolo del male e del crudele: rosso era nel Medioevo il colore del Diavolo, che veniva dipinto con la pelle rossa come le fiamme dell’Inferno. Persino le persone dai capelli rossi un tempo erano mal viste; in Europa in genere perché rossi erano i capelli e le barbe dei vichinghi o di altri barbari nordici invasori. Un proverbio veneziano dice “Rosso malpelo, cento diavoli per cavelo”, e proprio a Venezia le uniche che potevano tingersi i capelli di rosso erano le prostitute. Nell’area più a Sud invece, la diffidenza era data dal fatto i capelli rossi erano rarissimi e quindi i rossi di pelo e di crine erano considerati un vero e proprio “monstrum” (prodigio, cosa assolutamente inusuale e diversa dal solito): perciò, come ogni diversità, provocavano disagio e paura.
Ma rosso è anche considerato ovunque il benefico e salvifico colore tradizionale del Natale e sin dall’antichità era un gran portafortuna: rosso corallo, come i cornetti antimalocchio. E a Capodanno s’indossano mutande rosse, usanza anglosassone nata per difendersi dalle streghe incontrate nella notte di San Silvestro, che lanciavano maledizioni agli uomini proprio in quel punto lì.
Rosso è poi il colore dell’ira furibonda; quando si vede rosso come i tori nell’arena davanti alla muleta, e si parte a testa bassa per distruggere. Ma è pure tinta terapeutica: la medicina popolare italiana prescriveva di legare un filo rosso attorno a polsi e caviglie slogate, e di fasciare con una sciarpa di lana rossa le schiene doloranti. E rossi sono tutti i frutti più golosi e ricchi di vitamine: ciliegie, fragole, lamponi.
Caratterizza gli stati d’animo, il rosso: se si è imbufaliti, la faccia diviene rossa come un gambero per la pressione alzata dalla rabbia; se si arrossisce invece per timidezza e pudore il viso è rosso papavero, se imbarazzato o vergognoso per una colpa è rosso peperone.
Infine, il massimo della contraddizione il rosso lo raggiunge nel proverbio “Rosso di sera buon tempo si spera”, che ha il suo controcanto nell’altro “Rosso di sera, tempesta e bufera”: e poi uno si chiede perché scoppino le guerre…
Mitì Vigliero, anche nota come Placida Signora, è diventata celebre con Lo stupidario della maturità, esilarante e deprimente raccolta di assurdità pronunciate dai maturandi e da lei stessa raccolte durante gli anni dell’insegnamento. Ora fa la giornalista e la scrittrice umoristica, ed è la zia ad honorem della blogosfera italiana.
Foto di rvw