Buone feste dal Morehouse College Glee Club
30 Novembre 2009
Un mese di spiritual, gospel, cori di Natale e vocioni: cominciamo da questo spettacolare Crossing Ovuh del Morehouse College Glee Club. Altro che Bocelli.
E l’insalata? Russa.
30 Novembre 2009
Piaciuta la freddura? No? Peccato, ci tenevamo a farvi venire un gelone ai piedi, è una cosa così festiva. Invece! In questo mese, abbiamo deciso di parlare solo di piatti natalizi. E cosa c’è di più natalizio dell’insalata russa? Un sacco di cose, certo, ma l’insalata russa è uno di quei piatti che scompaiono dalle tavole dodici mesi l’anno, per ricomparire solo fra il 24 e il 25 dicembre. La ricetta originale è qui: si raccomanda l’uso di una buona maionese, meglio se fatta in casa.
Ingredienti
- 4 patate grandi
- 300 g di pisellini surgelati Bonduelle
- 6 carote
- 400 g di fagiolini Bonduelle
- maionese fresca
Per decorare:
- uovo sodo
- prezzemolo fresco in rametti
Preparazione
Sbucciate le patate, pulite le carote e i fagiolini, tagliate tutto in in pezzettini di circa 1 cm di lato e tuffateli, separatamente, in abbondante acqua bollente salata. Scolatele quando sono molto al dente e fatele raffreddare. Fate lo stesso con i pisellini.
In alternativa alle verdure fresche, per risparmiare tempo, si può usare tranquillamente l’ottimo preparato di verdure per insalata russa di Bonduelle.
Preparate la maionese e dividetela in due parti. Allungate la prima parte con due cucchiai di acqua tiepida e condite con questa maionese più soffice le vostre verdure che nel frattempo si saranno raffreddate. Versate il tutto poi in una vaschetta rettangolare di metallo grande abbastanza da contenere tutta l’insalata e, dopo averla ben appianata aiutandovi con una spatola, rovesciatela sul piatto di portata. Ricopritela con la maionese rimasta facendo in maniera che non si vedano le verdure sottostanti e decorate con uovo sodo tagliato a spicchi e prezzemolo in rametti, oppure usatela per riempire dei vol-au-vent.
Foto di keepwaddling1
Cinque canzoni per… preparare una cena indimenticabile
26 Novembre 2009
Quante canzoni parlano di cibo? Non moltissime, e la maggior parte lo usano come metafora per altro. L’amore, il sesso, la giustizia, quello che volete. Il cibo in musica, un po’ perché è difficile cantare con la bocca piena e un po’ perché cantare di colossali magnate non è elegante (La società dei magnaccioni è divertente, ma non chic). Questo mese, sempre con l’aiuto di Dada, abbiamo scelto per voi cinque canzoni a tema da ascoltare mentre si prepara una cena per gli ospiti.
1. Food Play – Lady Sovereign
Iniziamo con un antipasto insolito: uno degli astri nascenti dell’hip hop britannico. Perché si capisca subito dove andiamo a parare.
2. Chocolate Salty Balls - Chef
Questa canzone è un capolavoro. Uno, perché la canta Chef, uno dei personaggi più indimenticabili di South Park. Due, perché la voce di Chef è la voce di Isaac Hayes, quello che cantava Shaft. Tre, perché ha così tanti doppi sensi che non si può fare a meno di ribaltarsi dal ridere.
3. Soul Food to Go – The Manhattan Transfer
Pezzo iconico degli anni ‘80: il soul food per asporto del titolo sono i piatti tipici della cucina afroamericana. Perfetto da canticchiare in cucina mentre si affettano le verdure.
4. Rat in Mi Kitchen – UB40
Aiuto! C’è un topo in cucina! Verificare che non sia il Rémy di Ratatouille.
5. The Wine is Young – Dionne Warwick
Il dramma delle canzoni sul vino è che quasi sempre parlano di avvinazzati, quindi sono tristi. E invece Dionne Warwick è epica, struggente e paragona pure l’amore al vino novello. Tiè.
Foto di oldcockatoo
Una ricetta dal passato di… Sasaki Fujika
24 Novembre 2009
Certe ricette sono state scritte troppo tempo fa per essere lette su un libro.
