Balla con i film
16 Novembre 2009
Un pezzo dance bello pestone. E fino qua niente di nuovo. Ma avevate mai visto un pezzo dance bello pestone fatto tutto con scene di film?
Consigli per una tavola perfetta
12 Novembre 2009
L’autunno è anche il momento in cui ci si ritira più volentieri in casa, a godersi il calduccio e l’intimità della propria cuccia. Magari ospitando gli amici, per cena o per un semplice ritrovo. Una cosa che si può anche improvvisare con quattro pizze al taglio e abbondanti birre, ma perché non provare a fare le cose per bene, apparecchiando una bella tavola elegante? Basta veramente poco: abbiamo chiesto a Enzo Miccio (designer d’interni, wedding planner e protagonista di Ma come ti vesti? e Wedding Planners su Sky) di stilare un ABC della tavola perfetta per gente che è rimasta ferma al piatto di carta.
Stiamo organizzando la nostra cena di compleanno e dobbiamo apparecchiare una tavola per sei persone.
La parola d’ordine deve essere “creatività”, soprattutto qualora non disponessimo (momentaneamente) di quel tale servizio di piatti di preziosissima porcellana Meissen o del fragilissimo servizio di bicchieri St. Louis.
Con una tovaglia in cotone (non damascato!) bianca e ben apprettata, tutto ciò che si usa per l’allestimento avrà un ottimo risalto.
Sotto alla tovaglia sarebbe meglio porre un morbido mollettone per evitare che il contatto col tavolo sia troppo “duro”… ma per tutti quelli che pensano che il mollettone sia una grossa molletta per stendere la biancheria o per raccogliersi una gran massa di capelli sarà sufficiente una tovaglia, punto!
I piatti possono essere anche diversi tra loro. Usatene sempre uno come segnaposto (il cosiddetto “sottopiatto”) e sopra adagiate il tovagliolo, possibilmente non in carta. Meglio in cotone bianco (il massimo sarebbe il lino, ma non esageriamo).
I bicchieri molto colorati e diversi tra di loro sono di grande tendenza per una tavola ricca e stravagante. In tavola ci devono essere rigorosamente acqua e vino: non usate la flute in tavola, qualora l’aperitivo l’abbiate servito precedentemente nel salone!
Il tovagliolo può essere avvolto con un nastro nei colori della serata o in un colore che bene si abbina ai vostro vasellame. Lo potete adagiare nel sottopiatto o a sinistra delle posate. Se siete a corto di nastri, potete utilizzate dei bracciali in cellulosa per racchiudere i tovaglioli, con un effetto molto divertente.
Prevedete per finire sempre un volume al centro della tavola. Possono essere fiori anche molto semplici raccolti in una brocchetta in ceramica colorata, altrimenti potete usare anche le piante aromatiche del terrazzo, come salvia, rosmarino e basilico. Il successo è assicurato!
Foto di Tracy Hunter
Una ricetta dal passato di… Livia Iacolare
10 Novembre 2009
Gli struffoli sono un dolce natalizio tipico della tradizione napoletana, una pietanza che ha origini antichissime. Per me rappresentano soprattutto il legame che ho con la mia omonima nonna. Ogni anno ne prepara un paio di vassoi solo per me, visto che sono l’unica che le dà soddisfazione quando li mangia.
Due anni fa ebbi l’onore di apprendere da lei, la Maestra, la fine tecnica che sta dietro l’arte di prepararli e non nascondo che per me fu un momento emozionante. Ero lì, pronta ad appuntare ingredienti e dosi sul mio taccuino ma, mio malgrado, non riuscii a trascrivere niente. La sagace nonna, infatti, non fu in grado di indicare con precisione la quantità di ingredienti da utilizzare. Per lei tutto si fa “a occhio”, ovvero improvvisando secondo le intuizioni del momento. Ammetto che ho ancora il dubbio che quella volta mi abbia nascosto qualcosa; forse un ingrediente segreto gettato nell’impasto senza farsi notare… Ancora non riesco a spiegarmi perché, pur avendo assaggiato gli struffoli preparati dai pasticceri più illustri di Napoli, io continui a ritenere i suoi insuperati.
