Cinque canzoni per… parlare di libri

28 Gennaio 2010

playlist_nuova_topUltimo post di questo mese dedicato alla lettura: e fermo restando che ognuno legge con la musica che gli piace di più, la nostra ormai tradizionale playlist non poteva che essere dedicata al concetto di libro. Abbiamo fatto un gioco, e cercato nel database di Dada un po’ di canzoni che contenessero la parola book nel titolo: da cui la selezione.

1. Comic Books – Deborah Harry
La conosciamo tutti come Blondie, l’incarnazione bionda dell’omonimo gruppo, ma il suo nome è Deborah Harry: questo brano è tratto dal suo terzo album come solista, Def Dumb and Blonde, uscito nel 1989 e ristampato nel 2009.

2. Picture Book (Album Version) - Queens of the Stone Age
I normalmente trucidissimi (e sexy) QOTSA sorprendono tutti con questa versione zuccherosa di Picture Book dei Kinks.

3. Our Story Book – Cliff Richard
E parlando di zucchero, non possiamo che fare “Aaaaaah” davanti a questo brano del sempre tenerissimo Sir Cliff.

4. I Could Write a Book – Frank Sinatra
Esistono moltissime versioni di questa canzone: abbiamo scelto quella di Ol’ Blue Eyes. Ci capirete.

5. My Coloring Book – Aretha Franklin
L’unica grande Lady of Soul rimane lei. Anche in questi brani soffusi, la sua grandezza rimane leggendaria.

Foto di oldcockatoo

Un libro per iniziare l’anno con… Blimunda

26 Gennaio 2010

funambolo_top

“Oserò essere più duro del sole, più glaciale delle nevi, oserò entrare, senza conoscere l’esito, in quelle pagine da funambolo che mi era così facile scrivere? Uomo dell’aria, tu colora col sangue le ore sontuose del tuo passaggio fra noi. I limiti esistono soltanto nell’anima di chi è corto di sogni”.

Un po’ di retorica gliela perdoniamo, a Philippe Petit, sì? Siccome ha passeggiato su un cavo teso fra le Torri Gemelle buonanima e in bilico sulle cascate del Niagara, direi che possiamo farlo.
Il suo Trattato di funambolismo ha inaugurato il mio 2010. Ed è stato un più che degno sostituito di quelle inutili liste di buoni propositi che mi ostinavo a fare, per trovarle lettera morta già a metà gennaio.
Tra il saggio filosofico, l’autobiografia e un improbabile manuale per aspiranti funamboli, questo libro è trasparente, aereo, leggero come l’aria che Petit attraversa sul suo cavo. Racconta sì che “I limiti esistono soltanto nell’anima di chi è corto di sogni” ma anche, più banalmente, l’importanza della volontà, della ripetizione infinita di un gesto per renderlo impeccabile, dell’amore sconfinato per ciò che si fa. A me ha fatto riflettere su quante volte butto via le mie giornate di malavoglia, lavoro al minimo delle possibilità, spreco tempo inutilmente, non metto passione in ciò che faccio. Ma credo che ognuno ci possa trovare un suggerimento, un consiglio, un’ispirazione.
Per cui, leggetelo perché è delizioso, surreale, divertente.
E anche perché è scritto da un uomo che di mestiere saltella su un cavo teso fra le guglie di Notre Dame. Ma trova il tempo e la sensibilità di avvolgere con pezze di lino i tronchi degli alberi ai quali aggancia il cavo, per non rovinarli. Sicuramente ha qualcosa da insegnare.

Blimunda è il nom-de-plume sul web di Barbara Sgarzi, giornalista e scrittrice. Ha pubblicato Bimbo a bordo, un manuale di sopravvivenza per mamme contemporanee (Morellini editore) e curato per Rizzoli Il tarlo della lettura, antologia delle migliori recensioni su aNobii, il social network dei lettori. Compra troppe scarpe.

Foto di JP Puerta

Fiaba norvegese

25 Gennaio 2010

Non so perché, ma ogni volta che vedo il video della canzone che ha vinto lo scorso Eurovision Song Contest, Fairytale (dei concorrenti norvegesi), penso a Vulvia di Rieducational Channel e al suo “Spingitori di cavalieri!”

Sarà che tifavo per la Moldavia.