Altre passano di mano in mano, di bocca in bocca, le dosi un po’ così. Le vedi fare e sono speciali. Poi chiedi e ti dicono “Un po’ di questo, quell’altro, qualche avanzo” e la fanno facile. Invece è un miracolo. Quella che vi racconterò, con questo mio fare romanzato, sarà la ricetta di un pezzo della mia famiglia. Un qualche cosa che mi ha allevato, e tutt’ora nei momenti più difficili che di giorno in giorno devo affrontare, è una costante: un punto per fare leva. Dice, amico: è una ricetta, vola basso.
Ok, però dovete sapere di me tre cose: il mio piatto preferito è la pasta in bianco. Burro e formaggio. Il mio pasto preferito è la cena, da solo, caffè latte -freddo- le macine e solo dopo, prosciutto cotto con un po’ di formaggio. Se fosse fontina allora è il non plus ultra. La terza e ultima cosa è che io cucino molto bene. Ora, tutti conoscono la differenza tra far da mangiare e cucinare, se non doveste, definiamo “cucinare”.
Cucinare è fare una cosa con il cuore. Cucinare dolci, ad esempio, è tanto anti-depressivo quanto mangiarne e fa bene alla linea. I grandi chef, mi spiegava tanti anni fa la mia analista, quando vanno a casa si fanno i Sofficini. E di colpo mi sono sentito così bene che ho buttato via tutte le benzodiazepine che avevo in cucina, poiché di queste soltanto mi sono nutrito per un periodo molto figo della mia vita in cui, sotto peso ed emaciato il giusto, cuccavo alla grande. Dentro di me aspettavo il momento in cui avrei cucinato con il cuore, sarebbe arrivato di lì a poco, con le forme di una donna (della mia vita) che non ama i dolci, preferisce le cose non condite-ma-senza-menate, schiva il burro come fosse kryptonite, e se una cosa è cotta e basta, senza tanti intingoli, la fai felice. Fu amore a prima vista e sono ingrassato di 18 kg in due anni perché preparavo per tre, lei mangiava per mezzo, gli altri quattro quinti erano miei.
Ingredienti e preparazione
Allora i miei bicchieri corrispondono a 129 grammi di riso bianco carnaroli. Quindi diciamo un etto e trenta, ma se fate un etto e mezzo non cambia molto. Fatelo bollire, l’acqua nella pentola si mette fredda, ché non si sa mai. Salate a ebollizione e togliete il riso lasciandolo un po’ indietro. Scolate e fermi lì, non sciacquatelo. La ricetta ha radici emiliane, si imbastardisce in Lombardia e si perfeziona in Liguria, useremo vocaboli adeguati.
In una terrina a parte avrete battuto leggermente due uova, un pizzico di sale e noce moscata. Incorporate il riso, girate bene, facendo in modo che le uova si amalgamino e non restino parti di riso “scondite”. Aggiungete circa due cucchiai da minestra di ricotta fresca non salata, e due etti e mezzo di parmigiano reggiano grattugiato. Lo ripeto: parmigiano reggiano, non il grana padano. Fa una differenza grande così e poi la mia nonna si alza e vi prende a frustate.
Imburrate una teglia bassa, io uso una 28, per diametri maggiori aumentate proporzionalmente le dosi del riso. Un uovo ogni 70 grammi, la ricotta essendo un infighettamento non condiziona il risultato, e per quel che riguarda il parmigiano, più ce n’è meglio è. Ad ogni modo, se mettete troppa ricotta mandate tutto a quel paese quindi nel dubbio, un po’ di meno.
Foderate la teglia di pangrattato (questa è una mia versione per la quale ho preso le succitate frustate, ma io preferisco). Versate il riso e spianatelo con il retro di un cucchiaio bagnato con un filo d’acqua. Fate in modo che il tutto risulti uniforme e molto, molto basso. Infornate a 200 gradi per 15/20 minuti. Servire tiepida, o fredda, insieme a culatello, culaccia o prosciutti.
