Sculture di carta
27 Febbraio 2009
Da bambine piegavamo un foglio: prima a metà, poi in quarti, poi in ottavi. Prendevamo le forbici: prima arrotondavamo i margini, poi, con pazienza, intagliavamo l’interno del foglio. Il pavimento e il tavolo si coprivano di coriandoli bianchi. Le più precise disegnavano prima le sagome che volevano intagliare, e poi seguivano il disegno. Alla fine, il foglio spiegato mostrava intarsi a forma di cuore, di persona, di farfalla, di fiocco.
The Heart of Papercuts è un blog dedicato interamente all’arte dell’intagliare la carta per ricavarne delicatissime sculture bi-dimensionali. I lavori fotografati qui sono vere e proprie opere d’arte: la carta non perdona, basta farsi scappare le forbici o il taglierino e bisogna rifare tutto dall’inizio. C’è qualcosa di fragile, e definitivo, in queste composizioni senza stacchi, in cui le giunture sono talmente fini da essere impalpabili, quasi come disegni, appunto. Da visitare, per trarne ispirazione o anche solo per godere della bellezza del lavoro in sé.
Fatto tutto?
26 Febbraio 2009
La lista delle cose da fare è un articolo imprescindibile per le indaffarate. Non perché ci si dimentichi di farle, le cose – o meglio, non soltanto – ma perché scrivendole nell’ordine in cui vengono in testa si riescono a stabilire meglio le priorità. E nel caso in cui tutte le azioni siano prioritarie (cosa che capita), aiuta a farle una alla volta, con metodo, e senza distrarsi.
Una checklist si fa in pochi secondi su un foglietto, ma come sempre la rete ci fornisce strumenti per rendere più chiare, carine e duepuntozero cose che facevamo anche prima con carta e penna. E’ il caso di Printable Checklist, sito in cui è possibile stilare liste di azioni da compiere e stamparle. Abbastanza inutile per una persona che lavora da sola, ma può avere una sua applicazione per gruppi di lavoro in cui chi stila le liste delle attività abbia una grafia particolarmente illeggibile. O non conosca l’uso di Word.
Gustare con gli occhi
25 Febbraio 2009
I giapponesi sono magri. Questo è un dato di fatto indiscutibile: giapponesi grassi ce ne sono, ma sono in percentuale molti meno rispetto agli europei e agli americani in sovrappeso più o meno grave. Che dipenda dalla composizione genetica, dallo stile di vita o dall’alimentazione, è così, i giapponesi sono magri. E a guardare il cibo giapponese – tutto, non solo quello fotografato in questo meraviglioso set – si direbbe che l’alimentazione conti eccome.
Al di là delle porzioni, che sono sempre molto piccole – e anche questo è parte della tradizione alimentare giapponese – la cucina nipponica ha la caratteristica di essere curata prima di tutto dal punto di vista visivo. L’idea di “appetitoso” è chiaramente diversa da quella occidentale: ogni piatto ha più l’aria di essere un manufatto d’arte, piuttosto che un nutrimento. I colori sono bilanciati, non sempre “naturali”, le composizioni precisissime, le forme curate nel dettaglio, le decorazioni parte essenziale della presentazione, che a sua volta è parte essenziale della cucina.
Il cibo giapponese può piacere o meno, ma la sua attrattiva visiva è indiscutibile. Chi non gradisce mangiarlo può sempre limitarsi ad ammirarlo.
Foto di bananagranola
Yoga facciale: il nuovo metodo antirughe
24 Febbraio 2009
Premetto che personalmente sono scettica: di metodi “antirughe” ne spunta uno al giorno, e tutti, sul breve, medio o lungo periodo, si sono dimostrati inefficaci. Le rughe sono un’inevitabilità della vita: ad alcune persone ne vengono di più, altre di meno, dipende dalla genetica, dalle abitudini alimentari, dal fumo, dall’alcool, dal sole, ma alla fine vengono a tutte. Per cui è assolutamente cum grano salis che vi presentiamo questa nuova tendenza newyorkese, ovvero lo yoga facciale. Per circa 250 dollari a seduta, è possibile imparare dei movimenti che aiuterebbero a distendere i lineamenti e a prevenire ed attenuare le rughe d’espressione.
