Blogger in vacanza #3 – Marco Formento

vacanze_blogger_topArrivato il caldo appena posso stacco tutto, e lascio la città. Per un’altra città, possibilmente grande, cosmopolita e caotica. Non tipo Parigi che ti accoglie indolente con quella sapiente aria vissuta e le delizie della di vita di quartiere. Insomma ad agosto New York e non Bora Bora. Non so nemmeno dove sia Bora Bora e, peggio, se si scrive così. So che l’argomento scandalizzerà alcuni, ma cosa posso dire? Mi fa orrore l’idea di passare i pomeriggi di ferie, adagiato sul fondale marino di un atollo convistamozzafiato, come scrivono immancabilmente magazine e brochure di viaggio, a vis-à-vis con le triglie tropicali. O le cozze. Volete mettere, dico per dire, le serate a passeggiare sulla Broadway o i pomeriggi persi da Shakespeare&Co. a rovistare tra scaffali impolverati? Le colazioni al caffè del Guggenheim, o un incontro casuale sulla Madison con Woody Allen provvisto di clarinetto? Le città, bisogna avere fiducia nelle città, perché è li che gli spazi diventano interamente umani, che ogni luogo diventa esperibile senza essere per questo piatto. La città insomma è una natura più ragionevole e doable. Lo spiegava anche Sherlock Holmes ad un incredulo Watson, in viaggio verso l’ennesimo mistero. E infatti anche Londra può andare, con la sua geografia caotica e le mille variazioni etnologiche dell’inglese, se il nostro budget è troppo stretto per New York o Tokyo. Basta che anche quest’anno non sia Bora Bora.

Foto di Osbomb

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