Il gumbo delle Ya-Ya Sisters

25 Gennaio 2010

gumbo_leftI sublimi segreti delle Ya-Ya Sisters è uno di quei libri perfetti per l’estate. Solo il caldo permette di immergersi totalmente nella sua atmosfera di felicità d’altri tempi e solidarietà femminile in barba alle tragedie della vita. Nel romanzo di Rebecca Wells, la cucina cajun ha un suo posto speciale: la ricetta che vi proponiamo questa settimana è una preparazione lunga e impegnativa, il gumbo, che è consigliabile riservare alle feste in famiglia molto popolate. Fatevi fare compagnia in cucina dalle amiche durante la cottura, giocate a carte e mettetevi a vicenda lo smalto, se volete riprodurre la perfetta esperienza Ya-Ya.

(Nota: non inseriamo la lista degli ingredienti perché, come si vedrà dalla ricetta, hanno molte varianti.)

Preparazione
Il gumbo è una ricca zuppa cajun, che viene resa densa con l’okra, un impasto iniziale o sassafrass in polvere. Sicuramente questi ingredienti possono essere combinati.
Iniziare con olio e farina (circa 2 cucchiai ciascuno). Scaldare l’olio sul fondo della zuppiera, quindi aggiungere la farina. Mescolare velocemente ed energeticamente e far imbiondire il composto. È più veloce da fare a fuoco alto ma così è più facile sbagliare.

Non appena il preparato iniziale è mediamente arrostito (non bruciare la farina o dovrete iniziare tutto daccapo), incorporare la cipolla affettata, il peperone verde e il sedano (la sacra trinità nella cucina cajun). Questo dovrebbe fermare la cottura del preparato iniziale. Quanta? Circa una cipolla, un peperone verde e 2 o 3 gambi di sedano. Circa 2 tazze di sedano affettato. Mescolare circolarmente. L’impasto dovrebbe profumare e, una volta che la verdura si amalgama con il preparato iniziale, il profumo dovrebbe essere molto buono. Incorporare ora più o meno due spicchi d’aglio, sminuzzati.

Lasciar cuocere fino a che la verdura si ammorbidisca, un paio di minuti. Il fuoco può essere portato a media intensità. Preparate un misto di timo, origano, basilico, peperoncino rosso (di Cayenna), pepe nero e pepe bianco che può essere aggiunto quando le verdure s’ammorbidiscono. Circa 1-2 cucchiaini di erbe, ¼- ½ cucchiaino di pepe. Ora bisogna anche aggiungere del prezzemolo fresco e delle cipolle verdi tritate. Entrambi gli ultimi ingredienti sono opzionali. Si può anche aggiungere un cucchiaio di salsa Worchester e Tabasco a piacere. Il timo, la salsa Worchester e Tabasco sono l’altra sacra trinità della cucina cajun.

Il gumbo può essere composto da diversi ingredienti. I frutti di mare sono l’ingrediente classico, con i gamberetti, le ostriche, i molluschi o il pesce in qualsiasi combinazione. Anche il pollo si può utilizzare come base. La salsiccia è abbastanza d’obbligo.
Se si aggiunge il pollo, bisogna affettare il pollo nell’olio, quindi bisogna rimuoverlo prima di preparare il composto iniziale.
Ora, avendo aggiunto la carne desiderata, lasciatela scaldare e leggermente imbiondire nel preparato iniziale, quindi aggiungete il brodo.
Se questo è un gumbo di pesce, usare del brodo di pesce. Se si usano molluschi, pesci o gamberi aggiungere i gusci o le lische per insaporire il brodo.
Anche il liquido delle ostriche si può aggiungere, se disponibile. Se si utilizza la salsiccia o il pollo, le ossa possono, anch’esse, essere utilizzate per il brodo. Si può utilizzare anche del vino o della birra per rendere il tutto più aromatizzato.
Comunque, aggiungete le 4 tazze di brodo. Fate sobbollire. Servite versando il gumbo sul riso bianco lessato.

Foto di jytyl

Book swap: scambia i tuoi libri!

21 Gennaio 2010

bookswapLa settimana scorsa abbiamo parlato di bookcrossing, e si diceva che per i feticisti del libro è l’equivalente di lasciare un figlio sul sagrato della chiesa. Il book swap, invece, è meno traumatico: per mantenere il parallelo, è come l’adozione aperta. Ci si incontra, e si affidano i propri libri alle mani di altre persone, che a loro volta ci affidano i loro: non c’è da temere che i poveri libri rimangano esposti alle intemperie o abbandonati per sempre. E se quello che ti chiede il libro non ti piace, puoi sempre non darglielo (anche se è complicato inventarsi una scusa).