Il rituale della preparazione degli struffoli è una delle cose che ci unisce nel profondo e lei sa bene che fino a quando li preparerà avrà sempre una scusa per attirarmi nella sua tana… prendendomi per la gola, ovviamente!
Ricetta (non quella di nonna Livia, ma prendiamola per buona!)
Ingredienti
600 g di farina
4 uova + 1 tuorlo
2 cucchiai di zucchero
80 g di burro (o 25 g di strutto)
scorza di mezzo limone grattugiata
un pizzico di sale
olio (o strutto) per friggere
Per condire e decorare:
400 g di miele
confettini colorati (a Napoli si chiamano “diavulilli”)
confettini cannellini (confettini che all’interno contengono aromi alla cannella)
100 g di arancia candita, 100 g di cedro candito, 50 g di zucca candita (si trova solo a Napoli: si chiama “cucuzzata”)
Questa è la ricetta tradizionale caratterizzata dall’assenza di lievito e struffoli particolarmente croccanti. Nel caso si preferiscano più gonfi, si può aggiungere all’impasto un pizzico di bicarbonato o di ammoniaca per dolci. In questo caso, la pasta deve riposare alcune ore.
Preparazione
Disponete la farina a fontana sul piano di lavoro, impastatela con uova, burro, zucchero, la scorza grattugiata di mezzo limone, un bicchierino di rum e un po’ di sale. Ottenuta un’amalgama omogenea e sostenuta, datele la forma di una palla e fatela riposare mezz’ora. Poi lavoratela ancora brevemente e dividetela in pallottole grandi come arance, da cui ricavare, rullandole sul piano infarinato, tanti bastoncelli spessi un dito; tagliateli a tocchettini che disporrete senza sovrapporli su un telo infarinato.
Al momento di friggerli, poneteli in un setaccio e scuoteteli in modo da eliminare la farina in eccesso.
Friggeteli pochi alla volta in abbondante olio bollente: prelevateli gonfi e dorati, non particolarmente coloriti. Sgocciolateli e depositateli ad asciugare su carta assorbente da cucina.
Fate liquefare il miele a bagnomaria in una pentola abbastanza capiente, toglitela dal fuoco e unite gli struffoli fritti, rimescolando delicatamente fino a quando non si saranno bene impregnati di miele. Versatevi sopra la metà circa dei confettini e della frutta candita tagliata a pezzettini e rimescolare di nuovo.
Prendete quindi il piatto di portata, mettetevi al centro un barattolo di vetro vuoto (serve per facilitare la formazione del buco centrale) e disponete gli struffoli tutt’intorno a questo in modo da formare una ciambella. Poi, a miele ancora caldo, prendete i confettini e la frutta candita restanti e spargeteli sugli struffoli, in modo da cercare di ottenere un effetto esteticamente gradevole.
Quando il miele si sarà solidificato, togliete delicatamente il barattolo dal centro del piatto e servite gli struffoli.
Livia Iacolare conduce Geek Files su Current, è napoletana e ghiotta di Nutella. I due fatti non sembrano essere collegati.
Di castagne e porcini
9 Novembre 2009
Castagne e funghi sono due alimenti così autunnali che, quando alle elementari ci facevano disegnare il simbolo dell’autunno, la castagna era sempre in pole position ma il fungo la incalzava da vicino. I porcini, vera leccornia del bosco, si sposano divinamente con la pasta: questa ricetta delle tagliatelle di castagne ai porcini (qui l’originale) è un inno all’umidore segreto del bosco che lentamente si addormenta, in attesa della neve. Una sola avvertenza: mangiare in quantità moderate, perché è molto calorica. Le dosi sono per quattro persone, ma ci si può mangiare anche in cinque.
