Il regalo impossibile: da Francesco Farabegoli a Laura Pausini
Laura,
Non sono mai stato un tuo grande fan. Non è che ce l’abbia con te, anzi, mi pari pure simpatica. Ma i tuoi testi parlano – grossomodo – di cose tipo il coraggio di prendersi per mano e camminare insieme verso il tramonto. A me i testi che parlano di camminate verso il tramonto piacciono solo se a metà del tragitto incontri un gruppo di zombie e il tuo fidanzato viene mangiato vivo. Ecco. Mi rendo conto che è un problema mio.
E in più sei di Solarolo. Io sono di Cesena, e fino ai ventiquattro o venticinque anni ho letteralmente detestato Ravenna e province paludose limitrofe, modaioli con il pallino della chimica, del mosaico e degli affari, e nessuno di loro sa fare una piadina come si deve. Per uno strano mash-up ideologico ho pensato per anni che la tua musica fosse una sorta espressione quintessenziale di questo bullismo autocertificato da primus inter pares del paesello nella campagna faentina.
Insomma, ora ho poco più di trent’anni e il mio giudizio generale in merito alla provincia di Ravenna è un po’ cambiato. I modaioli ci sono ancora, ma Cesena si è riempita di trendsetter-wannabe e revivaliste anni cinquanta con le scarpine rosse, cloni di Fabrizio Corona che si massacrano di aperitivi e ragazzini vestiti come vampiri emo oversize su cui nemmeno Werner Herzog avrebbe il coraggio di fare un film. E ho un buon rapporto con una ragazza di Sant’Alberto, che è abbastanza distante in linea d’aria ma è sempre in provincia di Ravenna. E soprattutto, per documentarmi un attimo allo scopo di scrivere questo pezzo mi sono imbattuto in un video di otto secondi su Youtube nel quale stai cantando con certa qual grazia una delle hit che preferivo nel mio periodo chierichetto, che credo si chiami Venite alla festa. E quindi, probabilmente, abbiamo in comune molto di più di quello che sembrerebbe guardando le nostre collezioni di dischi e i nostri abiti.
Scopro che in questi giorni sta uscendo un tuo disco nuovo, che si chiama Live qualcosa: molto probabilmente lo affronterò con lo stesso atteggiamento che ho riservato agli altri tuoi dischi – non comprarlo, ma nemmeno (ti farà piacere) scaricarlo illegalmente. Tuttavia sento che, come mi è successo per la provincia di Ravenna e le zucchine ripiene, prima o poi sarà ora di rivalutare la tua musica e fare pace con il mio lato romantico/melodico/pop. In previsione di quel momento mi permetto di offrirti in dono – come una sorta di calumet della pace – due piadine e un crescione con le erbe e la salsiccia, ovviamente fatti da mia madre (la vera piadina è sempre e solo quella che fa la nostra mamma. Nel mio caso tra l’altro è la pura verità). Se mai avessi voglia di incassare di persona a casa mia, sarò lieto di aggiungere all’offerta una bottiglia di Sangiovese che producono i suoceri di mio fratello, gente a posto che sa cosa vuole bere e ne beve in quantità. E se rimani abbastanza a lungo potrei rovinarmi e mettere sul piatto una bottiglia di Albana (che purtroppo dovrei comprare, ma ho un buon gancio) e una fetta di ciambella che fanno al forno di Case Missiroli, davvero molto buona, c’è gente che viene a comprarla persino da Roversano. Nel caso tu abbia molto di meglio da fare, sono lieto di approfittare dell’offerta di InPausa e mandartela simbolicamente attraverso il loro sito.
Un sorriso,
Francesco.
Francesco Farabegoli aka Kekko scrive su Spoilerin’, Bastonate, Indie Rock Warriors! e altri che sicuramente in questo momento mi perdo, perché stargli dietro è francamente impossibile, dato che ha un’idea al minuto.
Foto di torre.elena











