Blogger in vacanza #2 – la rigattiera nera

Ai nostri tempi, signora, c’era la villeggiatura.
Il povero babbo restava in città e noi al primo di luglio partivamo per la campagna, al paese della mamma.
La cara nonna lo diceva sempre, col tempo e colla paglia maturano le nespole: e noi, uguali. Chi moveva i primi incerti passettini, chi allungava i pantaloni, chi aggiungeva un cerchio alla gonna: ad ogni nuova estate, la meraviglia ci accompagnava attraverso lo sguardo dei nostri cari anziani che aspettavano tutto l’anno solo per vederci.
Avevamo una casetta per noi ma si pranzava tutti insieme sotto al pergolato dei nonni.
La nonna, grand’arca di sapienza culinaria, sapeva come prenderci alla gola e i più ghiotti profumi si spandevano ogni mattina nel tinello. I prodotti dell’orto, una gallinella grassa ripiena, l’arrosto che arrossava lento nella cucina economica… un bicchiere di vino schietto che a noi ragazzi faceva buon sangue… E chi mai potrà scordare il profumo di crema che si friggeva per la merenda?
Un’estate, in particolare, fu indimenticabile. Il nonno, conscio di avere maritato un angiolo dalle più tenere virtù, aveva regalato alla nonna un bel forno di campagna per cuocere il pane… un vero e proprio lusso!
La novità fu accolta con freddezza dai giovani villeggianti: l’intruso ci avrebbe privati dell’incarico di portare, ogni giorno, la pagnotta a cuocere dal fornaio. Quel compito ci fruttava molto bene: una mela caramellata, un pezzo di croccante, alle volte perfino il tè con le tartine bene imburrate oppure un soldino. Furono convocati gli stati generali e si decise per il boicottaggio. Tutti noi, a turno, accusammo malori di varia natura. Chi l’indigestione, chi il male di pancia, chi l’avvelenamento. L’avemmo vinta: fu decretato che il macchinario era difettoso, che quelle diavolerie moderne nuocevano alla salute dei grandi e dei piccini. Il forno fu restituito al negozio e si tornò all’ordine.
Quell’anno, tornati in città, portammo un tesoro di caramelle d’orzo, violette candite e cotognata coi cristalli di zucchero, dono della nonna per “rifarci la bocca e lo stomaco”.
Ah, che tempi!

Foto di Osbomb

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