In forma con… Stark
Adesso non faccio per vantarmi ma volevo dirvi che io sono uno di quelli che vanno a correre da prima che si spargesse la voce che correre faceva bene, quando a correre eran solo dei fanatici o dei disperati, e tutto il business della roba fighetta per andare a correre doveva ancora nascere. Per cui toccava arrangiarsi: d’estate si usciva con dei pantaloncini tipo il bassista dei Queen a Wembley, d’inverno con dei tutoni di materiale così ruvido che dopo un po’ ti sembrava di avere uno zerbino cucito sulla schiena.
Ma questo mi sa che vi interessa poco. Mi si chiede, se ho ben capito, come si fa a tenersi in forma; ma io, sinceramente, non ne ho idea. Da quel che si sente in giro sembra che, per l’uomo moderno, tenersi in forma voglia dire per forza andare in palestra; mentre io, dalle palestre, ci son sempre stato alla larga, ché se devo pagare per far fatica, a questo punto tanto vale regalare la busta paga al capufficio. Io, quando mi gira, prendo e vado a correre; poi son fortunato, vivo vicino al mare, posso correre sul mare, ho i parchi vicino a casa, posso correre nei parchi, ho gli amici che si allenano nella pista di atletica, posso andare con loro e rinfrescar la mente su quanto siano lunghi quattrocento metri (la risposta è variabile. Certi giorni anche più di un chilometro). Ora non so bene dove andare a parare, ma adesso dirò una serie di cose che cominciano tutte con la lettera C così potremo intitolarlo “Le 5 C per restare in forma” come fanno quelli che scrivono sulle riviste vere che di queste cose ne capiscono.
Il primo punto si chiama camminare. Sarà pure banale come inizio, ma se siamo disabituati a camminare, cosa cavolo ci andiamo a fare, a correre? Non è che i videogiochi cominciano dal livello due. Che io non so com’è, ma ogni tanto vedi che c’è gente che ha tutta questa ansia di correre, andare in palestra, far chissà che cosa e poi se gli proponi di fare cento metri a piedi ti guardano male. Cominciamo col camminare. Tornando dal lavoro scendiamo una fermata di autobus prima, oppure parcheggiamo un po’ più lontano (come se potessimo scegliere). Mezz’ora di camminata al giorno è la miglior base di partenza.
Poi c’è la compagnia, che uno magari la sottovaluta, e invece avere almeno una persona al proprio fianco durante le sgambate è fondamentale. Ovviamente non dev’essere l’amico maratoneta, per il quale sareste solo un peso: meglio trovare un vostro simile, per grado di allenamento e condizione fisica. All’inizio si trotterellerà chiacchierando, poi il fiato comincerà a venir meno. Il livello di preparazione si misura anche da quanto si riesce ad andare avanti a parlare.
Adesso veniamo alle calzature. Ci sono delle scarpe che vanno bene per correre e altre no. Se la suola è più sottile del Fatto Quotidiano, non vanno bene. Se ce le aveva Uma Thurman in Kill Bill, non vanno bene. Se ve le mettereste addosso per far due passi in centro, non vanno bene (le scarpe per correre non sono mai belle. Ricordatevelo).
Due parole sul cemento, che è il peggior nemico del corridore. So che per necessità chi vive in città finisce spesso per slalomare tra asfalto e marciapiede, ma conviene sapere che correre sull’erba è la cosa migliore, se si ha un bel praticello di cui fidarsi. Certo che il rischio è di imbattersi in buche, pietre, radici affioranti o souvenir canini: state in occhio. Tendini e talloni vi diranno grazie.
E infine la costanza. Se prendete un ritmo regolare, l’allenamento diventerà un automatismo quasi circadiano. Ma se per qualsiasi motivo non riuscite a far nulla per una settimana, ricominciare diventerà un Everest. Tenetene conto, la prossima volta che direte “Ci vado domani”, o la vostra tuta rischierà di coprirsi di ragnatele. Siete avvisati!
Stark, aka Stefano Andreoli, è la metà con i capelli di Spinoza, che a dispetto del nome non è una raccolta di aforismi del celebre filosofo.