E poi pensate che questa cosa qui ha circa duecento anni, e sono duecento anni che ce lo diciamo a voce e io sono il primo che la fa uscire di casa e la mette per iscritto. I miei avi non me ne vorranno, la mia nonna freme e scudiscia, la sento, eppure è orgogliosa. Di quell’orgoglio del “fai poco, ma fallo per bene”.
Trattateci con riguardo, siamo una famiglia che se lo merita.
Sasaki Fujika nella vita tridimensionale si chiama Simone Tolomelli e cucina veramente benissimo.
Foto di Jonathan Gill
Contorni misti al naturale: la verdura, sempre pronta
23 Novembre 2009
Si possono mangiare in padella, caldi, freddi, conditi con un filo d’olio o rosolati in un godurioso intingolo di burro fuso: sono i Contorni Misti, una recente aggiunta al bouquet di verdure pronte da gustare Bonduelle. Sempre pronti, perché si possono tenere in dispensa e scaldare o condire al momento, e versatili perché oltre che come contorno possono fare da base a insalate, creme, minestre e torte salate. Si può scegliere fra Piselli e Carotine, ottimo per grandi e piccini; il fantasioso Trivoglio, con pisellini, patate novelle e carotine baby; Piselli, Carotine e Mais, buoni da soli o come base per condire le insalate di pasta, o come ripieno per quiche; e Fantasia di Verdure, con piselli, fagiolini tagliati, fagioli verdi, carote e rape a cubetti, ideale per preparare una minestra o un’insalata russa. Mai più senza verdure in casa!
Lenticchie in crema
23 Novembre 2009
Ancora le lenticchie? Ancora le lenticchie. Perché non ne abbiamo mai abbastanza: le lenticchie si prestano a una tale varietà di preparazioni che sarebbe ingiusto penalizzarle. Eccovi una ricetta insolita, saporita e ottima per una cena in famiglia: crema di lenticchie con ricotta e spinaci.
Ingredienti
- 250 g di lenticchie Bonduelle
- 200 g di spinaci
- 100 g di ricotta
- 1 cipolla
- pane casereccio
- olio
- sale e pepe
Preparazione
Passate le lenticchie e frullatele fino a ottenere un composto omogeneo. In una padella fate rosolare una cipolla, aggiungetevi gli spinaci tritati e lasciateli insaporire. Unitevi la purea di lenticchie e lasciate cuocere per qualche minuto, aggiungendo dell’acqua se necessario. Stemperate nella minestra la ricotta. Servite il tutto con fette di pane casereccio tostate e condite con un filo di olio.
Foto di Maggie Hoffman
Ninna nanna ninna OS
23 Novembre 2009
L’efficienza del geek: programmare Linux per aprire e chiudere un lettore DVD a cui è legata una cordicella che dondola una culla.
Dormi bene, futuro piccolo geek.
Ricettari per l’autunno
19 Novembre 2009
La cucina è un’arte che richiede talento, passione e dedizione. Ma è anche alla portata di tutti: alcuni sono semplicemente più creativi di altri, ma tutti possono imparare a cucinare piatti ricchi, saporiti e nutrienti. Mettere in tavola una cena per più persone è un’impresa alla portata della maggior parte dei mestoli novizi; ma anche preparare da sé quello che di solito si compra pronto, come il pane.
L’arte della panificazione casalinga è il dominio delle Sorelle Simili, che alla cucina hanno dedicato diversi libri. Quasi ogni panificatore casalingo guarda con reverenza al loro manuale Pane e roba dolce. Un classico della tradizione italiana, edito da Vallardi: una vera e propria Bibbia del pane e dei dolci fatti in casa. Fare il pane è un lavoro lungo, che richiede meditazione, attesa, e può risultare in grandi soddisfazioni o grandi delusioni, ma vale la pena di provare.
Un altro grandissimo classico è Il cucchiaio d’argento, tomo che ogni aspirante chef dovrebbe avere in casa, anche se la mamma di tutti i ricettari è sicuramente La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, pubblicato per la prima volta nel 1891 e da allora sempre ristampato con enorme successo. Una cucina, quella di Artusi, che sicuramente non accorcia la vita, visto che l’autore del tomo visse fino a 91 anni. Altro tomo incrollabile della cucina casalinga è Il talismano della felicità di Ada Boni, uscito nel 1929 e rivolto alle giovani spose, donne moderne che iniziavano ad inserirsi in società ma non sapevano cuocere nemmeno un uovo sodo. I neofiti, infine, potranno trovare conforto in Cuochi si diventa, di Allan Bay, mentre i fan della cucina tradizionale possono cimentarsi nelle ricette raccolte da Anna Gosetti della Salda in Ricette regionali italiane, edito nel 1964.