Il book swap si può fare a casa, come qualsiasi swap party: chiunque disponga di un numero sufficiente di amiche o amici col pallino della lettura può organizzarne uno. Chi invece non può mettere a disposizione uno spazio ma vuole comunque scambiare i suoi libri, può approfittare delle possibilità della rete: su aNobii, il social network per i patiti della lettura, è possibile marcare i libri che si vogliono scambiare con gli altri utenti (io ne ho segnati tre, che però ho recensito così negativamente che non mi meraviglio di non averli ancora dati via).

Nota a margine: mi si dice che, fra bookcrossing e book swap, un sacco di gente si fidanza. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse.

Foto di Orin Zebest

Bonduelle ti manda InPausa

19 Gennaio 2010

condi_rightNo, anzi, ti manda in vacanza, ma apprezzerete il fine gioco di parole. Inizia infatti il 22 dicembre il concorso legato alla linea Bonduelle Condi o Cuoci, ricette di insalata, verdure e mais da mangiare sia crudi che cotti.

A partire dal 22 dicembre 2009, acquistando una confezione di Condi o Cuoci Dolce o di Condi o Cuoci Gustoso si potrà partecipare all’estrazione di fantastici weekend “Insolito Fuoriporta” by Smart Box. I vincitori riceveranno in premio un cofanetto contenente un buono per la prenotazione di un soggiorno per due persone in una località a scelta fra circa 100 splendidi alberghi in tutta Italia.

Come si partecipa al concorso? Basta staccare dalla confezione di Condi o Cuoci il modulo apposito, compilarlo con i propri dati anagrafici e spedirlo in busta chiusa, insieme ad una prova d’acquisto, entro e non oltre il 31 maggio 2010.

Il regolamento completo del concorso è consultabile sul sito www.bonduelle.it. Partecipate numerosi! E buone vacanze!

Un libro per iniziare l’anno con… signora maria

19 Gennaio 2010

collana_perle_topPer iniziare l’anno ho scelto Guida all’Eleganza – per la donna che desidera essere vestita bene e in modo adatto in ogni occasione di Genevieve Antoine Dariaux.

Lo so, il titolo sembra una battuta di Zoolander (”E mille modi di acconciarsi i capelli!”), ma questo non è un manualetto scemo per vestirsi bene. L’eleganza, e non sono certo io a doverlo dire, non è una stupidaggine.

Mi ricordo ancora quando l’ho comprato, alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires, a Milano, con un collega di lavoro.
Lui lo sfoglia, poi mi dice: “Oh, ma è del ‘64, non sarà un po’ passato di moda?”
Io lo guardo con superiorità, povero ignorante: “Perché, secondo te qualcosa che ha a che fare con l’eleganza può essere stato scritto DOPO gli anni ‘60?”
Lui abbassa lo sguardo, vergognandosi di aver osato opinare su qualcosa che non è di sua competenza.

Il libro esamina tutto lo scibile umano in tema di eleganza per signore, in ordine alfabetico: dagli Abiti ai Mariti (e amanti), alle Occasioni Pubbliche e Particolari, ai Weekend, agli Yacht, alla Zoologia (il cui capitolo si chiude consigliando il miglior colore per il collare dell’animale da compagnia).

Le chicche imperdibili sono tante, spesso brevi e di un’ironia fulminante, come le due righe e mezza del capitoletto “Ginocchia”:

Il proverbio “Pour vivre heureux, vivons cachés” (”Se vuoi vivere felice, vivi nascosto”) è stato inventato per loro.

Adorabile. L’ho tenuto sul comodino per un’infinità di tempo.

Ma per quale motivo dovrei seguire i dettami di questa qua, io che al massimo del mio splendore indosso le scarpe sottomarca, io che i gioielli che mia madre ha messo da parte per me forse non li indosserò mai non tanto per mancanza di voglia quanto per mancanza di occasioni sociali adatte, io che il gros grain non so neanche com’è fatto, io che non vado alle feste da cocktail, quelle che non è il vestito da sera, ma quello da cocktail, che va indossato?

