Bookcrossing: libri in viaggio

bookcrossing_topPer me, che mi affeziono ai libri come alle persone, lasciarne uno su una panchina sarebbe come abbandonare un bambino. Una concezione non proprio zen dell’oggetto, ma i libri sono come porte su altri mondi: separarsene è come gettare via la chiave. I libri brutti, invece, non li vorresti far circolare: sono mondi che non meritano di essere visitati. E allora li tieni lì a prendere polvere, come segreti inconfessabili, testimonianza del tuo cattivo gusto.

C’è invece chi i libri li legge una volta e mai più, e dopo che li ha letti li vuole condividere. Li lascia su una panchina, in un bar, in un ristorante, in chiesa, in un negozio di abbigliamento, sull’autobus, in aeroporto, ovunque possano essere trovati e letti da nuove persone. Questa pratica si chiama “bookcrossing”, e in Italia è sostenuta e seguita da un sito apposito, che oltre a incoraggiare il bookcrossing con apposite iniziative permette anche a chi ha trovato un libro di inserire il codice BCID con cui lo ha contrassegnato chi lo ha “liberato”, e in questo modo contribuire a tracciare gli spostamenti del volume.

Un modo di vivere i libri che l’editoria digitale non potrà mai sostituire.

Foto di adriagarcia

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