Chi ama le ricette per il loro valore narrativo e patrimonio di storie e carnalità amerà sia Ricette immorali di Manuel Vázquez Montalbán che Afrodita di Isabel Allende. E chi invece vuole tentare accostamenti audaci fra il rock’n'roll e il mestolo forato suggeriamo Canzoni da mangiare di Luca Ragagnin, e il nuovissimo Rockitchen di Paola De Angelis e Andrea Tantucci.
Cosa fate ancora qui? Di corsa, in libreria e al supermercato, sciò!
Foto di litlnemo
Una ricetta dal passato di… Paola De Angelis
17 Novembre 2009
Noi l’abbiamo sempre chiamata “pasta al forno”, anche se il resto d’Italia le chiamerebbe “lasagne”. Non è un timballo di pasta alla napoletana, infatti, ma le classiche sfoglie di pasta lessate, tagliate a rettangoli e sovrapposte l’una sull’altra finché ce n’é, inframmezzate da un condimento irragionevolmente sostanzioso. È un piatto epico e confortante. Epico per l’impegno richiesto nella preparazione, a dir poco sfiancante. Lo trovavo laborioso anche quando mi limitavo ad aiutare mia madre per la parte più divertente: spargere i tocchetti di mozzarella e la pioggia di parmigiano grattato, o i grassi coriandoli di mortadella e i fiocchi di burro. Confortante per il senso di appagamento, prossimo all’inebetimento, che puntualmente ti avvolgeva dopo aver fatto fuori la porzione generosa, sgominando i deboli sensi di colpa.
Per la lunghezza dei preparativi necessari all’assemblaggio della possente teglia, la pasta al forno era ed è tuttora il piatto delle feste – Natale e Pasqua – eccezionalmente riproposto anche in altre occasioni speciali, come riunioni di famiglia o ospiti venuti da lontano. Il concetto è semplice: su una struttura di sfoglia di pasta fatta in casa con uova fresche di giornata, si inseriscono i sopra menzionati “rinforzi”, tenuti insieme da un fitto ragù. Si comincia ovviamente da quest’ultimo, preparato anche uno o due giorni prima per portarsi avanti: carne macinata di manzo, salsa di pomodoro (anche questa di provenienza casalinga) con i classici odori, lasciati sobbollire sul fuoco per il giusto tempo.
L’impresa inizia al mattino presto: la sfoglia di pasta perfetta, un paio di enormi soli lasciati a essiccare sulla tavola di legno o distesi su tovaglie come un bucato all’uovo. La grossa pentola con l’acqua bollente in cui si cuociono per pochi minuti i rettangoli di pasta, poi distesi su canovacci per eliminare l’eccesso di umidità (una pasta al forno “brodosa” è un fallimento umiliante per la cuoca e una delusione per i commensali; per questo meglio non congelarla). Nel frattempo tutto il resto deve essere pronto: il parmigiano grattato, la mozzarella, la mortadella, il burro ammorbidito, il ragù… Mia madre all’opera come una catena di assemblaggio formata da una donna sola, oppure coadiuvata da bambine allettate dalla possibilità di maneggiare tocchetti bianchi grondanti latte, striscette untuose, di distribuire con grande senso di responsabilità mestolate di carne macinata e spolverate di parmigiano, rubando assaggi dell’uno e dell’altro.
Le operazioni finiscono solo quando finiscono gli ingredienti, con un ultimo strato di pasta velato dalle ultime cucchiaiate di ragù e rari fiocchi di burro (un ultimo coscienzioso pensiero al colesterolo in agguato). L’occhio della cuoca è in grado di razionare gli ingredienti in modo che niente avanzi, ma non ci si ritrovi nemmeno con un ultimo strato scondito. Quando la teglia è pronta, il suo peso specifico sorprenderebbe anche il nutrizionista più pessimista. Un breve viaggio fino alla bocca del forno, 45 minuti a 180 gradi e poi il trionfo fumante dell’ingresso nella sala da pranzo.