Non è questione di seguire i dettami, ma di avere chiari i canoni. Poi ti alzi la mattina e scopri che tutti i calzini buoni sono nel cesto del bucato da fare, e rimangono solo quelli orrendi a righe arancioni, possibilmente quasi bucati. (Tanto, a parte te e lo stivale sottomarca, non lo saprà mai nessuno.)

Sapere che c’è un luogo e un modo per tutto, anche se poi le cose non vanno mai così, anche se il caos ha sempre la meglio e mantenere il contegno è impossibile, per me è fondamentale. Il genere di cosa che mi piace avere chiara, ogni volta che inizia un nuovo anno. Un po’ come i buoni propositi: poi fai l’esatto opposto, ma ne hai bisogno.

Buon 2010 a tutti.


*Nessuno stivale sottomarca è stato maltrattato durante la scrittura di questo post.
**L’autrice del post si riserva il diritto di indossare i pantajazz in casa.

signora maria (minuscolo suo) è l’ineffabile autrice del blog omonimo.

Foto di TenthMusePhotography

Pomodori verdi fritti

18 Gennaio 2010

pomodori_verdi_fritti_leftChi ha visto solo il film tratto da Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop si è perso qualcosa. Fannie Flagg si è poi ripetuta, ma la struggente storia d’amore fra la mascolina Idgie e la tenera Ruth perde molta della sua forza nel film, che pure è bello e struggente e contiene Mary Louise Parker (una donna che ha fatto un patto con il diavolo, a giudicare da come è approdata ai quarant’anni). In onore di questo libro commovente e buffo, questa settimana rubiamo a Giallozafferano la ricetta dei pomodori verdi fritti, che non sono pomodori poco maturi, ma una varietà di pomodoro che rimane verde.

Ingredienti

  • 100 g di farina 00
  • 10 g di farina di mais (fioretto)
  • 1 uovo
  • 4 pomodori verdi medi
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • sale e pepe q.b.

Preparazione

Lavate i pomodori e tagliate ognuno di essi in 4 fette spesse 1 cm circa nel senso della larghezza; metteteli su una gratella salateli e lasciate così per circa 30 minuti, in modo che perdano parte dell’acqua di vegetazione.
In una ciotola, setacciate le due farine e unite il cucchiaio di zucchero. In un altro contenitore sbattete le uova con il sale e il pepe. Con della carta assorbente, tamponate le fette di pomodoro, quindi passatele prima nell’uovo, poi nel mix di farine.
Scaldate in una padella abbondante olio di semi: appena sarà bollente, friggete i pomodori fino a quando saranno ben dorati da ambo i lati. Ponete le fette di pomodoro fritte su della carta assorbente da cucina per far perdere loro l’unto in eccesso e servite subito.

Foto di edseloh

Il libro dell’amore

18 Gennaio 2010

I Magnetic Fields sono poco conosciuti qua da noi. Questa loro canzone – di cui non sono riuscita a rintracciare un video ufficiale – è stata oggetto di una quantità di cover. La celebriamo con un video amatoriale che monta l’audio di un’esibizione live sopra un film muto del 1905. L’effetto finale è molto divertente.

Bookcrossing: libri in viaggio

14 Gennaio 2010

bookcrossing_topPer me, che mi affeziono ai libri come alle persone, lasciarne uno su una panchina sarebbe come abbandonare un bambino. Una concezione non proprio zen dell’oggetto, ma i libri sono come porte su altri mondi: separarsene è come gettare via la chiave. I libri brutti, invece, non li vorresti far circolare: sono mondi che non meritano di essere visitati. E allora li tieni lì a prendere polvere, come segreti inconfessabili, testimonianza del tuo cattivo gusto.

C’è invece chi i libri li legge una volta e mai più, e dopo che li ha letti li vuole condividere. Li lascia su una panchina, in un bar, in un ristorante, in chiesa, in un negozio di abbigliamento, sull’autobus, in aeroporto, ovunque possano essere trovati e letti da nuove persone. Questa pratica si chiama “bookcrossing”, e in Italia è sostenuta e seguita da un sito apposito, che oltre a incoraggiare il bookcrossing con apposite iniziative permette anche a chi ha trovato un libro di inserire il codice BCID con cui lo ha contrassegnato chi lo ha “liberato”, e in questo modo contribuire a tracciare gli spostamenti del volume.

Un modo di vivere i libri che l’editoria digitale non potrà mai sostituire.

Foto di adriagarcia

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