Autodifesa: a cosa serve?

31 Marzo 2009 · Stampa

L’idea (sbagliata) è che l’autodifesa sia quella cosa che ti fa affrontare i cattivi a mani nude come Laurie e Dan nel vicolo in Watchmen. Sbagliato! L’autodifesa è prima di tutto la capacità di evitare il conflitto, e richiede una preparazione innanzitutto psicologica. Al di là dell’allarmismo mediatico sulla sicurezza (statisticamente, i crimini violenti sono sempre lo stesso numero: insomma, non siamo più o meno sicure di prima), essere preparate a reagire appropriatamente in situazioni di pericolo è molto importante.

L’autodifesa non si improvvisa. Per impararla bisogna rivolgersi a un bravo istruttore, preferibilmente non un fanatico dello scontro fisico e delle arti marziali, di quelli per i quali ogni “Hai detto a me?” è un’occasione per infrangere nasi e sconchicchiare ginocchia. Alcune palestre insegnano il Krav Maga, una tecnica di lotta nata negli ambienti dell’esercito israeliano: ma si tratta comunque di una tecnica di offesa.

Il buon istruttore di autodifesa insegna innanzitutto a non avere bisogno della forza, a minimizzare il pericolo o prendere tempo per scappare. In secondo luogo, l’istruttore insegna a neutralizzare l’aggressore, sempre per il tempo necessario a sfuggirgli. Non si tratta di tecniche di offesa: per capirci, un buon corso di autodifesa insegna a cavarsela senza un graffio, non a cavare un occhio all’aggressore urlando “Kyaiiiiiiiiiiiiiiii!” Insomma, meno Kill Bill che Cocco Bill.

Riassumendo: un corso di autodifesa può essere una buona idea per tutte. L’importante è non credere di essere improvvisamente diventate Wonder Woman.

Foto di adamjackson1984

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