Tipi da ufficio #2: l’attivista

Non ha mai incontrato una causa che non gli piacesse. Dai bambini del Darfur ai gatti in bottiglia, l’attivista si prende a cuore tutto e si mobilita per tutto. Otto volte su dieci, per l’attivista da ufficio la mobilitazione si riassume in un bombardamento di “Inoltra” nelle caselle di posta dei colleghi.

L’attivista ti gira tutto, senza distinzioni: dalle ricerche di donatori a quelle di padroni per cagnolini abbandonati, passando per manifestazioni di ogni colore, appelli alla donazione di fondi per qualsiasi popolazione in difficoltà in qualsiasi angolo del globo. Buona parte di queste e-mail circola dai tempi in cui il protocollo TCP-IP è stato inventato, e sono probabilmente state messe in circolazione dagli stessi sviluppatori come test. L’attivista non si preoccupa mai di verificarne la validità visitando uno dei tanti siti antibufala presenti in rete, preferendo andare sul sicuro. Non sia mai che una causa gli possa sfuggire e il mondo finisca.

L’invenzione di Facebook ha dato all’attivista un’altra pericolosissima arma per proseguire le sue campagne. Dopo avere chiesto a mezza azienda di diventare sua amica (anche nel caso di aziende molto grandi, in cui non ci si conosce da piano a piano), l’attivista li inonda di inviti a cause, gruppi, appelli, manifestazioni. Uguale a prima, ma per mille, dato che gli inviti su Facebook seguono una progessione geometrica, e non ce n’è uno che prima o poi non ti venga recapitato da un “amico” o dall’altro.

L’attivista è anche un cuore tenero, nonché leggermente superstizioso, a giudicare dalla quantità di catene di Sant’Antonio che manda avanti solo perché promettono di non far avverare i suoi desideri. Generalmente, le suddette catene contengono allegati da un mega, che intasano le connessioni gprs dei colleghi in viaggio, ed attirano sull’attivista maledizioni in quantità sufficiente da neutralizzare del tutto gli effetti propiziatori della catena stessa.

La cosa terribile dell’attivista è che nessuno vuole essere quello che gli dice “Ti prego, non inoltrarmi più gli appelli per la grazia della donna nigeriana condannata a morte per adulterio” perché diciamolo, suona malissimo. Anche se gli appelli arrivano al ritmo di cinque al giorno, tanto da farti venire voglia di andare fino in Nigeria e intervenire personalmente nella questione. O di mandarci l’attivista.

foto di shaz wildcat

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