Tipi da palestra #3: la telefonista

In palestra ci viene a sgranchirsi le gambe: farebbe prima a prendersi un cane. Distratta e vaga, spesso truccata pesante (vedi alla voce “Truccatissime“), sale sul tapis roulant con quintali di bracciali e anelli, setta la velocità in modalità “Passeggiata sulla Croisette” e posa il cellulare – quasi sempre rosa, a volte ornato di lustrini – nel buco portabottiglie. Attenzione, questo del buco portabottiglie non è un dettaglio. La telefonista mica si chiama così per caso: entro i primi cinque minuti di camminata, il cellulare comincia a cantare “Bella topolona” oppure la sigla di Sex and the City, e la telefonista attacca la maratona del chiacchiericcio.
Nella mezz’ora successiva, tutta la palestra è informata dei dettagli più intimi della sua vita (“Teso’, so’ stata dar ginecologo, e voi sape’ che m’ha detto?”), di quella del compagno (“‘A Ci’, ‘ha fatta ‘a spesa? Che hai comprato? ‘A carta igienica, t’a sei ricordata? E il cerottino quello pe’ dormi’, che stai a russa’ ‘na cifra?”) della madre, delle amiche, della sorella, nonché i fatti di tutto il quartiere, dal salumiere alla dottoressa.

La telefonista non può stare senza telefono, al punto che, se questo non squilla, è lei a far partire la chiamata. Sudata e col fiatone (anche se il massimo di velocità a cui si spinge è “Uscita igienica con chihuahua”), prosegue imperterrita nelle sue chiacchiere. All’ultimo minuto, quando il tapis roulant rallenta, stremata, congeda il suo interlocutore con le seguenti parole: “Amo’, te devo lascia’, sto in palestra.”

Foto di Kapungo

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