Mi ritorna in mente una battuta molto antipatica di Ally McBeal nell’omonima serie: “Se non ho rughe è perché ho avuto l’accortezza di non sorridere troppo”. Il corso di yoga facciale, essenzialmente, prevede la capacità di fare le smorfie senza scoppiare a ridere, quindi senza invalidare – almeno secondo il teorema McBeal – la sua azione tonificante. Qui trovate altri dettagli sugli esercizi da fare: se li provate, e funzionano, fatecelo sapere.
Gli spinaci fanno venire i muscoli!
23 Febbraio 2009
Non è proprio verissimo, ma sicuramente fanno bene (contengono, fra l’altro, ferro). Sono l’epitome del vegetale che da piccoli ci costringevano a mangiare, tanto che da adulti ci sorprendiamo a trovarli deliziosi cucinati in ogni modo. La versione “torta rustica” con la ricotta, poi, è uno sfizio incredibile.
Ingredienti
- Un disco di pasta sfoglia già pronta, fresca o surgelata
- 250 g di ricotta fresca
- 700 g di spinaci freschi (oppure quattro cubetti di quelli surgelati)
- 50 g di parmigiano grattugiato
- noce moscata
- sale
- pepe
Preparazione
Lessare gli spinaci e tritarli nel mixer. Lavorare la ricotta a crema, unire gli spinaci, il parmigiano, la noce moscata grattugiata e regolare di sale e pepe. Foderare una tortiera con la pasta sfoglia, lasciando che i bordi sporgano, farcire la torta con il composto di spinaci e ricotta, e ripiegare i bordi della pasta sfoglia sulla farcia, in modo da lasciare scoperto il centro della torta. Infornare a 180° per 35-40 minuti, o finché la pasta sfoglia non sia colorita. E’ possibile aggiungere al preparato anche dadini di speck, oppure foderare il fondo della torta con fettine di speck sottilissime, che poi vengono coperte con la farcia.
Foto di Clearly Ambiguous
LOLcats, dalle origini ad oggi
23 Febbraio 2009
La documentaristica si arricchisce di un’opera fondamentale: finalmente qualcuno si è assunto il compito di raccontare la storia dei LOLcats, dalle origini ad oggi. Imprescindibile.
Barbie, cinquant’anni e non sentirli
23 Febbraio 2009
Ha compiuto cinquant’anni ed è sempre più bella: Barbie, che porta il nome della figlia della sua creatrice, Ruth Handler, è stata una delle prime bambole moderne ad incarnare una donna adulta. Basata sulla tedesca Bild Lilli, Barbie – nome completo Barbara Millicent Roberts – ha saputo rinnovarsi nel corso dei decenni pur conservando un suo certo istrionico stile. Ha cambiato molte professioni, si è separata nel 2004 dall’eterno fidanzato Ken (che prende il nome dal figlio maschio degli Handler) e nel 2006 ci è tornata insieme: si vede che alla fine non le dispiace avere come partner un uomo dalle mutande di plastica massiccia.
Designboom le ha dedicato un meraviglioso speciale, in cui la parte più interessante (e inquietante) illustra il processo di creazione delle Barbie, in bilico fra l’industria e l’artigianato. Bellissime soprattutto le immagini delle amiche di Barbie, le bambole “etniche” dalle mille sfumature dell’incarnato. Per tutte quelle che hanno posseduto almeno una Barbie, una lettura essenziale.
Tipi da palestra #3: la telefonista
20 Febbraio 2009
In palestra ci viene a sgranchirsi le gambe: farebbe prima a prendersi un cane. Distratta e vaga, spesso truccata pesante (vedi alla voce “Truccatissime“), sale sul tapis roulant con quintali di bracciali e anelli, setta la velocità in modalità “Passeggiata sulla Croisette” e posa il cellulare – quasi sempre rosa, a volte ornato di lustrini – nel buco portabottiglie. Attenzione, questo del buco portabottiglie non è un dettaglio. La telefonista mica si chiama così per caso: entro i primi cinque minuti di camminata, il cellulare comincia a cantare “Bella topolona” oppure la sigla di Sex and the City, e la telefonista attacca la maratona del chiacchiericcio.