A tavola i commensali avevano già avuto un’intimazione di sovrappeso con un antipasto all’italiana o a Natale addirittura una stracciatella (brodo di gallina arricchito da uova sbattute al posto della pastina). L’arrivo della pasta al forno era come l’ingresso in scena della protagonista di un poema epico: matronale, leggendaria, superba, imponente, reclamava attenzione e dedizione. Nonostante le resistenze soprattutto durante l’adolescenza, quando brufoli e aumenti ponderali sono sempre in agguato, rinunciare a una porzione abbondante di pasta al forno è sempre stato impossibile. Anzi, quasi sempre si finiva per chiedere bis e misericordia contemporaneamente. Molto ambite le porzioni d’angolo, le più abbrustolite. Qualcuno sollevava lo strato superiore, quello più croccante, sia come tecnica di raffreddamento accelerato, sia per lasciare il boccone più prelibato alla fine. Le fatiche materne, la lunga gestazione insieme all’indubbia bontà, il sovraccarico di proteine, carboidrati e grassi produceva il prevedibile effetto: un senso di sazietà e completezza, un piacevole stordimento simile in qualche modo alla beatitudine post-poppata del neonato.
Per la sfoglia:
- farina di grano 00 quanto basta
- 4 uova
Per il ragù:
- olio
- cipolla
- sedano
- carota
- salsa di pomodoro
- 700 g di carne macinata di manzo
Per il ripieno:
- 1 mozzarella grande
- parmigiano reggiano grattugiato
- prosciutto magro o mortadella
- burro
Paola De Angelis, giornalista musicale e conduttrice radiofonica, ha pubblicato da poco Rockitchen (ed. Arcana), una vera e propria raccolta di ricette rock. Tutte realizzabili a casa, preferibilmente ascoltando la musica dell’artista in questione.
Foto di roboppy
Ritorni d’autunno: il broccolo romano
16 Novembre 2009
Le stagioni fanno il giro, e rieccolo: così bello da vedere e così buono da mangiare, il broccolo romano non ha tanti fan quanti ne meriterebbe a livello nazionale. Ricco di proprietà nutritive (appartiene alla famiglia dei cavolfiori, vegetali che aiutano a contrastare l’invecchiamento grazie agli antiossidanti), è anche buono e molto versatile. Questa settimana vi proponiamo una ricetta robusta ma semplice, ottima da servire a cena agli amici: fusilli piccanti con pecorino e broccolo romano. L’originale è qui.
Ingredienti
- un broccolo romano medio-piccolo
- 3 cucchiai d’olio
- 80 g di formaggio marzolino (oppure una caciotta morbida) a dadini
- un pizzico di zenzero in polvere
- 1 cucchiaio di peperoncino macinato (abbondate, abbondate)
- una manciata di prezzemolo tritato
- sale e pepe bianco
Preparazione
Pulite il broccolo togliendo i gambi e le foglie e dividete le cimette in parti grandi più o meno quanto una noce (tenetene da parte un paio se volete decorare il piatto). Scaldate l’olio in un tegame (rosolatevi pure uno spicchio d’aglio se vi piace, magari solo un po’ schiacciato così poi potete toglierlo facilmente a fine cottura) e rosolate il broccolo con il peperoncino per qualche minuto. Aggiungete un bicchiere di acqua calda e coprite con un coperchio per una ventina di minuti o comunque finché il broccolo si sarà ammorbidito (eventualmente aggiungete ancora un po’ d’acqua perché al momento di buttarvi la pasta non dovrà essere del tutto asciutto…), quindi aggiungete sale, pepe bianco e zenzero.
Scolate la pasta molto al dente (un paio di minuti prima del termine “ufficiale”) e terminate la cottura nel broccolo che, amalgamandosi con la pasta, formerà una gustosissima crema. Ovviamente non dimenticatevi a questo punto di unire anche la dadolata di formaggio a mantecare il tutto.
Aggiungete una spolverata di prezzemolo e servite in tavola ben caldo.
Foto di __mik__