Ingredienti
Per le tagliatelle:
- 150 g di farina di castagne
- 150 g di farina bianca
- 3 uova
Per il condimento:
- 2 funghi porcini medi
- prezzemolo q.b.
- olio extravergine d’oliva
- sale e pepe
- crostini di pane piccoli
- aglio
Preparazione
Nel robot da cucina, mescolate le due farine setacciate con un pizzico di sale, sgusciate le uova e azionate il robot fino ad ottenere una palla, aggiungendo (se necessario) dell’acqua tiepida. Coprite la pasta così ottenuta con un telo e lasciatela riposare per circa venti minuti. Dopodiché, stendete delle sfoglie sottili con l’apposita macchinetta e ricavatene delle tagliatelle.
Pulite i funghi e tagliateli a fettine non troppo grosse. Fate appassire in una pentola antiaderente qualche spicchio di aglio con abbondante olio extravergine d’oliva e cuocetevi i funghi con abbondante prezzemolo tritato, tutto a fuoco basso. Aggiustate con un po’ di pepe ed aggiungete i crostini. Nel frattempo, cuocete le tagliatelle preparate in abbondante acqua bollente leggermente salata. Scolate la pasta e conditela con il sugo di funghi. Impiattate con l’aiuto di un coppapasta per ottenere un nido con le tagliatelle… e buon appetito.
Foto di pizzodisevo
Teste da deejay
9 Novembre 2009
Surreale, bellissimo, divertente: vedetelo tutto, a spiegarlo vi rovineremmo il gusto.
Una vita da Sasquatch
5 Novembre 2009
Ogni paese del mondo ha il suo mostro misterioso, ma il mistero dell’Anello Mancante fra uomo e scimmia è una costante a quasi tutte le latitudini. La leggenda del mezzo uomo-mezzo animale selvaggio ha due incarnazioni celebri: lo Yeti (nome che deriva dall’espressione nepalese per dire “Quella cosa là”: neanche gli sherpa sapevano bene cosa fosse) e Sasquatch, o Bigfoot, creatura così parte della cultura pop americana da essere finito anche dentro un videogioco, GTA San Andreas.
Nessuno ha mai veramente potuto provare di avere visto Sasquatch, ma la grafica computerizzata può dare a tutti l’illusione di incontrare un Sasquatch in miniatura, giocarci, guardarlo scalciare e fargli i grattini. Si può fare su Living Sasquatch: ci vuole un software di video editing (iMovie per chi ce l’ha), una stampante e un po’ d’ingegno, ma i risultati finali sono clamorosi. Il video così ottenuto si può caricare sul sito. Non saranno testimonianze filmate di incontri reali, ma meglio che niente.
Una ricetta dal passato di… Roberto Grassilli
3 Novembre 2009
Dai miei trent’anni di vita immerso nella cucina della bassa bolognese, svetta il ricordo di un dolce natalizio che era la bandiera d’eccellenza della mia mamma.
Il Panone di Natale, più dei famosissimi primi e di certi impegnativi secondi, era il cimento delle donne dei nostri borghi nebbiosi: già un mese prima delle festività le si poteva incontrare nelle drogherie a far incetta dei numerosi ingredienti necessari. Da parte loro, i bottegai, facevano a gara nell’esporre strutture turrite in tecnicolor di frutta candita, grossi vasi pieni di cacao, concrezioni rocciose di cioccolato fondente e infinite altre luvèrie.
La ricetta era praticamente infinita, e per le massaie della mia zona d’origine, tarate su una cucina gustosa ma semplice, diventava un fatto di orgoglio familiare. Ogni casa aveva il suo Panone (e le sue raviole, quelle mezzelune di pasta frolla con la mostarda bolognese all’interno) ed ecco cosa si diceva in casa mia di quello di tutti i nostri conoscenti: troppo chiaro, troppo secco, poco guarnito, fino alla definizione dialettale : “L’è trést!“. Tristo, un termine che tiene assieme le sensazioni papillari, olfattive, visive di una condanna senza appello.