Nella mezz’ora successiva, tutta la palestra è informata dei dettagli più intimi della sua vita (”Teso’, so’ stata dar ginecologo, e voi sape’ che m’ha detto?”), di quella del compagno (”‘A Ci’, ‘ha fatta ‘a spesa? Che hai comprato? ‘A carta igienica, t’a sei ricordata? E il cerottino quello pe’ dormi’, che stai a russa’ ‘na cifra?”) della madre, delle amiche, della sorella, nonché i fatti di tutto il quartiere, dal salumiere alla dottoressa.
La telefonista non può stare senza telefono, al punto che, se questo non squilla, è lei a far partire la chiamata. Sudata e col fiatone (anche se il massimo di velocità a cui si spinge è “Uscita igienica con chihuahua”), prosegue imperterrita nelle sue chiacchiere. All’ultimo minuto, quando il tapis roulant rallenta, stremata, congeda il suo interlocutore con le seguenti parole: “Amo’, te devo lascia’, sto in palestra.”
Foto di Kapungo
La tribù dei piedi secchi
19 Febbraio 2009
I piedi sono una delle parti del corpo più ingiustamente trascurate, soprattutto d’inverno, quando se ne stanno quasi sempre chiusi dentro le scarpe, e non hanno molte occasioni di vedere la luce. Ma freddo e reclusione fanno male anche a loro; inoltre, la cura dei piedi è, fra le attività cosmetiche, una delle più piacevoli e rilassanti.
Si inizia con un pediluvio: c’è chi mette nell’acqua del bicarbonato, chi dell’amido (facile da reperire al supermercato), chi olii essenziali di lavanda o addirittura un po’ di miele. L’importante è ammorbidire bene la pelle, in modo da rimuovere le cellule morte: quando i piedi sono stati a bagno per un po’, si strofinano con una pietra pomice e un guanto di crine, in modo da rendere la pelle soffice e pronta a ricevere la crema. Attenzione a non esagerare con lo scrub: la pelle dei piedi non deve mai essere troppo sensibile.
Pianta, dita e tallone vanno massaggiati a lungo (in questa fase si può coinvolgere anche il partner: una chiacchierata mentre ti massaggia i piedi può trasformarsi in un momento di straordinaria comunione) con una lozione apposita. Molto buone quelle alla menta piperita, che hanno anche una funzione deodorante; altrimenti, si può scegliere la crema che si preferisce. In farmacia e profumeria si trovano anche preparazioni cosmetiche specifiche per i piedi secchi, ma non sono necessarie: una buona crema consistente va benissimo. L’importante è proprio il massaggio, che oltre a far penetrare la crema distende e rilassa, e concilia il sonno.
Questa operazione andrebbe ripetuta almeno una volta alla settimana, tempo permettendo. La crema, invece, si può mettere più spesso, anche ogni sera e mattina, sui piedi puliti. La sensazione di benessere è assoluta.
Foto di aussiegall
Fra capo e collo
18 Febbraio 2009
In inglese, per indicare qualcosa o qualcuno di molto fastidioso, si usa l’espressione A pain in the neck. Il dolore al collo ha così il suo riconoscimento linguistico come forma di sofferenza. Torcicolli e dolori cervicali sono il risultato inevitabile di troppe ore davanti al PC, magari in posizioni non ortodosse: e un malanno alla cervicale può degenerare fino ad interessare i nervi, con vere e proprie neuropatie e neuralgie. Al minimo, causano lancinanti mal di testa, le cosiddette cefalee muscolo-tensorie.
Come fare per prevenire questi disturbi? La prima cosa da fare è verificare che sedia e scrivania si trovino ad un’altezza corretta. La sedia non può essere troppo bassa rispetto al piano su cui poggia la tastiera; durante la digitazione, mani e avambracci devono essere ben sorretti e rilassati. Anche il mouse deve essere manovrato senza sollevare eccessivamente braccio e spalla. Durante il lavoro, è importante fare pause frequenti (almeno una all’ora) per sgranchirsi gambe, braccia e collo: pochi e semplici esercizi di rotazione dolce della testa aiutano ad evitare rigidità e deformazioni. Occhio anche a scegliere una sedia che dia il giusto sostegno alla schiena, senza caricarla troppo o costringerla a posizioni innaturali.
E ancora una volta, i consigli della nonna sono pieni di saggezza: copriti bene, mettiti la sciarpa d’inverno e non stare esposto a correnti d’aria d’estate. La nonna ha sempre ragione.
Foto di jakuza