Inutile dire quindi che il miglior Panone era quello di mia mamma. Scuro, morbido, profumato, lucido di miele. Nel giorno giusto, il nostro soggiorno si trasformava in una succursale della Fabbrica di Willy Wonka e la signora Angela, coaudiuvata da nonna Cicca, dirigeva la sua sinfonia al centro di teglie, panetti di burro, sacchetti di delizie e bottiglie misteriose. Mia sorella e io, come gattacci da bidone, strisciavamo attorno a quei preparati, colpiti, in particolare, dall’impasto soffice che colava giù dai mestoli e dai colori della frutta candita. Le due donne, angustiate, ci respingevano inesorabilmente e anzi, ci mandavano fuori nell’atmosfera sollecita della piazza a comprare il liquore di mandorla amara che era quasi finito.
Al termine della lavorazione, una serie di contenitori colmi filavano fino al forno di fiducia, per una sapiente cottura. Il nostro panettiere Ghitàn sapeva quel che rischiava e i Panoni uscivano sempre perfetti.
Fino al suo ultimo Natale, la signora Angela, senza più nonna e indebolita dalla malattia, ha prodotto la sua meraviglia. Nel mangiarlo ancora quella volta, mi rendevo conto solamente dell’impossibilità, oramai, di divorarlo in quantità pantagrueliche, come era accaduto un tempo, quando con i coetanei adolescenti si
allestivano certe merende che mettevano paura. Non potevo sapere che il Panone stava per diventare ufficialmente la mia Madeleine.
Questa ricetta trovata in rete (che ho un po’ modificato) mi pare sia molto vicina a quella di casa mia.
- 3,5 kg di farina
- 1,5 kg di zucchero
- 800 g di margarina
- 14 uova intere
- 7 bustine (da 25-30g) di lievito
- scorza di 4 limoni
- 200 g di zucchero vanigliato
- 150 g di cacao amaro
- 150 g di cacao zuccherato
- 350 g di cioccolato fondente tagliato grossolanamente
- 400 g di marmellata scura di mele cotogne
- 3 fialette di savour (sapore) o mostarda bolognese
- 800 g di frutta candita mista a cubetti piccolissimi
- 700 g di cedro candito
- 600 g di ciliegie candite rosse e verdi
- 400 g di arancia candita
- 700 g di noci (peso prima di sgusciarle )
- 700 g di uvetta sultanina
- 800 g mandorle spellate
- 2 litri di latte + altro se occorre per impastare
- liquore di mandorla amara
- miele
Preparazione
Si inizia fondendo la margarina a fuoco dolce e la si fa raffreddare, nel frattempo si grattugia la scorza dei limoni. Conservare a parte i seguenti ingredienti che serviranno per guarnire la superficie:
350 g di cedro candito, tutta l’arancia candita, tutte le ciliegie candite, 200 g di mandorle, oltre a 150 g di cioccolato fondente.
Tritare il restante cedro che andrà poi nell’impasto, insieme alle mandorle lasciate intere come i gherigli di noce.
In un recipiente molto grande fare un impasto con tutti gli ingredienti (a parte quelli destinati alla guarnizione) mettendo i 2 litri di latte a temperatura ambiente per impastare. In casa mia, quando si fa un impasto così grosso, o anche più grosso, ci rimbocchiamo le maniche e, con le manine belle pulite, cominciamo ad impastare. Voi vedete un po’, magari se fate una dose ridotta potete mescolare anche con un cucchiaio di legno ma, sappiate, che sarà faticoso perchè l’impasto sarà pesante per via di tutti gli ingredienti contenuti. Se occorre, aggiungere altro latte, poco per volta, fino alla consistenza di una pasta per ciambella (più morbida di una frolla morbida ma più soda di un pan di Spagna).
Quando il composto sarà ben omogeneo, versarlo in stampi da forno. Tagliare i canditi a pezzi grossi (cedro e arancia) a fettine di 2 mm circa di spessore e decorare la superficie dei panoni con le fette dei canditi, i due tipi di ciliegie, le mandorle e i pezzi di cioccolato che erano stati lasciati a parte: la tradizione dice che le guarnizioni vanno disposte in ordine sparso ma con un occhio all’effetto cromatico.
Cuocere in forno già caldo a 180° per almeno 1 ora a metà altezza (nella scanalatura centrale), poi provare con lo stecchino se è asciutto fino al centro.
A cottura ultimata togliere dal forno e lasciare a raffreddare dentro gli stampi di cottura; quando saranno freddi, spruzzare o meglio tamponare la superficie dei panoni con un garza pulita imbevuta di liquore di mandorla amara: questa operazione aiuterà a mantenere morbida la pasta oltre che a profumarla.
Dopo qualche ora dalla tamponature, l’ultima operazione, la lucidatura: fare fondere a fuoco dolcissimo 4 cucchiai di miele con 1-2 cucchiai di liquore di mandorla amara fino ad ottenere una bagna ben liquida e profumata con la quale si spennellerà la superficie di tutti i panoni accuratamente (se occorre prepararne altra). Se il giorno dopo si vede che la superficie non è rimasta ben lucida, ripetere l’operazione.
Si mantengono bene al fresco coperti con pellicola per alimenti o cellophane, anche per un mese o più, se ben conservati.
Roberto Grassilli è illustratore e fumettista. Autore di Net to Be, striscia ambientata nel mondo delle dot com, co-fondatore di Clarence, rockstar demenziale con Lino e i Mistoterital, vive a Rimini con la moglie (la scrittrice satirica Lia Celi) e i quattro figli: in ordine di apparizione, Emma, Gioconda, Iris e Orlando. Sono tutti belli in modo assurdo.
“Beat iiiiit!”
2 Novembre 2009
Una nuova star si affaccia all’orizzonte: Brett Domino, e la sua fantastica pianola. Un tributo a Michael Jackson che è un piccolo capolavoro di surrealismo.
Il ritorno delle lenticchie
2 Novembre 2009
I legumi, questa meraviglia del creato. Ricchi di ogni elemento nutritivo essenziale per l’uomo, e anche buoni: fagioli, ceci, piselli e lenticchie fanno la loro ricomparsa sulle nostre tavole proprio in questi giorni. Questa settimana vi proponiamo una ricetta insolita: uno sformato di lenticchie e carciofi (altra verdura di stagione) che non mancherà di stuzzicarvi il palato.
Ingredienti
- 300 g di lenticchie Bonduelle
- 8 carciofi
- 1 cipolla
- 1 limone
- 1 uovo e 1 tuorlo
- olio
- pangrattato
- sale e pepe
Preparazione
Lavate e tagliate a spicchi i carciofi. Tritate e fate rosolare la cipolla con un filo d’olio, aggiungete gli spicchi di carciofo, fate insaporire, aggiungete un po’ d’acqua, salate e lasciateli cuocere coperti per mezz’ora. Alla fine scoperchiate la casseruola perché i carciofi possano asciugarsi bene. Passateli nel passaverdura e dopo di essi passate anche le lenticchie, fino ad ottenerne una purea.
Alla crema di carciofi aggiungete un uovo intero e un pizzico di sale, alla purea di lenticchie, invece, un tuorlo e un po’ di scorza di limone grattugiata. Ungete e spolverizzate con pangrattato una teglia da forno. Ponetevi dapprima il passato di lenticchie, poi quello di carciofi. Spolverizzate ancora con del pangrattato e condite con un po’ d’olio. Mettete in forno caldo e cuocete a 200° per 20 minuti circa.
Foto di WordRidden
